da Double click (Marco Giovenale)


(Quaderni di Cantarena, Genova 2005; sono state fatte delle variazioni ai testi, tutti sostanzialmente mutati dalla versione a stampa)



Alza la mano destra, di’ questa
è la mano sinistra. Lo specchio ragiona, ti rivolgi a una
nuvola di doppi di crani a forni di senzienti
e rotori o rasoi che confermano attraverso
lentissime lenti con i calibri con i cenni
cenni in prismi di altri è / hai raison
e che un’ombra - del tiglio - alle spalle mentre parli
non potrebbe
testimoniare meglio al posto tuo.

Fatto scialo dell’ultima razione, nessuno sente
il discorso. Rovesciano le sedie e cercano di divorare il ventre,
fracassano dietro scaffali, razziano con la lingua
denti, terra, aperte
le scheggiano le unghie contro intonaco, a
sangue. Vuoterebbero in un boccone il cranio
alle madri non l’avessero già fatto. Dé-jà-vu-vé-cu.
Incollanerebbero da bocca ad ano feti non ne avessero
già fatturato copyright. («Modulistica? La? Pacchi, fiumi, mari»).

È questo. È il
coetus - pensato pensante - ha distribuito i beni
- riferiti inversi. (Mano di carte).

***

Quaranta minuti non sono molti
per l’immortalità dell’anima prima
del lavoro.

Nessuna convocazione per Adapa, né babbi carne oro.
Gesti di altri, solo, sospettati
con la coda dell’occhio sinistro
- alla fine un insetto invisibile sul dorso
della mano, l’angelo della realtà,
che non ha soglia - nemmeno un minuto
di apparizione nel clip. Ma schiacciamento
a terra dell’orizzonte di vertebre
su cui la vipera lascia nel sangue
scaglie esagonali, calcolabili - forse
compiute in loro nulla presa
a senso.

A sciami i giovani ragni passano i gusci
dorati divorati, dei vecchi, e i batteri
ne hanno sciolto le giunture
che si sfaldano. Rimane la cheratina
sonora, trasparente sotto i raggi

***

Gli sbirri più vicini
vedono che disegna,
tornano indietro nella
pellicola, uscire escono
nel campo opaco.

La donna che è prossima oltre
finestra, in pratica nuda,
in un verso di Ashbery,
prima della cortina. Di cornice
a verdi alterni - ferri a cigni - dubbi.

Dopo sveglio per un periodo
- minuti - non riesce a vedere le cose
lo ferma la piega, il curvarsi
come pensato, o carta impressionata
(tesi/arsi) contro
ogni oggetto, fatto tempo - interrotto.
Sì - poi diceva - è così
e poteva vedere.

Pianeta materia eco - tutto
è tempo compresso, più denso
e tutto in un punto, e cruna, getto
insieme luce sovrascritta.

Lo sbocco del fiume sa e sta contro
muro, cieco che non ragiona

***

Dopo tanti schiamazzi in rottami di sanscrito,
chilometri cubi di sangue
è arrivato al cadere del sole, come dicevano,
occidente lui precisamente
- via Boncompagni - già sotto visiera
Yale, leggera, senza felpa, ha duty, cleaning
floors, or a huge crystal-green
loft of light,
come ricorda
Vienna, stando in una
goccia di Boemia risospesa
ellittica - mentre ballano
vittime e la valse ha soffio, al cuore, da fuori
lo guardano passando quando apre
a ventaglio i cenci - sta a pulire
alzàti rari gli occhi poi perché
in alto, sulla parete, anche di notte, mentre lui lavora
può vedere l’orologio, che gli dice
a che punto siamo





"Dopo sveglio per un periodo / - minuti - non riesce a vedere le cose": un esempio della sintassi franta di un autore che illude (mette in gioco) la/e lingua/e, ingloba lacerti di citazioni, lascia indizi per riferimenti letterari e non solo e, con accostamenti lessicali stocasticamente improbabili, crea cortocircuiti spiazzanti e immaginosamente stimolanti (a volte indubbio segnale di un assurdo che provoca tutti noi, credenti o meno): "Lo sbocco del fiume sa e sta contro / muro, cieco che non ragiona"; "Dopo tanti schiamazzi in rottami di sanscrito…"

Marco Giovenale è nato a Roma, dove vive e lavora - in una libreria antiquaria. È stato organizzatore di mostre. Sito: Slowforward. È redattore di GAMMM, IEPI (International Exchange for Poetic Invention), Absolute poetry, Italianistica OnLine, Biagio Cepollaro E-dizioni, «Akusma», «Bina» (con Massimo Sannelli), e «Sud» (ed. Dante & Descartes). Collabora con recensioni di poesia e letteratura alle pagine culturali del «manifesto». Testi in riviste: su «Nuovi Argomenti», «Poesia», «Rendiconti», «Semicerchio», «Private», e altre. Sei libri di poesia: Curvature (2002), Il segno meno (2003), Altre ombre (2004), Double click (2005: da cui qui si estraggono testi variati), Superficie della battaglia (2006), e l’imminente Criterio dei vetri. Un e-book di prose: Endoglosse (pdf, 293 Kb, 2004, Biagio Cepollaro E-dizioni); e un chapbook di nuove “endoglosse” pubblicate da Arcipelago: Numeri primi (Milano, 2006).
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