venerdì 2 gennaio 2026

"il vero mare è oltre"

Giuliano Raimondo, Tutto + uno, Marco Saya 2025

recensione di Flavio Vacchetta






La poesia dell'amico Giuliano Raimondo è gradita spontaneamente.

Non si devono cercare complicate strutture in quanto si tratta di toni vari, a volte più lirici e intimistici, altre volte narrativi, e poi umoristici, caustici, a volte si tratta di un miscuglio di questi toni, anzi forse questa mescolanza è una delle caratteristiche. La poesia dev'essere una cosa semplice, un modo semplice di essere ed agire, un modo sorgivo, un'attitudine direi primordiale, infantile, di chi cammina, guarda, osserva, si meraviglia e non può che esprimere ciò che l'emozione gli suggerisce e gli detta istantaneamente.

Il labor limae, per quanto una certa riflessione e cautela nel proporre al lettore

una cernita sia auspicabile, passa in secondo piano rispetto alla preoccupazione

di cogliere l'essenza come istantanea.

Anche la forma, nel senso dell'aspetto grammaticale, sintattico, lessicale mi pare

una conversazione colloquiale ed amichevole.

La creatività risiede quindi più nella singolarità dei soggetti poetici, nella varietà di toni musicali liberamente accostati essendo il nostro Giuliano noto contrabbassista jazz con lunga esperienza alle spalle.

A riguardo cito la poesia di p. 88:


non abbandonare

il tuo free-jazz

cosa importa se

sei arrivato negli empirei

del bel suono

qualche volta – ricorda –

togli la cravatta vieni

a nuotare con me.


Fondamentale fonte di ispirazione per l'autore sono le passeggiate poetiche.

A p. 48 leggo:


Dall'alto si contempla il mare

che sfuma verso isole invisibili

polveri a mulinelli s'alzano

per socchiuderti gli occhi, affannarti

il respiro,

sollevare la paura di un fuoco

che ancora fuma sotto cenere

grigia.


E a p. 49:


là sotto il mare, i mercati

di Ventimiglia Vallecrosia

l'Aurelia fiume

dietro le case a Nervia

ed il torrente d'acque risorte

negli stagni della foce

riflette lastre di luce (…)

giunge di là la brezza

ai miei trecento ulivi, a mezzogiorno


Con passione ed interesse leggo a p. 103:


mettimi pure in un bacio

confezionami

mettimi foglietto

nella stagnola argentata


prima o poi un amante

del cioccolato

darà uno sguardo


non puoi parlar d'amore

a un carrarmato (…)

il vero mare è oltre

queste ondine (…)


L'amore, anche sotto forma di erotismo, non è trascurabile, sempre con connotati giocosi solari divertiti a volte appena imbronciati.

Leggo a p. 101:


ho il corpo arenato nella fatica

del lavoro

mi frulla in testa la parola

pantegana


ed ogni un tot di attimi

si affacciano endecasillabi sconci


è chiusa l'officina del poeta

ma oggi ho avuto questi versi erotici

i segni sulla pelle mi rinnovano

le gioie dell'amore.


Mi pare di capire che la caratteristica poetica dell'amico Giuliano è la curiosità

l'avventura, la variazione fervida, le trasformazioni, la ricerca dei modi migliori

per far stupire con una certa sprezzatura ironica e giocosa della sua apprezzata

clientela musicale e alimentare (l'autore gestisce da tempo un famoso ristorante

in quel di Dolceacqua in Riviera ponente ligure).

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