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venerdì 23 giugno 2023

IT'S FRIDAY! Tre poesie inedite di Loriana d'Ari


 It's friday! è una rubrica a cura di Annalisa Ciampalini


Poesia di chi resta

 

*

                                                                                                                                                                                                A Giulia e Alessia

 

sorelle, cosa resta nella notte

che vi perde?

qui dove noi si raccoglie disordine a voi

disappartiene

il non ritorno e la conta dei resti sulla massicciata.

non più vostri l’urto né il volo

le rotaie in fuga prospettica di schizzi e primule.

dove non siete non s’ode che il nulla

sferragliare

tace il fischio che strina l’orecchio

caduto sulla linea gialla

 

**

 

ricacciare a ritroso i sensi o almeno

ripiegarli con cura come un dono

pronto al reso, già teso a un altro ventre

che plachi, a un tempo che duri

impercepito. non morire al tramonto

le infinite morti del giorno. far la fine

dell’embolo incagliato nella vena di

chi resta, l’innesto necrotico del corpo

vivo. poter odiare al netto dell’odio

calcare il passo e non patirne il peso.

tutto questo e altro ancora o forse

solo un altro istante poi

niente


***

 

il superstite è madre carnefice, complice del martirio

che inchiodò il suicida al mondo suo malgrado.

non servirono le mani a modellare

come ieri nei presepi ali di pongo e sponde

di cartone. eppure non chiedeva che un innesto

vivibile, o matrice permanente a misura di neonato

pretermine). da quando s’è sganciato

il superstite è l’incubatrice

di un morto

 

 Loriana d’Ari vive a Genova, dove lavora come psicoterapeuta. Ha pubblicato su diverse riviste e blog letterari, e ricevuto riconoscimenti in occasione di vari concorsi, tra cui il premio Gozzano, Bologna in Lettere, Poesia di Strada e la segnalazione per la raccolta inedita al Montano. La sua silloge d’esordio, silenzio soglia d’acqua, è risultata vincitrice del VI premio Arcipelago Itaca per la raccolta inedita (opera prima)

 

 


venerdì 3 marzo 2023

IT'S FRIDAY! Tre poesie inedite di Silvia Rosa

 


It's friday è una rubrica poetica a cura di Luca Pizzolitto



Passaggio undici

In certi pomeriggi di novembre

una luccicanza d’acqua scivola 

sui vetri della stanza e nell’acquario 

della tua vita fitta di silenzi come 

un’onda domestica si alza schietta

a lambire le pareti e il riverbero 

opale degli assenti: sono schierati 

in un piccolo esercito sulla credenza,

incorniciati d’argento, si affacciano 

bidimensionali e sorridenti dal bianco 

e nero del loro limbo di frontiera,

sembrano volerti dire che tutto scorre 

in un imbuto di giorni e che la sete vera

non ha conforto, finché la pioggia non 

cancella l’orma fragile del tuo corpo.


**


Passaggio zero

Riponi la paura in una estremità del giorno, 

piegala con cura sette volte e poi nascondila

in un qualsiasi punto del lunario, aperto a caso 

senza occhi, accetta in sorte vento o pioggia, 

il mutamento della luce, l’alternanza delle stagioni. 


Attendi la fioritura propiziante del tarassaco, 

esprimi un desiderio e quando è ora soffia forte 

sulla sua testa fino a farla diventare glabra, 

finché ogni seme si congedi e prenda quota.  


Nella fenditura che attraversa lunga lo stelo 

del tuo corpo ˗ la crepa madre che filtra sole

e ombra ˗ pianta uno sguardo vulnerabile,

accetta il lutto delle cose che si trasformano,

l’immedicabile abbandono del tuo volto.


**


Passaggio diciassette

Di che cosa vuoi parlare stasera,

hai visto il cielo che si sfrangia e

si scuce in cento voli di piccione? 

Guarda quelle ali d’un grigio scuro

contro il cotone delle nubi che cresce

a ovest: non sarebbe bello librarsi

in aria come piume, lasciare a terra

il peso che si irradia dalla nuca

fino alla radice dei talloni? Allora 

taci, addormentati, senza un fiato

disponi l’orizzonte lungo la linea 

curva delle palpebre, ascolta quanto 

dice il sole prima di spiovere tutta 

la sua luce in un bacio sulla fronte, 

per dopo farsi buio, caderti addosso. 






Silvia Rosa (1976) vive e insegna a Torino. Tra le sue pubblicazioni: le raccolte poetiche Tutta la terra che ci resta (Vydia Editore 2022), Tempo di riserva (Giuliano Ladolfi Editore 2018; nuova edizione bilingue spagnolo /italiano, Tiempo de reserva / Tempo di riserva, con traduzioni di Antonio Nazzaro, Ediciones en danza, Buenos Aires 2022), Genealogia imperfetta (La Vita Felice 2014), SoloMinuscolaScrittura (La vita Felice 2012), Di sole voci (LietoColle Editore 2010 - II ediz. 2012); il volume antologico Confine donna: poesie e storie di emigrazione (Vita Activa Nuova 2022), di cui è ideatrice e curatrice; l'antologia foto-poetica Maternità marina (Terra d'ulivi 2020), di cui è curatrice e autrice delle foto; l’antologia digitale Italia Argentina ida y vuelta: incontri poetici (Versante Ripido/La Recherche 2017), in cui ha tradotto e intervistato otto poete e poeti argentini; il saggio di storia contemporanea Italiane d'Argentina. Storia e memorie di un secolo d'emigrazione al femminile (1860-1960) (Ananke Edizioni 2013); il libro di racconti Del suo essere un corpo (Montedit Edizioni 2010). Suoi testi poetici sono stati tradotti in spagnolo, serbo, romeno, greco portoghese e turco. È direttrice della rivista digitale "Poesia del nostro tempo", redattrice della testata online "NiedernGasse", collabora con la rivista "Margutte" e con il quotidiano «il manifesto». È tra le ideatrici del progetto "Medicamenta - lingua di donna e altre scritture" e conduce laboratori utilizzando le metodologie autobiografiche, apprese nei corsi tenuti da Lucia Portis della Libera Università di Anghiari, insieme alla poesia terapia, di cui ha scritto per la rivista "Poetry Therapy Italia". La sua attività completa, qui. 


venerdì 24 febbraio 2023

IT'S FRIDAY! Tre poesie inedite di Daìta Martinez

 


It's friday! è una rubrica poetica a cura di Luca Pizzolitto


il  cantico arrossato della casa   azzera
nel pudore  la più nuda espressione  al
principio d’ogni era e s’era amore uno
stupore ché l’infinito bagliore nel viso
del nome è un piccolo girasole l’orma
d’incontrarsi con le labbra nell’aurora
a lato la parola  un abbraccio avvicina
di noi  tremando nel silenzio il verso e 
le ciglia delle mani l’odore negli occhi
e  sulla ferita  la tenerezza del cuore la
privatissima domanda    e tutto il resto
dai vicoli spiovuti al seno d’un andare


**


il silenzio dell’amore
le scarpe sul tetto della casa
pane nel pane
da bere una piccola fetta di vino
per tutta la tenerezza
lascia un segno di vita sulla terra
bagnata e di palermo la bocca
l’ovale dell’aurora

cade ancora una guerra
i mercati scomposti
fanno suono di campane
tremando a noi lo sguardo
la stessa stanza e la luce sempre
uguale della lampada arancione

la mia parte del discorso
tu che mi dormi sul seno


**


cade lieve l’alba di maggio
e ha odore di pane  il vento
che  piano  sale dai sogni e
tu padre che sogni   sorridi
per un bacio  sussurrato di
nascosto  da una figlia che
crede farti cielo nella casa




Daìta Martinez, palermitana, ha pubblicato con LietoColle (dietro l’una), 2011, segnalata alla V Edizione del Premio Nazionale di Poesia “Maria Marino”, e nel 2013 la bottega di via alloro.  Vincitrice - sezione dialetto - del 7° Concorso Nazionale di Poesia Città di Chiaramonte Gulfi, è stata finalista, per l’inedito in dialetto, della 44° edizione del Premio Internazionale di Poesia Città di Marineo. Inserita nell’Almanacco di poesia italiana al femminile “Secolo Donna 2018”, edizioni Macabor, nel 2019 ha pubblicato la finestra dei mirtilli, suite poetica scritta a quattro mani con il poeta comisano Fernando Lena, Edizioni Salarchi Immagini, il rumore del latte, Spazio Cultura Edizioni, e nutrica, LietoColle. È vincitrice del Premio Macabor 2019 - sezione raccolta inedita di poesia - con pubblicazione, ‘a varca di zagara in dialetto siciliano. È presente in Anni di Poesia di Elio Grasso, puntoacapo Editrice, 2020. È stata finalista - sezione raccolta inedita - della 34° edizione del Premio Lorenzo Montano. Nel 2021 ha pubblicato Liturgia dell’acqua, Anterem Edizioni, e Le madri, raccolta di haiku accompagnati dalle acqueforti di Vincenzo Piazza, Edizioni dell’Angelo.


venerdì 17 febbraio 2023

IT'S FRIDAY! Quattro poesie inedite di Laura Corraducci












It's friday
è una rubrica poetica a cura di Luca Pizzolitto


“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati"

