Tre poesie di Michele Meschi da "La città di Pericle" (Book, 2021)


 

È dall’inarrestabile cagnara

del treno di carrelli manovrato

dal tirocinante in mezzo all’ignara

folla di parenti

del malato che si rende evidente

il realizzarsi dell’eventualità

certo contemplata eppur fieramente

e per onestà

intellettuale data per remota

dal clinico: ogni volta in guardiola

la nota finale i chiarimenti

le controversie le opinioni

sugli ioni le pressioni il lavoro

cardiaco (permettete una parola?)

scendono indifferenti lo strapiombo

cacofonico e canoro

delle ruote e del loro cupo rombo.

 

 

 

 

 

 

La passerella s’inarca a collegare

due metà di mondo, in mezzo incalza il mare

spinge una striscia di sé sino ai portici.

Gli odori forti d’acqua guasta e sudori

accentano un verso che è oscuro che è i volti

di arabi torti alla bancarella. Attorno

un po’ della Città, madida nei porti

mostruosi ci ripete, la barca fessa

che ai marosi grida la sua sete d’etra

e spira, la carne da patibolo che

gira il fondaco cercando un giorno perso.

 

 

 

 

Come dimenticarti? Avevi il cielo

nei recessi dello sguardo, lì giusto

eri felice, perlomeno paga

la tua sete di niente che riempisse

l’agire e l’essere. Ah quando la voce

affranta tua alludeva a fughe fatte

da ogni identità: Dio! non l’ho notato,

vedevi la Città dal nostro ciglio

sola tra gli uomini, discosta un miglio

e un nulla dal dolére illimitato.

 

Michele Meschi (Parma, 1974) si è diplomato al Liceo classico Romagnosi, laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Medicina Interna. Autore di due commedie teatrali, Le cure del caso e Il delitto di via Littorio, rappresentate nel 2006 e nel 2007 dalla mantovana “Compagnia della Salamandra”, ha ricevuto riconoscimenti nell’ambito di alcuni premi letterari (“Ignazio Silone”, “Tapirulan”). Ha pubblicato La città di Pèricle nella collezione “Tabula” di Book Editore di Massimo Scrignòli, con postfazione di Paolo Briganti (Ro Ferrarese, 2021).

 

Nessun commento: