“Non possiamo resistere al richiamo delle distanze.”

Milica Jeftimijević Lilić, Il voto di Penelepe, Traduzione dall’inglese a cura di Claudia Piccinno, Versione inglese a cura di Denisa Kondić e Lazare Macura, Il Cuscino di Stelle 2021

recensione di AR



L’Autrice è nata in Kosovo, dove si è laureata in Filosofia all’Università di Priština, per poi proseguire gli studi a Belgrado dove vive dal 1999. Ha dunque provato sulla propria pelle la tragedia della dissoluzione della ex Jugoslavia

Questo libro parla di vita e di morte (si veda in particolare, ma i riferimenti potrebbero essere molti, la poesia Siamo un essere, alle pp. 100-1); di anime che vivono nei corpi (“Sono una dualità / Definita dall’esistenza celeste e corporea”, p. 23); di bellezza e distruzione (“Ovunque saremo, / costruiremo una nuova Damasco, / La sua bellezza è impressa nel nostro sangue / (…) / le nostre ombre si uniranno a noi / con il potere del dolore, / con la sofferenza dell’ingiustizia”, p. 80); della relatività di ciò che può essere spazialmente vicino e sentimentalmente lontano (“Dentro di me c’è una distanza incomprensibile / Più vicina di ogni cosa intima”, p. 85); di amore (“Nel tuo seme è presente anche la tua mente”, p. 41) e presenza del divino (“quel ponte fatto di luce che mi collega al Vivente, / quel fuoco interiore che conferma che Io sono”, p. 52); del soffio dello Spirito e della necessaria “inutilità” della poesia che connette e svincola (“Le parole fino ad allora / mascherate da veli, / hanno iniziato a ballare nude / libere da tutte le catene”, p. 48); di nostalgia attiva (“Camminavo sulle onde / Per superare in astuzia il destino”, p. 46) e di fedeltà a ciò che conta ed è vero (cfr. ad esempio la poesia Realtà virtuale, che riprendiamo più sotto). 

Un libro pulsante: “Pronuncia un suono e saprai chi sei: / tutto è dentro di te” (p. 64); “con la lacrima sul volto della falsa storia / che si beffa del poeta viaggiante / che dà alla luce l’anima quando il corpo muore” (p. 75). 

Il titolo di questa recensione l’ho estratto da Realtà virtuale (pp. 104-5) che si chiude con questi intensi versi: “Preferiamo i misteri / Dell’infinito / Lascia che duri il più a lungo possibile / La vita stessa è un trucco / Possiamo fissarla per tutto il giorno / Ma scivola via in pochissimo tempo. / Rimane solo l’illusione del / Possesso duraturo, ciò che è indesiderato.”

Ecco allora che la poesia può essere un riflesso di eternità, l’espressione di quel desiderio carnale e sublime, mistico e sensuale che troviamo nel Cantico dei cantici e che Milica condensa ad esempio nella già menzionata Siamo un essere: “Le parole generano possibilità, miracoli, efficacia, / sono echi dell’Anima, segni di sventura, di maturazione, / chiavi della gioia prodotta dal dolore, / (…) / e seguirò la poesia come mia guida, / tutte le persone camminano verso il nulla, / ma la poesia si fonde con il fascio dei miei giorni / ondeggia dietro di me, mi segna e io non ho atra via d’uscita. / È certo che eravamo e siamo un’unica entità.”  

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