Su Minuta di silenzio di Lorenzo Mari

L'arcolaio, 2009
Come Carmine De Falco anche Lorenzo Mari è un esponente molto interessante, con uno stile maturo e riconoscibile, della nuova generazione di poeti italiani. Il libro contiene meno di un terzo (spesso ampiamente riscritto) delle poesie della raccolta omonima vincitrice del concorso Pubblica con noi 2006 e sono dunque nuove molte delle poesie inserite in questa raccolta introdotta da uno scritto in cui l'autore afferma: “Cerco la ferita che ascolta le proprie lacrime e non si lascia sedurre dal proprio canto, che non si parla sopra, come talk show, ma accanto, tira una riga, al massimo, ma resta…” (p. 15).
L'introduzione di Luca Ariano ci offre coordinate precise (con riferimenti ad autori italiani e stranieri) per affrontare la lettura di queste pagine che amano il verso quasi sempre lungo, un sguardo “filosofico” direi anche sapienziale che parte però da un approccio giornalistico, cronachistico alla realtà con crudezze e vividità di immagini: “Nel canto murato vivo / è il segmento dell'acustica migliore – / segnalano con gioia innocua / i manuali scritti negli ultimi anni / sull'argomento: con certezza, li si nota / non più vergati dai tecnici di una volta // quelli che i muri disagiati / delle sale concerto / li andavano a tastare / e ne avevano dita scottate – / allibivano, anche, nella sala vuota, per un momento” (I tecnici di una volta, p. 36).
Forse questa poesia può parzialmente ma significativamente riassumere la poetica di un autore che ha una mano felice e un suono disteso che scorre sui ciottoli levigati di in torrente e sa creare increspature inattese e visivamente memorabili: “… Scrivere sulla sabbia / è gesto romantico, meglio le glosse: / tatuate dal sole con certezza” (da Minuta di silenzio, poesia che chiude splendidamente il libro). (AR)

1 commento:

Arcolaio ha detto...

Grazie, Alessandro!
Articolo minuzioso e acuto, il tuo.
Spero davvero che questa nuova generazione che avanza (nativi degli anni '80 e primi '90) possa continuare la già positiva esperienza dei loro cugini nati nei Settanta.
Un grazie di cuore, Ale.
Gianfranco