Su Fashion di Alberto Mori



Caro Alberto,

davvero un’apparenza sottile e smaniosa, devotamente acerba e millimetrica, depone i suoi ritagli cromatici e materici nei versi di Fashion. La sera, teatro bifronte di opposte pulsioni, apre tattili esperienze nelle riproducibilità che la pop art storicamente ha tradotto in icone. Ma qui lo “strappo” leggermente smarrito
nello sfiorarsi vago, nelle trasparenze policrome, impegna una necessità a ritrovare il tratto corporeo che acquista salute e presenza. Quanto destino nella primavera incipiente? Dove cogliere il segno di sorrisi non sempre appiattiti nella banalizzazione icastica? Tendere ad un oltre, anche “in punta di piedi”, è assorbire funzioni,ruoli consapevoli dei sensi, liberi e scalzi, nello sfondo di notti accese da riflessi mobili. I nostri passaggi sono al “Corner Gate D”, i manufatti testimoniano relegate manualità che hanno deposto arnesi all’imporsi di limbi assidui.

Cioran esclamava l’impossibilità e il bisogno di “rifarsi l’anima”, oltre lo stupore del primo gesto, ripetuto e coniato. Dal deserto dei cactus, la polvere taglia e invade il ritmo lineare delle strofe, il sostegno fonico del significante.
Non manca la nota profondamente umanistica che ricorda le tante schiavitù ma, nello stesso tempo, apre al “cammino della seconda vita”.

Un abbraccio

Andrea Rompianesi

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