                                                
                                   Mt 5 (1-12)


a Giovanni F.


pioveva sangue dalle nubi

il giorno in cui ti legarono le mani

consegnandoti alla terra convinti

fosse quella la custodia più sicura

e un popolo di affamati si mise

a camminare per le strade del paese

impastando le lacrime

alla polvere dei sassi

e una legione di assetati si mise

ad assediare le mura invocando

acqua nuova dalle fonti e dai ruscelli

e un esercito di sconfitti sfondò

le porte di oriente piantando

il suo vessillo sul suolo della rabbia

aspettando la giustizia uscire dalle onde

come una Venere generata dal sole e dal mare



**


a Jonne


hai aperto le braccia

in una notte d' autunno 

con un dolore scavato

diritto in fondo al cuore

ora il passo è veloce

lascia l’orma del Cielo

i tuoi occhi sono anfore di luce

le lacrime le abbiamo raccolte

tutte qui in questo vaso

offerta viva all'Amore

che ti ha plasmata

asciuga tu le nostre

prima di salire

perché la porta dell'assenza 

ha il buio sordo del dolore

così il viaggio di un angelo

sia per noi che restiamo 

scala di stelle al Paradiso



**


la pazienza del fico

l’ho imparata questa notte

gli occhi tuoi aperti

ho ritrovato sulle foglie

sul tronco sillabavo il tuo nome

seduta di sghembo sulla pietra

e la gamba piegata nel fango

con le penne scure dei gufi

che scrivevano versi sulla lingua

e il fico come un dio intagliato

nel semicerchio della notte

divorato di luce dalla luna

a gridarmi di svestire le mie lacrime

di tuffarmi a mani nude nel tormento

sprofondando in basso nella melma

per cercare avvolto dentro un panno

il chicco sporco dell’amore



**


hanno sprangato le porte sulla strada

i vetri li ho visti scurirsi nelle finestre

e dietro profili ripararsi dalla paura

eppure in ogni occhio sta un segreto

saldo insieme a un nome da custodire

che passa in mezzo alla strada delle lacrime

sopra l’arco perfetto delle ciglia

e scende al respiro calmo della bocca

fin giù alle maschere e sotto i vestiti

dove l’aria non pare ma si solleva

in alto insieme a un vortice di sabbia

un po' come l’amore quando arriva d’inverno

e tu non sai che più ti fa tremare e più ti fa salire




Laura Corraducci è nata a Pesaro nel 1974 dove risiede, è insegnante di inglese.

Nel 2007 pubblica il suo primo libro di poesie con Edizioni Del Leone dal titolo Lux Renova.
Suoi inediti sono apparsi su Punto Almanacco della poesia italiana 2014, edizione Puntoacapo, Gradiva con nota critica di Giancarlo Pontiggia, Almanacco dei poeti e della poesia contemporanea 2, Raffaelli editore.

Dal 2012 organizza, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della sua città, la rassegna poetica “Vaghe stelle dell’Orsa” dedicata alla poesia contemporanea italiana e straniera che ha visto come ospiti fra i poeti più importanti del panorama letterario italiano e straniero.
Nel 2015 per Raffaelli editore pubblica la sua seconda raccolta poetica dal titolo Il Canto di Cecilia e altre poesie che si classifica al secondo posto nel concorso poetico “Premio di poesia Camposampiero 2016”.

Ha scritto e portato in scena il recital poetico Dell’amore, della parola e di altri tormenti.

Sue poesie sono state tradotte in lingua spagnola, inglese, olandese, rumena, francese e portoghese.
Ha tradotto il libro Dire sì in russo della poetessa inglese Caroline Clark, poesie della poetessa turca Muesser Yehniay e del poeta americano Bill Wolak.
E’ stata ospite per la Giornata Mondiale della Poesia all’IIC di Cracovia nel 2018 e a diversi festival internazionali di poesia.

“Il passo dell’obbedienza” (Moretti e Vitali, 2020) è il suo terzo libro di poesie presentato nel febbraio 2021 all’ICC di Bruxelles per l’associazione italo- belga “Allez les Marche, italiani a Bruxelles”

venerdì 10 febbraio 2023

IT'S FRIDAY! Quattro poesie inedite di Davide Valecchi

 


