Grazie di cuore alla giuria della sezione Poesia del Faraexcelsior 2026 che ha scelto con passione e competenza fra opere di notevole qualità le seguenti (per la sezione Racconto/saggio v. qui):
Poeti Faraexcelsior 2026
I classificato
Raggiungimenti e congiunzioni
di Piero Saguatti (Bologna)
Piero Saguatti artisticamente nasce cantautore poi scopre il fascino dei versi frequentando il Laboratorio di Parole, grazie ad alcuni noti maestri del contesto emiliano-romagnolo. Partecipa a diversi concorsi poetici riscuotendo ottimi risultati. Nel 2017 finalista al I concorso “Versi Congiurati” promosso da Fara Ed. che ne pubblica la silloge Il peso degli istanti. Nel 2022 pubblica Un bambino anni sessanta con Epika Edizioni. Nel 2025 pubblica Planimetrie esistenziali con Edizioni La Gru. Non è un letterato ma un progettista tecnico che ama la parola e la magia dell’arte creativa.
«In questa raccolta, le immagini scelte per raccontare le dirompenti giravolte e tormente tipiche dell'esperienza amorosa mi hanno colpito per la loro immediata chiarezza: sono dirette, concrete, appartenenti all'universo della quotidianità di ognuno e in cui tutti riusciremmo a calarci per empatizzare con il poeta, il quale a mano a mano, si rende consapevole dell'inganno della giovinezza pronto a trasformarsi nel tempo in cinismo nostalgico della vecchiaia.
Nel raccontare le sensazioni che l'esperienza amorosa ha suscitato in lui, il poeta ricorre anche ad immagini naturali: “prima alla luce c'eri anche tu“, “noi che siamo stati tralci verdi / rampicanti raspi legnosi di / costanza“, nelle quali ho inevitabilmente percepito una minuscola eco di dannunziana memoria e che ho apprezzato per l'adattamento al contesto della contemporaneità.
Molto interessante anche l'uso di immagini casalinghe (le pieghe del letto, il materasso) nelle quali quello scrigno d'amore diventa vuota assenza sfociata nello “scheletro gelido di una panchina" o in un “cielo / immenso senza fiocchi“.
A quel punto, parte la missione di ricerca identitaria che l'io lirico cerca di affrontare nel modo più intimo possibile, in quel “disordine familiare che non / spaventa“ di un letto sfatto in cui rimane da solo a dormire, come unica àncora di salvataggio dalla tormenta in mare aperto dell'amore finito.
Ciascuno di questi elementi concorre a fornire una rappresentazione dell'esperienza amorosa diversa dal normale, non conforme alla normale tradizione poetica, ma calata in scenari e stralci di quotidianità spesso duri e non consolatori, ma da apprezzare perché sinceri. C'è una presa di coscienza molto interessante da parte del poeta del solco irreparabile emerso fra sé e la persona amata che lascia al lettore un poetico e definitivo senso di grigia amarezza.» (Stefano Calemme)
«Questi raggiungimenti cosa sono? Probabilmente rappresentano un ritorno in/a sé stessi, una promessa che non sempre può essere mantenuta ma dopotutto può risolversi in una nuova dimensione: “… mi sento bene finalmente/nel ritrovarmi, risolvendo l’insieme/del mio piccolo io nel mondo intero e viceversa“.
Dunque le congiunzioni potrebbero essere le tensioni (tentativi?) destinate a sfarsi nel tocco o urto con ciò che viene raggiunto se non si sa spostare lo sguardo?
Ci si trova di fronte ad una raccolta di bellissimi testi, malinconici e vivi, ermetici al punto giusto. Ma qual è il punto giusto? Forse quello che richiede una seconda lettura: alla prima si resta colpiti dal ritmo del verso ma subito dopo si può apprezzare la coerenza delle metafore, oscillanti tra il quotidiano e l’esistenziale, tra ciò che è visibile e toccabile e ciò che invece vuole sostare nel mistero; sono poesie che invitano il lettore a restare un po’ in equilibrio su questi confini.
