Gianfranco Lauretano, Questo spentoevo, Graphe.it Edizioni 2024
recensione di AR
Scrive nella Nota finale al libro Gianfranco: “Alcuni anni fa (…) La voce di Caproni mi pervase a tal punto, da influenzare intimamente la mia scrittura. (…) C’è una quota di ciò che vogliamo dire che dipende dalle parole stesse” (p. 39). Ha interrogato brillantemente (anche) su questo il poeta il collega e amico Stefano Maldini, anche lui cesenate ad una presentazione di questa raccolta al Meeting 2026.
Constatiamo facilmente come ogni espressione artistica travalichi l’intento di chi l’ha creata. Il poeta è ispirato e dunque, pur modellando la sua opera con la sua personale creta, pur dando alle parole il suo timbro personale, sa che c’è sempre un di più che gli sfugge e che arriva da altrove. Gli stessi fruitori dei versi (o di un’opera d’arte) filtreranno il messaggio poetico, la musica, la pittura… con la loro sensibilità, scoprendovi ciascuno echi diversi, spesso in relazione al proprio vissuto.
Trovo splendida, una preghiera semplice che risuona nel profondo come una confessione, la poesia che chiude la silloge (p. 36). La riproduco integralmente:
Gesù non devo dirti niente
Ho detto per errore «Signore» / senza neppure pensare di dirlo. / Il nome di Dio, come un grande uccello, / è volato via dalla mia gabbia… (Osip Mandel’štam)
Gesù non devo dirti niente
volevo solo far cantare
il nome
e ch il suono
evocasse lo splendore
del volto
e vibrasse
la potenza del cuore
e la musica
delle sante sillabe
scardinasse la pagina
scrivendo l’universo
tu vero autore.
La forza visionaria (e profetica) del poeta pervade tutta l’opera e non mancano tocchi umoristici: “Questa strana manna nell’aria / impedisce la corsa consueta / le auto sono immobili bovini / gli alberi sculture conccettuali” (Lo spirito della neve – venerdì, p. 34); “l’eterno viene in una / brezza, in una che mi ha / nel mondo intero avuto / caro, in una mano calma” (Risposta a Leopardi – 4, p. 26); “Dio è altrove, segreto / (…) / compatisce. Sta creando / come sempre e dividendo / i seduti dai seguaci / fertili da sterili di figli / e di peccati, neppure di quelli / sono più capaci.” (Dio non c’è, p. 21); “Tra il male e il bene / solo esigue differenze. / Il male non lo vedi bene / si confonde nella vista / si camuffa con sapienza / (…) / è un riformista.” (La bestia, p. 16); “satana si annoia, è incostante” (Questo spentoevo sta finendo, p. 13); “Risediamo ancora in questo / corpo e non ci asteniamo / dall’imparare a dimenticare. / Ma appena sotto pelle / una tempesta si scatena / tra le membra e l’anima / la carne si fa pensieri” (Risediamo ancora in questo, p. 11).
Come ammette l’autore a p. 10, “unico artista” è l’amore, sta a noi goderne da protagoinsiti non nell’isolamento dell’ego ma nel fiorire del noi: “si danno ad una ad una / le risposte, dove io / non è più solo.” (p. 12, chiusa della poesia Risediamo ancora).

Nessun commento:
Posta un commento