It's friday! è una rubrica poetica a cura di Luca Pizzolitto




sono un bambino quando dal bosco

porto a casa la castagna germogliata

per piantare un’ombra futura

che ripari dal sole


**

cercare amore nella pietra friabile

che si frantuma e torna terra in fretta

è un esercizio che conduce al vuoto

perché si pianta nella carne il seme

di ogni liberazione



**

 

la terra davanti alla scuola

è piena di granelli luminosi

e non sporca se cadi

anzi lascia un velo che brilla

in accordo con il sole alle due

rientrare è quasi bello dopo il gioco

sono felice è giugno

provo un incantesimo

per fermare tutto in questo punto

e viene bene

viene davvero bene


**

Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio lodando Dio. (Lc 24, 50-53)


usciti fuori muoviamo qualche passo

e risale dal terreno un cambiamento

che ci percorre come una corrente

uguale nei sassi e nel cielo

perfino nell’azzurro dei monti

visti dalla strada bianca

uno che era tra noi diventa trasparente

sale in alto e poi il suo corpo svanisce

ci sarebbe da piangere

ma si deposita calore nel petto

in un punto esatto da dove è chiaro

almeno per un istante

che tutto sgorga



Davide Valecchi (Firenze, 1974), divide più o meno equamente le sue attività artistiche tra musica e letteratura. Sul versante letterario ha pubblicato le raccolte di poesia Magari in un’ora del pomeriggio (Fara Editore, 2011), Nei resti del fuoco (Arcipelago Itaca 2017) e La strada del nutrimento (Fara Editore, 2021). Altre poesie e racconti sono presenti in volumi antologici e in vari blog letterari. Collabora spesso con poeti e scrittori di vedute simili a eventi in cui si fondono musica elettronica, parola e video di ricerca. Ha all’attivo anche traduzioni dall’inglese per l’editore Newton Compton, mentre nel 2022 per l’editore Le Lettere di Firenze ha collaborato alle traduzioni del volume O bella libertà che raccoglie l’intera produzione poetica della poetessa inglese Elizabeth Barret Browning.
Appassionato di fantascienza, è risultato finalista al premio Urania 2010, con un romanzo scritto in collaborazione con Paolo Frusca. Cura da due anni la trasmissione radiofonica Cristalli Sognanti, su Fango Radio, in cui sono presentati racconti fantascientifici (ma anche poesia e letteratura non di genere) abbinati a selezioni di musica sperimentale. Musicista polistrumentista, dal 2003 è chitarrista del gruppo post-punk Video Diva.
Con lo pseudonimo di almost automatic landscapes (in passato accorciato nella sigla aal) dal 2001 ha avviato un percorso di ricerca nel campo della musica elettronica spaziando dal minimalismo alla dark e cosmic ambient, passando per glitch, musica concreta e drone, fino ad approdare, in tempi più recenti, a un ibrido in cui le suggestioni sperimentate in passato si coagulano attorno ad una forma musicale più tradizionale e strutturata, dove trovano largo spazio i sintetizzatori analogici. Le sue attività sono documentate nel blog https://davidevalecchi.blogspot.com/ 


 

venerdì 28 ottobre 2022

IT'S FRIDAY | Carlo Giacobbi, alcune poesie inedite

 




Amare è genio di pochi


Innamorarsi dura il tempo d’un cerino.

Raro è fare braci, tenerle vive.

So bene del caos di stelle nella testa,

la festa del sangue, gli occhi spersi

di chi va da solo al cielo discorrendo.

Amare è genio di pochi, chiede stare,

portare lieti il giogo, benedirne il peso.

Il resto è ginnastica dal letto, roba da film, 

terrore che il fuoco resti acceso.



**



Ora passa


L’ala dell’afa allaga l’asfalto.

Neanche qualcuno.

E tu torni, tortorella,

nella casa dov’eravamo tutti.

Bacerò il cuscino stanotte

fingendolo guancia.

L’estate è tremenda, soffia

venti di morte, ognuno s’arrangia.

Io da sempre a dirmi: ora passa,

non è niente.

E vorrei saperti di me più forte.

Lontana da questo agitarsi

di papaveri e grano

dove morde malinconia.

In questi ritorni di lutti, no,

non mi somigliare, ti prego,

figlia mia.



**



Se altro non s’è saputo essere


Accettare l’ombra di sé.

Quasi figlio da stargli accanto

se preso da male.

Dirselo che va bene comunque,

ché il ristoro è già

nel passarsi il palmo della mano

sulla guancia

o nel bacio dato allo specchio

quando ci si guarda.


È compassione

di chi s’è detto basta.

Ché pure c’è posto al mondo

per un tarlo.

Se stare allineati non s’è potuto.

Se altro non s’è saputo essere

che Carlo.



**


Labili 


Fa crocchiare i rami
oggi il vento,

svaga le nuvole 
spumeggianti di sole. 

Celeste farsi a brani,
sperdimento d’aria nell’aria 
siamo, 

labili, d’una volatile 
inconsistenza.






