Una chiave intangibile

Marzia Biondi, Fratellanza d’anima, Aletti 2021

recensione di AR




Di solito non si dovrebbero recensire libri in cui si è parte in causa, ma desidero fare un’eccezione: mi limito a ringraziare sentitamente Marzia per le belle e attente parole che mi dedica e mi concentro sugli altri due poeti di cui il libro ci offre una coinvolta e partecipe lettura. Il libro è infatti nato per presentare “la poetica di autori, ma soprattutto amici, con i quali ho camminato nello stupore, curiosità, e umiltà che la poesia dona” (p. 11).

La prima parte è dedicata a Paola Lucarini e in particolare a La casa dei quattro eventi (Nuova Compagnia Editrice 1994) “onnicomprensiva degli elementi simbolici, mistici, lirici e letterari quali aspetti fondanti la voce poetica dell’autrice” (p. 16). Marzia ci guida sezione per sezione attraverso la silloge di Paola, analizzando con acume e trasporto le poesie che l’hanno particolarmente toccata, citando splendidi versi come, ad esempio, i seguenti: “il ruscello taglia la gola d’argento / fora l’orecchio per un sonante pendaglio zingaro” (p. 22); “ho fatto un’erba alta di silenzi / per disperdervi i passi innamorati” (p. 24); “La chiassosa brigata dei gerani / che aveva svegliato l’estate / spioveva smorta, stamani” (p. 27). A p. 29, a proposito della poesia che inizia con i versi “Siamo stelle, luoghi / incendiati di Luce / contro il buio”, l’autrice forlivese scrive: “… Siamo stelle: polvere luminosa metafora di ogni persona, a immagine divina, in comunanza di appartenenza fra gli umani con il retante del mondo”. 

La poesia, “arte divina” (p. 33), può dunque fare rete fra anime, renderci attenti agli altri, farci sentire non monadi ma costellazioni pulsanti e terreno fecondo, come testimoniato da questi versi di Lucarini citati sempre a p. 33: “Con una siepe di biancospino / proteggo da storture / innocenza e cuore – / terra, mi sento zolla, / nell’anima il seme / dell’eternità fiorisce.” 

Marzia conclude il suo viaggio dedicato alla poetessa fiorentina con quattro poesie composte utilizzando versi tratti da Un incendio verso il mare e dalla citata raccolta estesamente trattata in queste parte iniziale del libro.

La seconda parte di Fratellanza d’anima è dedicata al poeta genovese Massimo Morasso, “un artista dalla voce interrogante la vita, la morte, sé stesso, la poesia come lo sguardo più tagliente ed introspettivo col quale guardare alle cose, anche a quelle invisibili, a richiamo di uno dei poeti maggiormente studiati ed amati dall’autore, R.M. Rilke” (p. 38). Marzia parte dal saggio Il mondo senza Benjamin (Moretti & Vitali 2014) in cui Morasso “definisce i nove modi di guardare alle finestra di sé stessi e della vita” (p. 38) per poi passare alla presentazione della silloge L’opera in rosso (Passigli 2016). Dalle poesie citate traiamo questi lacerti: “Cristina [Campo] mia imperdonabile penso / a te che leggi gli Atti del Concilio // e ne compulsi note e codicilli” (p. 42); “Ci sono nove modi di guardare una finestra, / o addirittura dieci se a guardarla sono i morti” (p. 43); “Gli urli del vento, / e un sole, in alto, che prosciuga. / (…) / Un torbido gabbiano / osserva dal tettuccio di una Yaris” (p. 49); “L’attimo, e subito dopo il suo dopo / che rimbalza il fremito mortale, / eco di una bellezza che s’intuì” (p. 50); “di me fare un più piccolo me stesso, / un artigiano in piedi dietro un banco / ostaggio di una buia identità” (p. 54); “Anima, com’è difficile costruirti!/ Si sprecano / gli smottamenti / del volere” (p. 57). 

Di seguito proponiamo alcuni flash della analisi di Biondi: “La poetica di Morasso, uno sguardo che trafigge, non solo scalfigge ma irrompe dentro la parola, la frantuma nei componenti più essenziali e la ‘ricuce addosso’ all’anima che ne ha inalato profondamente il profumo e lo sguardo dell’oltre. (…) Le parole trafiggono le pupille, portando lo sguardo verso l’alto, il fiato con cui vengono lette crea un vortice nel quale lo spirito fa da filo conduttore…” (p. 43); “La coerenza mantiene indelebile la verità della poesia…” (p. 48); “… la poesia più vera è racchiusa nelle parole che sono al di là di esse stesse.” (p. 50); “Amore e morte sono i due nemici per eccellenza: non la vita e la morte, ma l’amore e la morte!” (p. 53)

Alla fine della sua lettura di Massimo Morasso, Marzia propone per intero la sezione conclusiva della raccolta del genovese, che consta di un unico poemetto di struggente bellezza. 

Dopo la terza parte che mi riguarda, scrive l’autrice nelle Conclusioni (p. 76): “La bellezza in senso lato, dono divino ed ossigeno per l’anima, concetto che accomuna i tre scrittori, è potentemente intangibile ed al contempo penetrante fino a dare colore alla visione del mondo, fino a giungere agli occhi della poesia, sua chiave di lettura.”   

Con questo suo approccio amicale e profondamente empatico, con il suo discreto e garbato entusiasmo, è come ci invitasse tutti (addetti o meno ai lavori) ad immergerci nella realtà (certo dura e a volte violentissima e ingiusta eppure riverberante di bellezza e anche di bei gesti) con gli occhi dei poeti, di nutrirsi dei classici, frequentare i contemporanei e magari “scovare” anche le tante voci nuove e giovanissime che stanno emergendo persino in questi giorni così apparentemente privi di poesia. 

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