Nel tempo ricreativo del gioco: Il passato non resiste

Raffaela Fazio, L'ultimo quarto del giorno, La vita felice 2018, pp. 100


http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/raffaela-fazio/lultimo-quarto-del-giorno-9788877990408-510381.html


È una poesia che congiunge elegantemente e con una forte tensione esistenziale l'esprit de finesse con l'esprit de géometrie quella di Raffaela Fazio. Nella I sezione di questa raccolta, intitolata “Tra il gioco e il mondo”, troviamo ad esempio questi versi che provocano la razionalità (tendenzialmente algida e fuori dal tempo ma necessaria alla sua stessa misurazione) ed evocano il sentimento (capace di dilatare o comprimere il tempo misurato e di congiungere passato e futuro): “Per le parole serie / chiederò materia al volo” (p. 15); “Viviamo / e vogliamo narrarci. / Ma si sfa ogni racconto / nel dirsi: / non c'è filo, né trama” (p. 20); “Che il pensiero / non cerchi un'uscita / ma un'eco / nell'estesa caverna dei sensi” (p. 25); “Il passato non resiste. / Nessuno dei suoi angoli / rimane, solo / l'arco / sui cui insiste“ (p. 26). 
La II sezione ci propone un titolo ossimorico “La leggerezza degli abissi” e indaga il gioco delle ombre che possono celare mostri o demoni che l'uomo riesce (forse) a domare con l'arte, la musica, lo poesia… in questa sua creatività assomiglia a Dio che “trascorre l'ultimo quarto del giorno a divertirsi nel mare con il Lieviatan. Dio riesce a domare la forza distruttrice del mondo snudandone il lato ludico, rivelando, ad ogni colpo di coda del temibile mostro, la leggerezza degli abissi” (p. 29). Ecco alcuni passaggi tratti da questa sezione pivotale: “Il corpo è un trapasso / continuo: smistamento / di cellule e tessuti / in tempi disuguali” (p. 34); “È la tua voce / che non posso perdonare // perché la cerco ancora dentro le parole” (p. 35); “Ti parlo / come l'erba / alla pietre / tra cui s'insinua” (p. 39); “il tempo ha per lama / la tua assenza” (p. 42).
“La danza dei confini” è il titolo della III sezione: “Il tempo si affolla / di ritardi / così matura” (p. 51); “Si staccano da soli / i volti dal silenzio / (…) / e il bene che fa male / dal suo male?” (p. 52); “Nessuna parola / seppure lontana / nel tempo / è distante” (p. 55); “Un uomo nasce / e nasce in lui una musica” (p. 57); “Nasce dal vero / l'immagine amata // e dal corpo assente / il verso / che lo invoca…” (p. 58).
La IV sezione è “Un capovolgersi di altezze” e qui il cielo si fa terra, il pensiero concretezza, l'altro io, l'umano divino: “Quando un uomo / si sveglia / nella notte capisce / che non basta a sé stesso” (p. 78); “… oltre la morte / solo l'amore / è guardia di frontiera” (p. 88); “Lascia che dentro Te / integra sabbia / io pianti la punta / come anfora d'argilla nella stiva” (p. 93); “Sei così Altro / (…) / che sei anche me. / (…) / sei il tempo che mi occorre / per darti / una risposta. Non prima / ti esaurisci” (p. 95, questi quattro ultimi versi sono anche degli splendidi settenari spezzati).
Come scrive Francesco Dalessandro nella prefazione: “La poesia stessa è un gioco, e ogni poeta gioca con il leviatano del proprio inconscio, o della memoria” (p. 8). Di questo gioco fatto di regole ma che ci porta oltre le regole Raffaela Fazio ci offre in queste pagine una musica che penetra nel fondo di noi e che ci innalza, immagini di autentica poesia che varcano i confini segnalandoli.

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