Gutta Cavat di Cinzia Della Ciana

 



 

«Comincerò col dirvi che sono fiera di essere una verace toscana di origine poliziana, oramai d’adozione aretina. Nella mia infanzia ho peregrinato assai per questa meravigliosa regione, sì che avendone abitati molti, non sono legata a un campanile solo, ma li amo tutti, figlia di una Terra dove paesaggio si fa cultura e orgogliosa di aver per madre la sua lingua […] La professione forense mi ha insegnato che le parole hanno un peso, un senso e una storia, vanno rispettate, non abusate, calibrate, selezionate. La mia passione per l’arte e la letteratura da sempre mi ha abituato al gusto ricercato della parola, quella che esige di esser scavata, cesellata, distillata, affinché ne sia valorizzata la sonorità che evoca e suggerisce più che descrivere»

 

È Cinzia Della Ciana a presentarsi (https://cinziadellaciana.it/artist/bio/); nata a Montepulciano, esercita la professione di avvocato in Arezzo dal 1991; abbandona l’amore del pianoforte e gli studi al conservatorio; tuttavia, coltiva l’attività di scrittura, sia sul versante della prosa, sia della poesia. Molte sono le opere pubblicate e i vari riconoscimenti letterari: World Literary Prize 2015 a Parigi; Tagete 2015 e 2016 di Arezzo; Portovenere – Le Grazie 2015 e 2016; Città di Pontremoli 2016 e 2017; Pegasus 2016 e 2017; Premio Casentino 2017 e 2018; Premio Firenze 2016; Premio speciale Frunzi e molti altri, con un crescendo di eventi pubblici all’insegna della contaminazione delle arti. A caratterizzare in particolare la poesia di Della Ciana è l’orecchio educato al solfeggio che conserva nel tempo la propria sensibilità; tant’è il volgere la ricerca al principio del “suonar colle parole”, come nella raccolta Ostinato – Suite in versi (Helicon Edizioni), dove i testi sono partiture provviste di agogica destinata a un’esecuzione – mentale o vocale – da parte del lettore.

In ottobre sarà pubblicata Gutta Cavat, la silloge di poesia in cui musica e immagine si accarezzano in una nuova luce evolutiva. Poiché di un vero libro si tratta, le poesie ivi raccolte formano un affascinante ricalco cosmogonico neorinascimentale: da una dimensione contemplativa, i dettagli microscopici sono respiri di eternità in una perenne ciclicità eraclitea degli elementi naturali – Aria, Acqua, Terra e Fuoco – le particelle dei quali interagiscono per costituire una filogenesi che arriverà alla complessità temperamentale dell’Uomo quale misura dei drammi e delle ironie della vita. La poesia non si risolve nel gioco di trasformazione della metafora di ascendenza alchimistica, il verso è confrontato in pieno rispetto con le forme della tradizione, senza tuttavia assumere una postura velleitaria in termini metrici. Sta infatti nella poesia contemporanea il rischio di omettere troppo facilmente lo strumento metrico per glorificare la libertà della parola dalle gabbie della forma. Non è questo il caso. Anche perché, senza opportuna conoscenza delle ricchezze espressive della forma, e soprattutto del ritmo, non si potrebbe percepire il tintinnio latente in Gutta Cavat, ovvero lo scavo imperterrito della goccia che incide nei solchi delle immagini e del materiale sonoro, aprendo i suoi effetti all’esperienza sensoriale. Se la poesia può essere sragionata nella sua scomposizione fisica e sillabica, Della Ciana sceglie di ripristinare in chiave espressiva e ritmica le formule giullaresche e religiose di tipo canterino, l’ottonario e il novenario. Inoltre, le ascendenze e discendenze della classica la spingono a scrivere spartiti di versi con endecasillabi (per effetti soprattutto di rallentamento), settenari, quinari, quaternari, financo al verso ternario e binario le cui proprietà possono suggerire le varietà dinamiche della musica, attraverso la quale il crogiuolo della parola raccoglie speditamente accenti e voci, ricordando ad esempio la librettistica d’opera.

Del resto nella Critique du rythme di Henri Meschonnic si afferma: «le rythme est l’organisation subjective du discours». Il critico e poeta francese individua pertanto nel ritmo l’elemento di organizzazione soggettiva dell’afflato poetico. Si tratta di un principio ordinatore superiore e infinitamente più flessibile dello strumento metrico, organizzando ogni altro materiale poetico con l’inconfondibile impronta sovrasegmentale della lingua d’adozione. In questo caso, Della Ciana opera dal di dentro del cuore della lingua italiana, non solo per ragioni geografiche e culturali, sapendo orchestrare importanti risonanze timbriche. È un fatto che si vive all’interno della lingua italiana soltanto, la cui musica qui non rinuncia alla precisione del vocabolo esatto.

È auspicabile credere nello sforzo di sollevare il mondo con la leva giusta e, fuori da ogni contesto di impegno ideologico, ritornare a lavorare umilmente con il materiale sonoro della lingua, per ricostruire non tanto nuovi significati, ma opere di re-incanto del mondo, protette dallo spettro devastante e disgregativo del post-moderno. C’è bisogno di bellezza/ anche se sei mézza/ di storia.// in La storia; L’uomo […] ha scordato anche la paglia/ dove è caduto tignoso/ un ago del vecchio cielo in Diversi sono esempi paradigmatici di questo reincantamento in Gutta Cavat.

                                                                                                                                  Alessio Zanichelli


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