Carlo Giacobbi è nato a Rieti nel 1974. Nella città natale risiede e lavora. Ha manifestato, sin dalla prima giovinezza, interesse per la poesia, la letteratura, il teatro, la musica ed il canto.

Ha vinto diversi concorsi: <<II edizione Concorso Nazionale Liberolibro>>; <<XXI Concorso di Poesia M. Kolbe>>; <<X edizione Concorso Letterario Salvatore Quasimodo>>; <<XXXV edizione Concorso Nazionale di poesia Terra D’agavi>>; <<XIV e XV edizione Concorso Letterario Internazionale Le Pieridi>>; <<Premio Letterario 2017 La Penna del Drago>>; <<Premio Internazionale di Poesia, Prosa e Arti Figurative Il Convivio 2016>>; <<Premio Nazionale Contest di scrittura creativa “H2O – L’acqua fa cultura 2020>>; <<XV edizione del Premio Nazionale Albero Andronico 2022>>; Finalista al Premio Montano.

Terzo classificato alla <<VII edizione Concorso Internazionale Artistico Letterario Ambiart>>; al <<Premio Internazionale di Letteratura Sarzana Dantesca – Il Sigillo di Dante – V edizione>>; al << Premio Internazionale di Poesia, Prosa e Arti Figurative Il Convivio 2017 e 2019>>; al <<Concorso Internazionale di Poesia Citta di Acqui Terme – XI edizione>>.

Quarto classificato ex aequo al <<Concorso Letterario Città di Grottammare – VIII edizione>>. Quinto classificato al <<Premio Nazionale di Poesia Pietro Borgognoni – XLIX>>. 
Premiato con medaglia d’onore al <<X Premio Internazionale di Poesia Don Luigi Di Liegro>>. Finalista alla <<XI edizione del Concorso Nazionale di Poesia Cardinal Branda Castiglioni>>. Ha ricevuto una menzione Speciale al <<Premio Letterario Internazionale La girandola delle Parole – I edizione>>.

Ha pubblicato Confidenze (Il Convivio Editore), e per Arcipelago Itaca Veramente quest’uomo; Oltre il visibile; Abitare il transito. È nella redazione di Arcipelago Itaca e Versante Ripido. Scrive recensioni. Sue poesie sono comparse in blog letterari.

venerdì 14 ottobre 2022

IT'S FRIDAY | Ezio Settembri, poesie inedite

 



Ai miei alunni


Nato per errore,
privato del tempo,
con queste ossa sfinite,
con la mia voce imbavagliata,
ho imbastito la mia zattera.

Non ho imparato niente
dalla mia passione
ma non sarete voi, stavolta,
la vostra generazione,
a pagarne il prezzo.


**


 A mio padre


Chiara mattina di novembre
che uno spietato brivido percorre
fra le macchine sull’acciottolato,
ai tavoli del bar, nel vociare al mercato.
Interito sui miei passi
il ricordo incide, rincasando,
la tua voce piena: ”Custodisciti”.
Dal mio mucchio di faccende,
carte e sigarette, agogno la terra
del nostro dolce mare di colli.
Con le sue zolle fraterne
tu copriti bene.


**

Incubo


Nella casa delle vacanze
sorgerà una base militare.
Le ombre che scorrono
orizzontali sui campi
sono dei camion, dromedari 
che attraverseranno
un deserto di asfalto.
Da troppo tempo
la tua voce rotta, babbo,
non ci raggiunge più,
mentre guardiamo morire 
le tue rose
sotto il filo spinato. 




**




Gratitudine




Per il dono del vuoto
e la noia tribolata
del lavoro,
per tutti i piccoli fastidi
che mi difendono 
dalle comodità.
Per la memoria dei miei cari,
ogni giorno più vicini e più lontani,
per l'infinito sapere
del respiro e delle viscere,
per l'invidia
e il castigo del limite.
Per la luce alta sopra di me, 
così carica e innocente.



Ezio Settembri (Macerata, 1981) ha studiato Lettere Moderne a Macerata, laureandosi nel 2007 con una tesi sul pittore fiorentino Ottone Rosai.

Dal 2009 lavora come docente nella scuola secondaria.
Ha pubblicato poesie e studi sulle arti figurative su varie riviste, tra cui "Il falco letterario", "Infinito letterario", "Poeti e Poesia"; sue poesie sono apparse nelle riviste online Atelier, Versipelle, L’Astero rosso, La morte per acqua.
Un suo poemetto è presente nell’antologia del Premio Terra di Virgilio 2016.

