domenica 11 aprile 2010

Su Tra disastri e desideri di Marco Statzu


FaraEditore, 2010
recensione di Vincenzo D'Alessio
senza saperlo nemmenoVorrei iniziare l’incontro con il giovane poeta Marco Statzu, della raccolta Tra disastri e desideri, recitando i versi di un grande poeta del XVI secolo, John Donne, dai suoi Sonetti Sacri: “One short sleepe  past, wee wake eternally / And death shall be no more; death, thou shalt die” (Einaudi, 1971). Dunque, non vi sarà più morte dopo che avremo lasciato questa vita. L’interrogativo che mi assale è che ora so, leggendo la biografia, che Marco è un sacerdote, per scelta di vocazione, e che ha rinunciato ad alcune cose del mondo abbracciando tutta la spiritualità che il sacerdozio richiede; se avessi letto i versi senza saperlo cosa avrei scritto?
In primo luogo l’avrei descritto con la sua stessa voce: “Ma ho visto una volta / un ficodindia ch’è nato / s’una grondaia. (…) E quando ripasso là davanti / mi commuovo ogni volta / per quest’ostinazione gratuita di Dio” (pag. 76). La chiamata di un Dio “ostinato” alla vita, e che vita! Un ficodindia, irto di spine, tolto dalla sua terra d’origine, dal suo stare insieme ai propri simili, per essere trasferito sopra una grondaia, alle intemperie del mondo, con il rischio di cadere giù, in qualsiasi momento, oppure essere preda degli uccelli rapaci. Una bella immagine di Marco, spero, anche se il ficodindia è un frutto difficile da cogliere, pieno di granuli, ricco di sole.
Come isolano sardo ha la temperie forte del popolo dei Fenici dal quale discende. Ha la vocazione del pescatore di uomini. Combatte ogni giorno contro gli attacchi che l’impegno umano, e sacerdotale, gli portano lungo i binari del suo treno in corsa (scherza anche con il proprio cognome nella poesia Inquisizione (pag. 68) riferendosi ad una stazione). Questa raccolta è un primo passo verso la coltivazione di quel piccolo orto interiore chiamato luogo poetico. Riscontriamolo nei suoi versi: “Luogo non è / ov’io possa portar me medesimo / (…) Sarà perché / son troppo attaccato a me stesso?” (pag. 29).  Poi, la riconciliazione poetica indica la strada, verso la fine della raccolta: È sciogliere la tensione che tutto mi prende / e accogliere l’infinito abbraccio / di Colui che non posso afferrare” (pag. 75).
 I versi di Statzu sono complessi. Disegnano nella mente figure  poetiche in continuo contrasto con chi muove i passi dietro di lui: (…) Anticipo di speranza e timida vendetta / per una chiesa agonizzante / (…) e povera d’umanità / per inettitudine, non perché appesa alla croce. / Sento profonda nostalgia di Gesù” (pag. 74).  Stupendo testamento di un sacerdote di ritorno dal seppellimento di un prete”. 
Dove vive la Fede oggi? In questo giovane sacerdote-poeta? Come non sentire tutta l’amarezza dei suoi versi e il desiderio di vedere il Cristo camminare per le strade del mondo, seguirlo, in cerca dei poveri, dei morenti, dei bambini? Quanto male gli uomini sanno fare ai bambini!  Com’è facile uccidere la Speranza: basta affidarsi al potere della carne. Quanta ragione mostra il cardinale, papa mancato dell’ultimo conclave, Carlo Maria Martini quando invoca il matrimonio per quei preti che non ce la fanno a vivere da  soli. Si fermerebbero tante brutture nascoste e tanto dolore subìto. Buone le citazioni del martire teologo Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) al quale il nostro poeta si ispira, scegliendo lo spirito partigiano del messaggio evangelico. Bella la postfazione, sottoforma di lettera, del poeta Massimo Sannelli, dove scrive: “[e il silenzio indica la dignità dell’obbediente, non l’afasia di chi è nato nel Novecento. Quindi vorrei essere il silenzio che sento]” (pag. 79). Ottima la possibilità di diffondere questa poesia operata dalla casa editrice Fara. Una prova tra uomini nuovi.
 Al poeta Statzu un semplice augurio: per aspera ad astra!

2 commenti:

Marco Statzu ha detto...

grazie delle parole. E' bello vedere come ognuno trova qualcosa che lo colpisce!
maioba

Marco Statzu ha detto...

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http://maioba.blogspot.com/2010/04/commento-di-andrea-oppo-tra-disastri-e.html