Una raccolta che si potrebbe definire di poesie d’amore (dove il cuore non è mai solamente un organo ma neppure è sentimento, forse entrambe le cose insieme, contemporaneamente): “… il cuore ha due gobbe rosse piene di lacrime / e una punta sola per sgonfiarle / o magari per ferirsi ancora“; “… ho scoperto… che l’amore pur facoltativo / può salvare l’anima, benedirla / esorcizzare le emozioni che non sanno stare in fila“.
Lo stile, la forma, spesso concitata, va di pari passo con l’appello ad elementi naturali (che non sono mai solo quello) o al corpo sofferente poi guarito e infine ritrovato: “… l’unione di quest’anima volatile al mio corpo / procede, fra alti e bassi / dipende da come girano le correnti / dalle stagioni/ma siamo ancora insieme dopo tanti anni“.» (Valeria Raimondi)
II classificati ex aequo
L’atlante delle assenze
di Mattia Cattaneo (Treviolo, BG)
Mattia Cattaneo è nato a Trescore Balneario (BG) nel 1988, abita a Treviolo (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Adora la montagna e la natura. Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Dal 2019 è cofondatore dell’associazione culturale Architetti delle Parole con Carlo Arrigoni portando in scena numerose letture sceniche. Ha pubblicato alcuni libri di poesia e tre romanzi. Gestisce il gruppo FB Circolare Poesia e la trasmissione radiofonica omonima con l’obiettivo di diffondere la poesia.
«Si tratta di una raccolta di poesie molto brevi: quasi tutte sono composte da tre versi. L’autore si dimostra capace di condensare in poche parole la peculiarità di un singolo istante avvalendosi di un ritmo adeguato.» (Annalisa Ciampalini)
«Il fascino del testo breve, rarefatto ed evocativo, non smette di mietere vittime e perdura ormai da oltre un secolo nella tradizione poetica italiana, almeno dal 1916, anno in cui Ungaretti dà alle stampe Il Porto Sepolto. Anche se i folgoranti e celeberrimi versi brevi di Ungaretti non sono direttamente legati alla forma dell’haiku giapponese, (apparso molto prima, nel XVII secolo), è chiaro che un poeta italiano che si cimenti con forme ristrette come quelle presenti in questa raccolta debba fare i conti con una davvero ingombrante tradizione poetica, che viene richiamata per forza di cose in presenza di testi come: “Ho lasciato il cuore / appeso / a un filo di nebbia oppure Resto vivo / nel vapore breve / dei vetri appannati“. Eppure, in questo Atlante delle assenze, la scrittura suona autentica, ancora capace di accendere visioni, di suscitare l’inspiegabile del poetico. E poco importa se qua e là ci sembra di ascoltare una voce familiare, forse un già sentito: non basta a privarci del piacere di leggere e immaginare.» (Davide Valecchi)
«In questa infodemia e rimbombo di parole già dette una raccolta di terzine mi pare davvero l'inizio della rivoluzione di cui abbiamo bisogno. Distillare il senso in pochi versi non è per tutti e io le trovo di una discreta qualità.» (Alessia Boldrini)
Alienazione
di Socrate Toselli (Latina)
Socrate Toselli, ha 40 anni e vive a Latina insieme alla sua compagna e a sua figlia Bendetta, una bimba di quasi tre anni. Svolge la professione di avvocato. Ha pubblicato nel 2024 due raccolte poetiche: Dentro una cosa sola (Ensemble) e Trovare un cuore (Fara Editore).
«Come viene esplicitato anche dal titolo, la raccolta presenta un tema di fondo che unisce i vari componimenti: il rapporto disadattato ed estraneo fra l'essere umano e il mondo in cui vive, fatto di automatismi, prospettive senza futuro e perdita di valori. Il soggetto è esistenzialmente alienato (“Qui il mondo gira sempre più veloce / e io questi luoghi non li riconosco) e ricerca una forma di salvezza nella fede“ (La luce di Cristo è l'unico riparo).
Il principale punto di forza rimane la coerenza testuale: sembra che ogni poesia rientri in un discorso unico, c'è una forte identità intrinseca. Interessante l'uso di immagini naturali come il mare aperto e anche la tangibilità di certe riflessioni filosofiche che non rimangono mai astratte.» (Stefano Calemme)
«Immediatamente ho pensato a Montale e alla lirica Forse un mattino…, dove sono più reali vuoto e nulla rispetto a paesaggi e oggetti percepiti dai sensi definiti come l’inganno consueto.
Il titolo della bellissima raccolta che mostra un’evidente e consapevole musicalità è, peraltro, davvero esplicito! Si tratta di liriche che esplorano il tema della contraddizione dell’esistenza, della perdita, fuori e dentro, dei punti di riferimento e forse anche della voce per dirli: “… qui il mondo gira sempre più veloce / e io questi luoghi non li riconosco / ma non ne ho altri dove trovare posto / e aggiungere al borbottio di fondo / la mia voce“.
“Esistono poeti che chiamo di fiume e altri che chiamo poeti di lago“, mi disse un poeta contemporaneo durante una presentazione. Ecco, questa raccolta somiglia a un giro attorno ad un lago (stagno?) dove si percorre il perimetro e si torna sempre al punto di partenza.
Anche la vita, definita dall’autore un gioco (dove non è prevista vittoria), compie un giro, o più giri, senza grandi spostamenti, senza pacificarsi né risolversi dentro un io (e un mondo), appunto alienato.
Anche l'invocazione ad un essere superiore si dissolve contro un muro dove rimbalzano i gemiti dell'uomo; eppure non si smette di chiedere qualcosa: “… vienimi in sogno a dirmi che la vita / è durata un attimo soltanto / che il tempo andato adesso è permanente / e ogni giornata che dal sole è invasa / ritorna ancora per essere vissuta, / le cose perse tutte al loro posto/e che alla fine ci si ritrova a casa“.» (Valeria Raimondi)
Opere votate
Apericeneri
di Pietro Roversi (Milano)
di Pietro Roversi (Milano)
Pietro Roversi (Novara, 18/04/1968) fa il biologo strutturale. Ha lavorato prima in Regno Unito (1995-2021) e ora in Italia. Assieme ai suoi collaboratori, studia i meccanismi molecolari che lieviti, piante e animali hanno evoluto per garantire il piegamento corretto delle loro glicoproteine. In alcuni pazienti che portano una mutazione congenita in un gene di glicoproteina, gli stessi meccanismi originano malattia congenita rara, e la loro modulazione ha potenziale terapeutico. Nei/dei guai, scrive poesia in Italiano: Una crisi creativa (Puntoacapo 2010), Vamosaver (Gattomerlino 2014), Fratellanza (Oèdipus, 2017), I pinguini dei tropici (Arcipelago Itaca, 2017), Tirare l'acqua (Gattomerlino, 2019), Kaiser (Arcipelago Itaca, 2024).