Suoi brevi studi su poeti contemporanei sono apparsi sulla rivista Menabò.
Dal 2019 fa parte della redazione della rivista online Nuova Ciminiera, sulla quale sono apparse delle brevi ricognizioni sulla poesia di Sereni, Benzoni, Pasolini, Scarabicchi, Davoli.

Nel 2021 è uscito il suo primo saggio, "Il mito ritrovato – La poesia di Umberto Piersanti" (ed. Industria e Letteratura).
Attualmente vive e insegna in provincia di Mantova.

lunedì 27 maggio 2019

Mario Fresa - Dodici poesie su Nazione Indiana

Mario Fresa




Nuove poesie inedite di Mario Fresa, tratte da Il mantello di Goya, sono apparse oggi su "Nazione Indiana", a cura di Andrea Raos.

Si possono leggere qui




















martedì 5 marzo 2019

Rosa Frullo legge una poesia da "Bestia divina" di Mario Fresa


Mario Fresa in un ritratto (2018) di Antonia Bufi



Nell'archivio sonoro "Voci e poesie", Rosa Frullo interpreta 
un testo inedito di Mario Fresa:


L'amica del vento magro...
_____________________



















mercoledì 13 febbraio 2019

Mario Fresa, Inediti da Bestia divina


Mario Fresa

Con la proposta di alcuni testi poetici di Mario Fresa, tratti dal volume Bestia divina, di prossima pubblicazione, la rivista letteraria "Frequenze poetiche", ideata e diretta da Giorgio Moio, inaugura una nuova sezione: Inediti. In futuro essa fungerà anche da breve antologia con testi inediti di poeti italiani e stranieri, uno per poeta. 

Scrive Giancarlo Baroni, a proposito della scrittura di Mario Fresa:
"Appena entrati nei suoi testi si avverte una sorta di disorientamento, non tanto una sensazione di agitazione e di vertigine quanto di spaesamento, come se venissero a mancare punti di riferimento sicuri, solidi appigli ai quali aggrapparsi. Per fare un paragone, che può forse sembrare azzardato, ci sentiamo come Alice quando improvvisamente si trova immersa e sbalzata nel Paese delle meraviglie dove le cose possono mutare forma e dimensione e il tempo non possiede una durata e una direzione certe."


Gli inediti e l'intera presentazione critica di Giancarlo Baroni si possono leggere qui





















giovedì 16 agosto 2012

Mario Meléndez: APPUNTI PER UNA LEGGENDA

Di Appunti per una leggenda, traduzione non ancora edita di una parte di Apuntes para una leyenda di Mario Mendélez realizzata da Emilio Coco, scelgo di non dire niente. Voglio che sia così, un fulmine a ciel sereno senza troppe premesse a fare da nubi. Voglio sia poesia pura, esplosiva, promettendomi/vi/gli di dedicare a questo testo una recensione accurata (sia pur sempre nei miei limiti) il prima possibile.
Però, tanto per giocarmi la coerenza, qualcosa dico. Dico che ho scelto di pubblicare cinque poesie che trovo essere rappresentative di un testo che andrebbe letto. Dico che spero, attraverso la mia scelta, di riuscire a convincervi di ciò. Dico, infine, grazie ad Alessandro Ramberti che mi ha permesso di conoscere l'autore, e grazie a Mario Mendélez. Il perché mi sembra chiaro: un poeta un grazie se lo merita sempre.

F.V.



PRECAUZIONI DELL’ULTIMA ORA

Dovrò stare attento ai vermi
quando mi seppelliranno
la cosa più sicura
è che parlino male di me
che sputino sulle mie poesie
e orinino sui fiori freschi
che adorneranno la mia tomba
sarà persino possibile
che divorino le mie ossa
mi estirpino gli intestini
o al colmo dell’ingiustizia
rubino il mio dente d’oro
e tutto questo perché in vita
non ho mai scritto su di loro

*

SANGUE NELL’ESILIO

Quando arrivò l’inverno in Cile
migliaia di uccelli volarono con la prima pioggia
erano impauriti tra l’ombra e la morte
e preferirono emigrare con le loro vite
Presero il primo aereo, disperati
si lanciarono sui moli inseguendo navi
attraversarono le montagne fuggendo dalle lance
e lasciarono indietro la patria e gli eredi della fame
Alcuni non decollarono mai
strapparono loro le ali tentando di lottare
scomparvero con nome e cognome
sotto gli alberi di ferro
li rinchiusero in gabbie per specie
e quando anni dopo li trovarono
avevano la carezza del corvo tra le penne
Gli altri, inseguiti
gli uccelli del paese che riuscirono ad attraversare la morte
dovettero abituarsi a volare in un altro modo
a sentire in un altro modo, a respirare in un altro modo
La terra estranea li aveva accolti
la terra amica li invitava a tavola
a dividere il pane e i suoi dolori
Molti persino nell’agonia
sognarono di veder la patria per l’ultima volta
ma la patria pure agonizzava
aveva voluto volare con le loro ali rotte.

