venerdì 23 gennaio 2026



Scriveva Todorov nell’introduzione al suo bel libro La  bellezza salverà il mondo: “Spesso, inconsciamente e  tacitamente, ciascuno di noi è animato da un progetto di  vita, dentro di sé ha uno schema ideale che lo guida e in  base al quale giudica la propria esistenza del momento.  So che l’aspirazione alla pienezza, al compimento  interiore, a una qualità di vita migliore appartiene a tutto  ciò, ma ignoro dove mi porti e quale posto vi occupi il  rapporto con l’assoluto. Per ottenere delle risposte ho  iniziato questa indagine: nella speranza che il passato  possa illuminare il presente, ho voluto sapere come altri  individui, di cui sono un ammiratore, avessero tentato di  accettare la medesima sfida. In che cosa avevano cercato  la perfezione? Che ruolo aveva giocato tale ricerca nella  loro esistenza? Si era unita a quella della felicità?” 
    Questa silloge contiene testi ispirati da due grandi  donne del Novecento, accomunate dallo stesso tragico  destino, Etty Hillesum e Simone Weil. Sono testi che  rimandano al loro percorso interiore e spirituale,  originale per quei tempi, e assolutamente fulmineo, se  nel giro di pochi anni, partendo da se stesse, dalle loro  ferite, dai loro malumori, dalle loro insoddisfazioni  esistenziali, giunsero alla loro pienezza di vita,  testimoniata in pagine memorabili dei loro scritti. 
    Le parole di Todorov mi confermavano che ogni  percorso interiore ha bisogno di nutrimento e che la  scoperta, a volte anche casuale, del destino di certi individui in ricerca, può aiutarci ad assumere una  maggiore consapevolezza di ciò che siamo e andiamo cercando nei meandri della vita, anche solo per affinità,  soprattutto nei momenti di maggiore crisi come quella  che stiamo vivendo. 
     La sezione centrale Qui tra gli uomini esprime un  anelito di pace, nel mondo e in se stessi, che tutti  auspichiamo ma che non sappiamo ancora come  realizzare. L’esempio di vita di queste due donne  straordinarie, testimoni di un radicale cambiamento  interiore, ci invita a ritrovare in noi stessi un nuovo  equilibrio e una nuova forma di amore per il mondo che  verrà. Perché come scriveva Etty Hillesum: “Una pace  futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà  stata trovata da ognuno in se stesso - se ogni uomo si  sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque  razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà  trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in  amore se non è chiedere troppo”.(1)
(1) Etty Hillesum, Diario (1941-1943), Adelphi, Milano, 2010, p. 127.
Dalla introduzione dell'autore

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Sì, ci si libera di tante cose, camminando. 
Da tempo attraverso solitari giardini
la sera sotto fredde luci invernali 
su foglie bagnate.  
I cancelli si aprono e si chiudono.  
Ne ho aperto uno oggi 
per venirti a trovare.
  
Sono tempi così tristi - anche questi. 
Fa paura pensare che tutto il dolore di ieri  
possa tornare di nuovo - obliata ogni follia. 
 
Ti vengo a trovare 
su quel limpido pomeriggio d’inverno
liscio come uno specchio d’acqua ferma 
in mezzo a tanta stupidità.
*
I rami scuri alla pallida finestra  
tu così attenta ad ogni minimo fruscio.  
Sono giorni in cui l’amore ti esplode dentro come un fuoco.
Ma tu hai il dono delle pause lunghe 
seduta sul pavimento in un angolo della tua stanza. 
L’amore ci porta sempre così lontano i primi tempi,
e in alto, come nuvole folli 
sospese su un dirupo, come ubriachi 
in bilico sul pendio di una collina, 
senza più misura, senza cielo…  
Poi tutto passa, si ritorna. 
Ma tu hai il dono delle pause lunghe 
seduta sul pavimento in un angolo della tua stanza. 
Sai come fermarti e non riempirti fino all’orlo. 
Ora ti metti un po’ di rosso sulle labbra  
e di nuovo la vita ti viene incontro:  
oggi ha i passi attutiti del tuo amico  
sordo, dell’ungherese cieco…  
A volte basta così poco 
un po’ di lilla bianco dietro un pianoforte a coda…
*
Piccola, e così dolce, un pezzetto 
di eternità scende nella tua ora migliore 
profondamente assorta nelle vicinanze di Dio 
e appena dopo ripiegata sulla tovaglia da sparecchiare 
davanti allo specchio a colorarti la bocca. 
Com’è vero, dopo giorni di tensioni nel chiasso
là fuori, ecco d’un tratto un senso di dolcezza
ci avvolge, e la vita  
questa grande potente ed eterna corrente  
ci sorride. 
Non è altro che un dolce abbandono, 
un calmo flusso di energie che dal fondo di noi stessi sale  
e per mezz’ora ci fa liberi. 
E’ questo l’amore grande che riempie 
la bella armonia 
e la vastità ricolma di Dio? 
La ragazza marocchina guarda fuori nella grigia mattina 
e il tuo libro aperto sulla scrivania, i fogli 
sparsi in giro, i lumi ancora accessi 
sotto la finestra, quest’energia che ci danza 
dentro - tutto questo non si può fermare. 
Tu pensa cosa sarebbe il mondo, e gli uomini 
che là fuori si uccidono, se mezz’ora  
al giorno di umile silenzio 
durasse tutta una vita…

Gianni Fabiano è nato a Genova, dove vive. Da molti anni è impegnato in un percorso di liberazione interiore con il movimento culturale Darsi Pace per un’umanità più relazionale e nonviolenta. Da questa esperienza ha tratto ispirazione per la sua ricerca poetica. Ha ricevuto diversi riconoscimenti in ambito letterario, tra cui il Premio Città di Mestre e il Premio Città di Castello. In continuità con la recente pubblicazione Un lungo andare cercando (La Ruota Edizioni), questa raccolta pubblicata da ChiareVoci Edizioni si è aggiudicata il Premio Chiarevoci 2025.

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