Su Inoltramenti di Alessandro Ramberti


Edizioni L’Arca Felice, 2009

recensione di Vincenzo D'Alessio

Il settimo volumetto delle Edizioni L'arca Felice di Salerno, nella collana “Coincidenze” curata da Mario Fresa, è Inoltramenti di Alessandro Ramberti: poeta, scrittore e editore in Rimini. La casa editrice salernitana si pone, nel panorama letterario italiano (e meridionale), come capace di “creare una comunicazione speculare tra le forme della poesia e le forme dell’arte visiva”. In tale scelta ogni volumetto è accompagnato da una stampa, dello stesso formato, ispirata ai contenuti della raccolta poetica. In questa di Ramberti c’è un “monaco” (inchiostro su carta) realizzato da Francesco Ramberti.
La prima pagina è autografa dell’Autore, scritta a Natale del 2008, e il primo verso recita: “Pause nel silenzio / i versi (…)”. Questo procedere della poetica di Ramberti è la continuità delle due raccolte precedenti In cerca (Fara, 2004) e Pietrisco (Fara, 2006) che noi abbiamo letto e premiato in due concorsi letterari. Proprio dalla raccolta Pietrisco nasce il verso che congiunge questo inoltrarsi nella ricerca della parola-versi: “Ho poco da esprimerti / e se ti parlo è per dar vita in te a me stesso”. Traccia/orma che la poesia La grammatica sprofonda, di questa nuova raccolta, accoglie in questi altri versi: “quello che dici / sono capsule di un codice / in evoluzione.”
La scelta di Ramberti è l’abito talare indossato dal certosino che ricerca la perfezione del trascendente nella penna d’oca che stringe tra le dita: il pollice che lo rende umano e l’indice che lo avvicina a Dio. Ma quale Dio? Ce lo indicano i versi della poesia Echàd (Uno) dedicata al padre Roberto scomparso dal mondo: “perché noi siamo / la cifra del tesoro / di cui ci fai custodi nel cammino / ardente di sconfitte che redimi.”
L’intera raccolta vibra di una intensità d’amore verso l’altro, la speranza, la musica dell’anima.
Noi seguiamo il “porto” sicuro che il Nostro ci indica in questo suo viaggio, simile ai fotogrammi di un film, intrapreso dalle prime composizioni e seguito in queste che raggiungono il lettore/interlocutore attivo, attraverso un invito specifico: “A te che leggi ed accompagni / al mio il tuo pensiero” (Urna viva). Proprio su questo ossimoro scorgiamo il desiderio profondo e non celato dell’autore di raggiungere: “cammineremo lungo nuovi sentieri / fraternamente” (Pause nel silenzio).
Marzo, 2009

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