da canti ostili (Italo Testa)


LietoColle, Como, 2007

altre poesie di Italo Testa qui

«Partitura di campionamenti e suite per magnetofono, poesia di viaggio e diario in versi, canti ostili è un concept album che non vuole mai finire, registrato in diversi tempi e luoghi, ugualmente segnati: l’Ottantanove e le guerre balcaniche, la base Nato di San Damiano e la conca di Sarajevo, la notte del Redentore e la nuit américaine d’inizio millennio, la quotidianità livida della Milano di oggi e la memoria che riaffiora implacata sull’Appennino emiliano. Risonanze magnetiche di un tempo intermedio in cui il confine tra pace e guerra non è più tracciabile né dentro né fuori, questi canti ne registrano l’animus hostilis con un sismografo lirico turbato, in muta esposizione alla voce dei luoghi, all’urto dell’estraneo, del non redimibile.” (I.T.)


strangeways, here we come

arriviamo su vie strane, amici
e non c’è un veliero ad attenderci,
arriviamo a forza di braccia,
arriviamo e scivoliamo,
respirando oltre, stendendoci
sulle assi del ponte; allarme,
ad ogni ora il mare si gonfia
abbassa una benda alla bocca;
ogni istante animali urlano:
teniamo un cofanetto tra le mani
per conservare i resti, la traccia,
il setto vitale, la minaccia
delle falangi che cadono.
variamente il cielo esplode,
sulle date di costruzione,
sull’espressione di una caduta:
apriamo un ombrello per resistere,
neghiamo il senso, vegliamo
per garantirci una vera fine,
per non cedere ai topazi del cielo,
ai topi pazzi di un’altra vita;
inforchiamo paraocchi, stringiamo,
chiudiamo il campo all’orizzonte;
guardiamo a fianco, per una volta
il sangue non manca di lato;
prendiamo stracci, strofiniamo
consumandoci le braccia, neri
di vergogna. continuiamo.


VII [per mostar: h. 16]

mi dicono che i tuoi occhi sono vuoti
mi dicono che i tuoi occhi sono stupefatti
segui lo sventolio dei drappi
il rosso, il bianco, il blu
distesi tra le rocce, sulle case
in costruzione a fianco della strada
mi dicono che i tuoi occhi non vedono prati
mi dicono che i tuoi occhi s’incantano
conta, ad uno ad uno,
i parallelepipedi bianchi
le bianche distese, da ogni lato
l’abbraccio del paesaggio
fitto di cippi, giallo di luce
mi dicono che i tuoi occhi si dissipano
mi dicono che i tuoi occhi, i tuoi occhi
a seguire le cave di sabbia sul fiume
dopo mostar, i mucchi di sabbia e di terra
scavati, nella luce, senza ombra,
per ogni gruppo di case una distesa
di pietre bianche, erette, immobili


4. dogma

# (milano d.v.)

hanno ragione loro,
hanno ragione
dovresti arrenderti e stare al gioco
fottere e farti fottere,
piegarti alla voce del padrone:
hanno ragione,
accadrà ancora
la scudisciata in fronte, l’odore
rancido del potere che divora:
hanno ragione,
che questa è l’ora
per darsi in pasto
piegarsi al giogo,
offrirsi al maglio che tritura:



Italo Testa (1972) è autore del poemetto «Gli aspri inganni» (Lietocolle, Como, 2004) e della raccolta «Biometrie» (Manni, Lecce, 2005, premio Poesia In/Civile, San Giuliano Terme).
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