«Una raccolta segnata da una voce poetica colta, potente, autenticamente contemporanea, originale, che usa gli artifici retorici (numerose sono rime, consonanze e assonanze) in chiave parodistica, ironica e ritmica e che in testi di taglio prosastico, antinovecentesco, delinea una visione ferocemente atea, sostenuta da un uso sistematico di un registro quotidiano e colloquiale, salvo poi avventurarsi di frequente in costruzioni sintattiche complesse che denotano il perfetto controllo dell’ autore sull’arsenale dei propri strumenti linguistici. Emblematica a questo riguardo una serie di componimenti ispirati alla Via Crucis, di cui riporto la stazione I: “I: Gesù è condannato a morte / La Via Crucis va vista / come la guarda un animale: / la gente in ansia, / il blu uno zaffiro, / il bianco un marmo, / la croce una trave“. Quando però l’apparato, per così dire “ideologico”, della poetica autoriale rimane in sottofondo, la parola si apre verso squarci di una profonda e calda umanità fatta di affetti, ricordi, amori, relazioni, oggetti quotidiani. Ed è proprio in questi testi (che preferisco) che il rifiuto del sacro istituzionalizzato fa fiorire un nuovo tipo di sacralità non dichiarata ma ben presente: carnale, realistica e, ancora, profondamente umana, come si può appurare in un testo come: “Espandono la coscienza / una credenza, un armadio / ordinato. Un cassetto d’intimo / lavato stirato sistemato. / Non a tutti questo è dato: / nel deliquio, a chi sviene, / taglia il tiepido delle vene / in vasca o tana; invece, occorre / lo studio di concetto, il progetto / didattico, empatico, sistematico, netto: / la grammatica del riporre“. Non sfugge poi la citazione da Aldo Busi (“Bisogna essere profondamente e scientemente anticlericali”), al quale viene, con ovvia ironia, attribuito senza nominarlo l’appellativo di “Sommo”, in uno dei primi testi della raccolta. Una citazione che vale quale sigillo autorevole di una visione artistica matura e forte, dispiegata senza incertezze.» (Davide Valecchi)
Sostantivo plurale
di Eugenio Schiavo (Fano, PU)
Eugenio Schiavo è nato a Fano (PU) il 7 novembre 1947. Laureato in Farmacia e Biologia e quasi in Filosofia. Ha fatto vari lavori in diverse città italiane e oggi è in pensione. Organizza presso la MeMo Mediateca Montanari a Fano la Cage Philosophe, una serie annuali di lezioni, conferenze e dibattiti. Ha creato con alcuni amici l’associazione culturale La Stanza della poesia. Morirà in questo secolo.
«Si tratta di una raccolta varia, che mostra le molteplici sfaccettature della realtà e la varietà del mondo. L’autore si avvale di uno sguardo lucido, originale, e sa muoversi con destrezza senza mai perdere il ritmo. I versi sono quasi sempre brevi e infondono all’opera una certa vivacità.» (Annalisa Ciampalini)
L’eternità e un giorno
di Gualtiero Lelli (Roma)
Gualtiero Lelli (Roma, 1971) ha pubblicato, fra l’altro: La morte è un tonfo secco dall’altra stanza e il rumore di una teiera che si infrange sul pavimento (Montag 2020; Non ricordo nemmeno più che voce abbia (Fara 2020); Dio è un ragazzino che si diverte a giocare con le bolle di sapone (AbelPaper 2021); Storia di una regressione infinita (Fara 2022); La somiglianza delle parti (Fara 2023); La Città di Dio. Prolegomeni alla nuova dottrina (Montag 2022); Morì ’n ze morgarà, ma le tribbole (Controluna 2023); Viaggio nella città maledetta (Genesi Editrice 2025), Le strade sbagliate dei savi (Fara 2026).L'autore/autrice riesce a trasformare Roma in molto più di un semplice sfondo narrativo: la città diventa organismo vivente, coscienza, metafora dell'esistenza, luogo in cui il tempo personale e quello della storia finiscono per sovrapporsi fino a confondersi. Accanto a questa dimensione si sviluppa una riflessione intensa sulla condizione umana, condotta con uno sguardo lucido, spesso ironico, capace di alternare registri linguistici differenti senza perdere unità espressiva.
Particolarmente riuscita è la capacità di fondere riferimenti culturali e letterari con una materia profondamente vissuta. Le numerose citazioni e gli echi della tradizione non hanno funzione ornamentale, ma dialogano con una voce autentica, che riesce a renderli parte integrante della propria esperienza poetica. Il risultato è un testo colto senza risultare compiaciuto, ricco di rimandi ma sempre fedele a una forte identità espressiva.
Si avverte, lungo tutto il poemetto, una tensione costante tra disincanto e desiderio di assoluto, tra il peso del quotidiano e la ricerca di un senso più profondo. È proprio questa tensione a sostenere l'intera architettura dell'opera e a conferirle un respiro ampio, capace di accompagnare il lettore ben oltre il singolo componimento.