*

IL MIO PAESE

Il mio paese ha freddo ogni giorno dell’anno
ha fame e sete e gioventù
Il mio paese è un pezzo di legno
di letto che non basta per quattro o per otto
Il mio paese ha pioggia e vento
ha facce disegnate con la cenere
ha mani che applaudono per non morire
Il mio paese non ha nome
non ha età né tempi
non ha strade né sorrisi
Il mio paese non ha Dio
il lievito e il sale vinsero i santi
l’acqua dei rubinetti fu più pura di una chiesa
Il mio paese è un compendio dell’amore stanco
è una biografia senza rive né angoli
un cadavere recente
un bicchiere che non sarà mai riempito
Il mio paese ha bambini che sembrano vecchi
e vecchi che si rubarono gli anni
ha donne con occhi spenti
e uomini tagliati a metà
Il mio paese ha alberi senza tronchi e senza foglie
ha rose che cambiarono colore
per un chilo di pane
Il mio paese è una ferita nel tempo
una chitarra malata e sorda e muta
una canzone di nomi definitivamente tristi
definitivamente amari
definitivamente dimenticati nel grande sogno della vita

*

PER MAGGIORE SICUREZZA

Venite a vedere la mia poesia
non è fatta di materiale leggero
resisterà perfettamente all’inverno
e in estate rinfrescherà
le menti e i corpi
Ci sono travi potenti tra ogni verso
ci sono listoni che puntellano le mie parole
E se la pioggia desidera entrare
metterò i miei sogni sul tetto
e sigillerò le infiltrazioni
col mio dolore

*

PORTAMI

Portami a sud
dei tuoi fianchi
dove l’umidità
avvolge gli alberi
che spuntano dal tuo corpo
Portami nella terra profonda
che si affaccia tra le tue gambe
in quel piccolo nord dei tuoi seni
Portami nel deserto freddo
che minaccia la tua bocca
nell’appartata oasi del tuo ombelico
Portami ad ovest di quei piedi
che furono miei
di quelle mani che rinchiusero
il mare e le montagne
Portami in altri paesi
con il primo bacio
nella regione interminabile
di lingua e fiori
in quel sentiero genitale
in quel fiume di cenere che spargi
Portami ovunque, amore
e ovunque conduci le mie dita
come se tu fossi la patria
e io il tuo unico abitante






Mario Meléndez Muñoz  è nato in Cile nel 1971, e ha studiato giornalismo e comunicazione sociale all’Università Santiago Repubblica. Ora vive a Città del Messico,una città grande rispetto a quella in cui viveva e probabilmente più adatta alle esigenze del giovane talento.

Nel 1993 ha ricevuto il Premio Municipale per la letteratura nel bicentenario della Linares. Le sue poesie compaiono in varie riviste e antologie internazionali. Nel 2005 ha vinto l’ “Harvest International” il premio della migliore poesia in lingua spagnola presso l’Università di California Polytechnic, Stati Uniti. Attualmente sta lavorando al progetto “Festa del Libro Itinerante”.

I suoi maggiori lavori sono: “Autocultura y juicio” (con prefazione del Premio Nazionale di Letteratura, Roque Esteban Scarpa); “Poesía desdoblada”, “Apuntes para una leyenda”, “Vuelo subterráneo” e “El circo de papel”, che sono stati in parte tradotti in italiano, inglese, francese, portoghese, olandese, tedesco, rumeno, persiano e catalano.

martedì 22 maggio 2012

Antonio Bux, «La simmetria dei nomi» ― inediti



Già uscito su VDBD (13/02/2012), note e selezione a cura di Margherita Ealla (margheritaealla.altervista.org)
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Antony Gormley, Twobodies


















Da sez. FISICA DEL TEMPO
(LA CICLICITÀ DEL POLINOMIO)


Nell’avvicinarci all’origine ripartiamo
dalla fine riavvolgendo ogni sguardo

ciascun nome e tutti i discorsi pronunciati
ché rimane poco e molto nel limitarsi a vuoto

finanche le persone care sono specchi
che riflettono altri noi, al di là del vetro.


.Il titolo di questa raccolta di Antonio Bux rimanda a ciò che Hermann Weyl, nel suo libro “La simmetria” (Feltrinelli, 1981), scrive a proposito di quella bilaterale: «l’idea di simmetria [...] non si limita affatto agli oggetti spaziali; il suo sinonimo, “armonia”, si riferisce più all’acustica ed alla musica che ad applicazioni geometriche. La parola tedesca Ebenmass è un ottimo equivalente della parola greca “simmetria”, entrambe esprimono anche l’idea di “misura mediana”, il giusto mezzo al quale dovrebbero tendere nelle loro azioni gli uomini virtuosi».

