Giuliano Raimondo, Tutto + uno, Marco Saya 2025
recensione di Flavio Vacchetta
La poesia dell'amico Giuliano Raimondo è gradita spontaneamente.
Non si devono cercare complicate strutture in quanto si tratta di toni vari, a volte più lirici e intimistici, altre volte narrativi, e poi umoristici, caustici, a volte si tratta di un miscuglio di questi toni, anzi forse questa mescolanza è una delle caratteristiche. La poesia dev'essere una cosa semplice, un modo semplice di essere ed agire, un modo sorgivo, un'attitudine direi primordiale, infantile, di chi cammina, guarda, osserva, si meraviglia e non può che esprimere ciò che l'emozione gli suggerisce e gli detta istantaneamente.
Il labor limae, per quanto una certa riflessione e cautela nel proporre al lettore
una cernita sia auspicabile, passa in secondo piano rispetto alla preoccupazione
di cogliere l'essenza come istantanea.
Anche la forma, nel senso dell'aspetto grammaticale, sintattico, lessicale mi pare
una conversazione colloquiale ed amichevole.
La creatività risiede quindi più nella singolarità dei soggetti poetici, nella varietà di toni musicali liberamente accostati essendo il nostro Giuliano noto contrabbassista jazz con lunga esperienza alle spalle.
A riguardo cito la poesia di p. 88:
non abbandonare
il tuo free-jazz
cosa importa se
sei arrivato negli empirei
del bel suono
qualche volta – ricorda –
togli la cravatta vieni
a nuotare con me.
Fondamentale fonte di ispirazione per l'autore sono le passeggiate poetiche.
A p. 48 leggo:
Dall'alto si contempla il mare
che sfuma verso isole invisibili
polveri a mulinelli s'alzano
per socchiuderti gli occhi, affannarti
il respiro,
sollevare la paura di un fuoco
che ancora fuma sotto cenere
grigia.
E a p. 49:
là sotto il mare, i mercati
di Ventimiglia Vallecrosia
l'Aurelia fiume
dietro le case a Nervia
ed il torrente d'acque risorte
negli stagni della foce
riflette lastre di luce (…)
giunge di là la brezza
ai miei trecento ulivi, a mezzogiorno
Con passione ed interesse leggo a p. 103:
mettimi pure in un bacio
confezionami
mettimi foglietto
nella stagnola argentata
prima o poi un amante
del cioccolato
darà uno sguardo
non puoi parlar d'amore
a un carrarmato (…)
il vero mare è oltre
queste ondine (…)
L'amore, anche sotto forma di erotismo, non è trascurabile, sempre con connotati giocosi solari divertiti a volte appena imbronciati.
Leggo a p. 101:
ho il corpo arenato nella fatica
del lavoro
mi frulla in testa la parola
pantegana
ed ogni un tot di attimi
si affacciano endecasillabi sconci
è chiusa l'officina del poeta
ma oggi ho avuto questi versi erotici
i segni sulla pelle mi rinnovano
le gioie dell'amore.
Mi pare di capire che la caratteristica poetica dell'amico Giuliano è la curiosità
l'avventura, la variazione fervida, le trasformazioni, la ricerca dei modi migliori
per far stupire con una certa sprezzatura ironica e giocosa della sua apprezzata
clientela musicale e alimentare (l'autore gestisce da tempo un famoso ristorante
in quel di Dolceacqua in Riviera ponente ligure).

Nessun commento:
Posta un commento