Ci sono opere che chiedono semplicemente di essere lette. E altre che domandano al lettore di abitarle. Questo poemetto appartiene a queste ultime: si attraversa come una città al tramonto, con la sensazione che ogni strada custodisca una domanda sulla nostra stessa esistenza.» (Anna Ruotolo)
Sul silenzio posa gli occhi
di Adalgisa Zanotto (Marostica, VI)
Adalgisa Zanotto vive a Marostica (VI). Suoi racconti e poesie sono inseriti in numerosi volumi fariani. Con Fara: ha vinto il concorso Rapida.mente 2015 (sez. Racconto) con pubblicazione nella omonima antologia. Nel 2016 esce la raccolta di racconti Celestina. II al concorso Versi con-giurati, ha poi vinto la pubblicazione di Sussurri e respiri (2017). Nel 2018 ha pubblicato l’opera poetica D’ora in poi (Menzione al Premio Montano 2018 e al Premio Di Liegro 2019) con la Prefazione di Gianni Criveller premiata al Città di Forlì 2019. Nel 2020 è uscita la silloge Ho da dirti in segreto.
«Nonostante la necessità, forse, di un piccolo editing, la trovo una raccolta poetica fresca, contemporanea. Lo stile è limpido, narrativo, una scrittura piana che diventa, per chi legge, facilmente casa e riposo e dubbio. Non sfida il lettore con arzigogoli e virtuosismi lirici, ma accompagna delicatamente l'immaginario in un dialogo intimo e, se vogliamo, anche complesso e strutturato. È un percorso tra immagini nitide e riflessioni aperte, ma sfidanti. Nella composizione domina un pacato equilibrio di forze evocatrici immaginifiche, manca solo un poco la parte ritmica.» (Alessia Boldrini)
Il mare intero
di Sonia Guida (Roma)
Sonia Guida nasce a Lecco ma cresce a Salerno, affacciata sul mare. Avvocato, lavora a Roma in una Istituzione Pubblica e si occupa prevalentemente di diritto delle tecnologie e sistemi di pagamento; su questi temi ha tenuto lezioni e pubblicato approfondimenti. Ha di tanto in tanto pubblicato poesie in monografie e antologie, articoli su riviste e testi per cinema e televisione, ricevendo una segnalazione di merito al concorso internazionale di Poesia “Poesie di donne” (FENALC). Da un certo punto della sua vita il suo viaggio costante ha smesso di partire da ciò che accadeva intorno a lei per incominciare dal corpo, o da qualcosa che c'è prima del corpo.
«Trovo una coerenza di senso che accompagna la lettura della silloge. Scelte stilistiche definite, dal punto di vista del lettore, come quelle degli appunti post-scriptum o ante-scriptum che potrebbero essere divisive. Personalmente propugno sempre con una certa veemenza ciò che è divisivo. I corpi poetici sono evocativi e la ritmica è presente sia dal punto di vista dei suoni che da una veloce frammentazione dei versi. C'è una certa verbosità, ma non ci aspettavamo niente di diverso dopo un esergo che cita Jung.» (Alessia Boldrini)
Se l’amore è questo
di Colomba Di Pasquale (Civitanova Marche)
di Colomba Di Pasquale (Civitanova Marche)
Colomba Di Pasquale (1968) abruzzese, vive nelle Marche: Tra le sue opere in versi: Viaggio tra le parole, Del Monte Editore (2006); Una vita altrove, Nicola Calabria editore (2007); Il resto a voce, Fara Editore (2008); Dulcamara con la prefazione di Vivian Lamarque, Genesi Editrice (2010); Il mio Delta e dintorni con la prefazione di Vivian Lamarque, Fara Editore (2014); Circostanze certe, Fara Editore (2017); Poesie minuscole con la prefazione di Vivian Lamarque, Fara Editore (2020).