Qui infatti, al di là dei titoli delle sottosezioni che alludono a delle trasformazioni, vuoi polinomiali, vuoi isomorfiche, la simmetria è “dei nomi”, richiamandone sia gli aspetti musicali, sia quelli di misura, nel senso di denominazione/perimetro, rispetto ad un darsi delle cose sfuggente e indistinto.     Simmetrico inoltre è il rapporto del doppio con i suoi costituenti singoli e il “giusto mezzo”, che in questo caso ne indica la linea di rispecchiamento, rappresenta il medium (mezzo) che unisce, fondendo.
Non a caso la struttura di tutte le poesie si presenta a distici o al massimo a strofe di tre versi, in questo caso contemplando, oltre il doppio,  anche la linea di specchio.
il vissuto, per es. de la bella poesia «Mai diventiamo troppo bambini / se non nella pausa pranzo /quando ci tiriamo addosso//tutti i resti del risotto/[...]», si accompagna a riflessioni di natura metapoetica (vedi la poesia «Non si cerca l’oscurità nello scrivere /ché l’autore non esiste né il suo intento // ma l’esito è altro che una luce schiusa/[...]»), così il basso si accompagna all'alto, tanto più se simmetricamente capovolto.

Ma la “simmetria dei nomi” non può certo fermarsi solo ad elementi formali, qui i temi anche si alternano: In quest’ottica, vale quindi il ciclo- cerchio, il nostro guardarci a ritroso nello specchio, non solo di Narciso: «Nell’avvicinarci all’origine ripartiamo / dalla fine riavvolgendo ogni sguardo // ciascun nome e tutti i discorsi pronunciati / ché rimane poco e molto nel limitarsi a vuoto // finanche le persone care sono specchi / che riflettono altri noi, al di là del vetro».


Da sez. LE GEOMETRIE DEI LUOGHI
(CRONACHE ISOMORFICHE)


Mai diventiamo troppo bambini
se non nella pausa pranzo
quando ci tiriamo addosso

tutti i resti del risotto, e ridiamo
senza coltelli tra i denti; cosi
freddamente  torniamo poi

a cucinarci il cuore, tra un caffè
e un malumore, senza zucchero
in tutta la fretta di tornare a lavorare.


* * *

Fotogrammi su tutti
gli angoli della casa.

Muri colorati d’epoche,
storie cucite alle tende.

Nomi riscritti a memoria
sulla carta da parati del tempo.

Una casa non è quattro mura
ma solo riciclo, tepore umano.

Una casa è clausura
di vita, sepoltura

dell’antico arcano, fossile
del milite urbano.



Da sez. DALL’INFLESSIONE ALL’INCLUSIONE
(DISTANZA DAL SOGGETTO)


Non si cerca l’oscurità nello scrivere
ché l’autore non esiste né il suo intento

ma l’esito è altro che una luce schiusa
da qualcosa che ci visita deformando

il sublime specchio della voce invocare
la fatica oscura delle nude pagine quando

la mente annullata dal rappresentarsi s’apre
e solo sa delle cose quella superficie fragile.



* * *

Non sarai mai più lo stesso
di quell’attimo che fu
prima di adesso;

non v’è mai uno stesso riflesso
che abbagli in ugual misura;

non esiste un medesimo infinito
che più di un istante dura.





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BREVE NOTA BIO/BIBLIOGRAFICA DELL’AUTORE

Antonio Bux (pseudonimo di Fernando Antonio Buccelli) nasce a Foggia il 16 ottobre del 1982.
Dopo aver terminato gli studi inizia a coltivare esperienze di vita e lavorative nella propria città natale e al di fuori di essa, soprattutto a Firenze, dove trascorre un intenso periodo, per poi espatriare in seguito all’estero. Difatti va a risiedere in Spagna, a Barcellona, dove passa questi ultimi anni e dove risiede attualmente.
Le sue opere al momento sono tutte inedite, anche se ultimamente alcune sue poesie sono apparse su diverse antologie e su alcune riviste letterarie di poesia sia nazionali che internazionali, dato che moltissimi suoi lavori sono stati tradotti in lingua castigliana, francese, tedesca serba e inglese, mentre di recente, oltre ad apparire con molti testi su vari blog e siti letterari di poesia, ha incominciato a cimentarsi in traduzioni dallo spagnolo di altri autori contemporanei, sia iberici che latinoamericani.