mercoledì 12 novembre 2025

“un imprevisto nella retina”

Massimiliano Mandorlo, Almadìra, peQuod 2025, collana Portosepolto, volume a cura di Luca Pizzolitto e Massimiliano Bardotti, nota introduttiva di Mons. Franco Buzzi

recensione di AR



È un bel viaggio navigare Almadìra che raccoglie flash del cammino poetico, emozionale ed esistenziale di Massimiliano. Questi biglietti ci si “attaccano” addosso con particolare adesione quando i riferimenti letterari, topografici, filosofici, emotivi trovano in noi un fuliminea corrispondenza.  

Parto da un lacerto che si trova a p. 73 sotto il titolo Dentro il canto nascosto che noi siamo, parole cui mi mi trovo rispecchiato: “La poesia sta ai margini del pensiero e della lingua, non appartiene veramente a nessuno perché è libera, randagia, è un movimento dello spirito, dell’occhio spalancato alla visione.”

A p. 67 troviamo il brano intitolato Elỳtis: “Opporre al neocerebralismo di molta poesia contemporanea la luce infuocata della Grecia di Elỳtis. Trasparenza come capacità di vedere attraverso le cose e la lingua, come un prisma. Luminosa potenza del pensiero mediterraneo.”

A pagina 61, Inferno III, si parla di speranza “come un fiume carsico, segreto, invincibile. La mano di Cristo sfolgorante nelle icone bizantine che di afferra dalle profondità della terra. Discesa e risalita. Chiavistelli spezzati. Porte scardinate. Anastasis.”

Riproduco qui sotto una icona che visualizza il passaggio qui sopra.



A p. 53 Massimiliano afferma: “Una finestra è lo spazio che si apre nella superficie del già conosciuto, un imprevisto nella retina, una possibilità di visione.”

In Nativitas (p. 51) anche noi con lui ci chiediamo: “Cavato da quale buia profondità viene questo grumo di muscoli e ossa, piccola cellula esplosa?”

Nella pagina precedente, sotto il titolo Klontzas, vediamo che: “Demoni color carbone cercano di spingere verso il basso le bilance dell’arcangelo Michele.”


In questo video troviamo (mi pare) alle spalle di Massimiliano il Crocifisso giallo (p. 49) “di Manuela Tonini che mi ha accompagnato per tutto questo tempo. La testa di Cristo reclinata violentemente sulla sinistra, la testa esplosa in un fascio di luce bianca, albume e materia.”

Sotto il titolo Congdon (p. 47) ci viene donata una abbagliante citazione: “Scrive N. Shepherdson the art is to destroy clarity with more clarity.

E a p. 25, Hidden Life (Malick): “Che ne sa il potere della vita maestosa dei fiumi, delle pareti verticali di roccia, del vento che ondeggia tra le spighe? Così come la vera vita è libera anche l’arte soffia dallo spirito.”

Sì perché lo Spirito soffia dove vuole, benché questo mondo sia così aggredito, asediato dal male (v. a p. 39): “Ecco Hebron con l’occhio delle telecamere che ti spia oltre la rete di immondizie, città di Abramo, città sventrata tra moschea e sinagoga, mentre un cecchino ti aspetta col mitra puntato come un grido d’allarme venuto dall’aldilà.” 

Affascinanti le “cartoline” dai luoghi visitati, ad esempio Genova (p. 33): “C’è qualcosa di verticale, di aspro e roccioso in questa città di porti e crêuze. (…) Come se nel mare precipitasse l’odore inerte e affilato delle montagne, la durezza della pietra.”

Come un pellegrino che deve guadare un fiume saltellando da una pietra all’altra poco sopra il pelo della corrente, ho saltellato con gioia e apprensione fra queste pagine dove è bello inoltrarsi con “gli scarponi infangati e lo zaino di Chatwin” (p. 13), sapendo che “C’è una crepa, una frattura nelle cose e c’è un momento esatto per entrare in quel punto incandescente con lo sguardo incendiato degli umili e dei santi” (p. 19) e che “La poesia e un viaggio incendiato verso la trasparenza” (p. 22).

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