«Questa raccolta possiede un merito che oggi non è affatto scontato: crede profondamente in ciò che racconta. Ogni testo nasce da un sentimento autentico e non dalla volontà di costruire una poesia. La poesia, infatti, procede. L'autore/autrice affida alla figura di Mosè non soltanto il ruolo di animale amato, ma quello di approdo esistenziale, di casa, di cura, di antidoto alla solitudine. È un amore che non teme il pudore e che, proprio per questo, riesce a toccare corde universali.
Le immagini più felici sono quelle in cui la quotidianità si trasfigura senza sforzo: il respiro raccolto nel palmo della mano, le passeggiate tra le foglie, il sonno condiviso, il cane che diventa “salmo“, “presepe“, “albero di Natale“, “pezzetto di luna“. In questi passaggi il linguaggio trova una naturalezza che lascia intravedere una sensibilità delicata, capace di riconoscere il sacro nelle piccole cose.
Ho apprezzato soprattutto la sincerità della scrittura. Si avverte che ogni poesia nasce da un'esperienza realmente vissuta e custodita con gratitudine, senza artifici e senza la ricerca dell'effetto. La raccolta mantiene una propria coerenza emotiva e una voce riconoscibile, scegliendo volutamente la semplicità per raccontare un legame profondo e restituendo al lettore un'idea di amore fatta di presenza, cura e fedeltà.
Una silloge che si legge con partecipazione e che ricorda come la poesia possa nascere anche dai gesti più piccoli, quando sono attraversati da uno sguardo autentico e da un sentimento capace di trasformare la quotidianità in memoria.» (Anna Ruotolo)
«Ha una potenza di coerenza di senso straordinaria, uno stile bambino, scherzoso, ma definito ed indefesso. È una silloge che parla dell'amore per un cane da parte del suo umano, ma sembra il linguaggio dell'amore assoluto che hanno i cani nei confronti dei loro umani. Mi piace pensare l'abbia scritta un Golden Retriever, se solo avesse il dono della parola… e con l'accezione più straordinaria del "scritto da cane”. (Alessia Boldrini)
«Questa raccolta possiede un merito che oggi non è affatto scontato: crede profondamente in ciò che racconta. Ogni testo nasce da un sentimento autentico e non dalla volontà di costruire una poesia. La poesia, infatti, procede. L'autore/autrice affida alla figura di Mosè non soltanto il ruolo di animale amato, ma quello di approdo esistenziale, di casa, di cura, di antidoto alla solitudine. È un amore che non teme il pudore e che, proprio per questo, riesce a toccare corde universali.
Le immagini più felici sono quelle in cui la quotidianità si trasfigura senza sforzo: il respiro raccolto nel palmo della mano, le passeggiate tra le foglie, il sonno condiviso, il cane che diventa “salmo“, “presepe“, “albero di Natale“, “pezzetto di luna“. In questi passaggi il linguaggio trova una naturalezza che lascia intravedere una sensibilità delicata, capace di riconoscere il sacro nelle piccole cose.
Ho apprezzato soprattutto la sincerità della scrittura. Si avverte che ogni poesia nasce da un'esperienza realmente vissuta e custodita con gratitudine, senza artifici e senza la ricerca dell'effetto. La raccolta mantiene una propria coerenza emotiva e una voce riconoscibile, scegliendo volutamente la semplicità per raccontare un legame profondo e restituendo al lettore un'idea di amore fatta di presenza, cura e fedeltà.
Una silloge che si legge con partecipazione e che ricorda come la poesia possa nascere anche dai gesti più piccoli, quando sono attraversati da uno sguardo autentico e da un sentimento capace di trasformare la quotidianità in memoria.» (Anna Ruotolo)
«Ha una potenza di coerenza di senso straordinaria, uno stile bambino, scherzoso, ma definito ed indefesso. È una silloge che parla dell'amore per un cane da parte del suo umano, ma sembra il linguaggio dell'amore assoluto che hanno i cani nei confronti dei loro umani. Mi piace pensare l'abbia scritta un Golden Retriever, se solo avesse il dono della parola… e con l'accezione più straordinaria del "scritto da cane”. (Alessia Boldrini)







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