La poesia che intona la continuità

di Vincenzo D’Alessio & g.c.f.guarini


Il 3 aprile scorso scompariva dalla vita terrena il letterato Carmine Manzi, uomo di grandi energie, fondatore del Premio Letterario “Paestum”, della relativa Accademia e del periodico di lettere ed arti “Fiorisce un cenacolo”. Novantadue anni prestati alla crescita culturale del nostro Sud, lasciandosi alle spalle un bagaglio immenso di dati e di pubblicazioni. A raccogliere questa enorme eredità culturale è una parte della sua famiglia: la figlia Anna, poetessa, con amorevole energia passa al timone della “navicella” paterna, in un mare non sempre calmo, in un Paese sovente lontano dalla comprensione degli sforzi culturali compiuti nel Sud dell’ Italia.

L’uscita del n. 1-4 della rivista «Fiorisce un cenacolo», Anno LXXIII, gennaio-marzo 2012 segna l’ingresso ufficiale della poetessa Anna Manzi nel coacervo di forze messe in campo dal padre. L’amore che la lega al genitore si evince nei versi che raccontano, nell’evento eccezionale della nevicata di quest’anno, tutto il dolore del distacco e la dolcezza della continuità dell’affetto che non muore:

A mio padre

Ti dicevo
che era caduta la neve,
tanta,
e mi ascoltavi
fragile e indifeso
come un bambino
al quale si racconta una fiaba.
Passarono i giorni,
il vento trafiggeva i pini
lungo il viale
nell’angosciante percorso.
Una barriera
ti isolava dal mondo
dissolvendo i colori
della primavera incipiente
nel candore asettico
dei camici bianchi.
Ti parlavo
degli alberi in fiore,
delle viole nascoste
fra l’erba novella.
E, tu, celando il dolore
mi tenevi la mano
e… sorridevi.

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