domenica 22 luglio 2018

“un sorriso, una flebo d’amore”

Marzia Biondi, L’amaca dell’abbraccio dissetante, Raffaelli Editore 2018
prefazione di Gianfranco Lauretano

recensione di AR

http://www.raffaellieditore.com/l_amaca_dell_abbraccio_dissetante


Se a volte il dettato di questa raccolta ha un tono narrativo, quasi quello di un diario intimo e in più punti è un vero libro di preghiere “nascoste” (aggettivo utilizzato nel titolo dell’ultima sezione) fra i versi che contiene, non mancano agnizioni di forte poeticità. In questo libro l’autrice riversa le contraddizioni del quotidiano, con le sue angosce e fatiche, un quotidiano in cui però è possibile ricevere e donare raggi di luce infinita, che trascende e travalica: “un camice colorato / s’affaccia ai piedi di un letto fra tanti / un naso rosso incuriosisce le pupille // l’imbarazzo di un sorriso  strappato alle rughe / in un bambino dimenticato, il volto rosso / lo stupore si confondono con la gioia // una flebo d’amore s’insinua nelle vene / il male nelle ossa e nell’anima è più lieve” (p. 71); “come il su e giù di un’altalena / così la vita fra il carnevale / e la salvezza” (p. 68); “come ali sfarfallanti di rondine / la mia anima grida la libertà / bambina felicità” (p. 58).
Marzia Biondi è ben consapevole della transitorietà del cammino umano ma percipisce chiaramente un senso che ordina in maniera discreta, misteriosa ed evidente al tempo stesso, la trama del nostro vivere: “la ruvidezza del sasso conferma la mia e la tua presenza / l’impronta, l’assenza ha la pienezza di te / felicità” (p. 50, corsivo nel testo); “una scheggia della Croce / incide la carne / il senso della vita” (p. 48); “quando manca / c’è di più / (…) / il suo sorriso è come un’amaca / su cui si adagia la gioia” (p. 41); “chi è l’uomo per / rimanere in piedi / di fronte ad una rosa” (p. 40); “se ti si nota in abbondanza / il caos diventa motore nell’arte di penetrare / il segno l’ordine la pazienza” (p. 38).
Accade così che nella nostra routine barbaglino lampi di bellezza illuminante pronta a stupirci, a meravigliarci se solo la accogliamo con umiltà ed entusiamsmo fanciulleschi (le cose più alte sono rivelate ai semplici, ai piccoli): “l’attesa  si fa corpo nello sguardo // silenzio” (p. 34); “la sua assenza è ossigeno senza «o» / in una vita senza «i» / tremendamente «uo» tra Eros e Thanatos // il vuoto” (p. 32); “andare domandarsi dirsi / io sono perché è altro” (p. 28); “ossa rattrappite dimenticano di essere ricordi” (p. 27).
La poesia è per Marzia musica ricca di colori, la vibrazione di emozioni profonde, l’espressione di una con-sonanza con il mondo, con gli altri, con una Parola che ci abbraccia sempre e ci salva se apriamo le nostre orecchie e la lasciamo scendere nell’anima perché ci sostenga, ci consoli, ci renda partecipi di una realtà altra e oltre ma già qui assieme a noi, riflessa in particolare nei volti dimenticati, nelle persone ai margini, sofferenti, violate, sfruttate… nell’amore in tutte le sue declinazioni, come quello di una madre per il figlio: “il tuo sguardo vivace, profondo / è un generoso attimo d’amore / dono al mondo // sei uomo dai pensieri lontani / (…) / lasciano le orme / a tratti un po’ strane, incomprensibili / (…) / di me sei parte / hai le spalle come tuo padre, belle robuste / e ora sorreggi pesi e risposte” (p. 15).
La poesia è anche una mappa, sa cogliere le indicazioni importanti nel particolare, nel non detto, nel non dicibile, nel ritmo di immagini ricche di echi: “la pietra incastonata in una casa di malta / l’erba dice il vento che passa l’odore della pioggia caduta” (p. 18).
Chiudiamo questa nostra lettura riportando integralmente la splendida poesia a p. 22:

Una forma in sé stessa
in un proprio spazio

inciso dalla sua mano
bacia con l’anima

il pieno dell’impronta

Nessun commento: