Da “Quartieri dispersi” (di Mariarita Stefanini)


I

Si sporgono
dai gusci, a tratti
si sporgono, lasciando
la stretta della paura.
Gli altri non li svegliano
sperano
che accada tutto senza rumore
sarà più sicuro il numero
dei salvati forse
ci rientreranno piano
ad una ad una le chele
gli occhi
che vedono l’intero.
Li lasciano dormire perché sia
loro la luce
che li squarcerà in file
si nascondono sotto la sabbia
nei rimorsi delle conchiglie.
Dalle cataste di tenebre
il folle.
L’ultima giustizia umana
o la prima. Non c’è più niente
da suggerire.


II

Sentono il mio cuore che non è mai esistito
disse Eloise io sono una invenzione
ma gli altri vedevano nel suo sguardo
la vergine Maria nella donna stuprata
dalla vita e da mani serpenti
lei era rimasta su un bordo
a pochi millimetri
dalla barriera del suono si teneva
stretto il maglione a righe
che sapeva di non indossare
appariva in silenzio lei
come la memoria o il sogno eppure
era di carne Eloise.
Gridarono ad una finestra
qualcuno deve piangere e il grido
superò la scacchiera si fece fiume
d’aria.
Fu allora che Tom
scelse un nome di uomo.
Il cuore suo era già
oltre le aste di luce e le camere di buio
conosceva i coinquilini
lui si fingeva
per la più preziosa, persa, bianca.
La testa piena di pensieri altrui
come una noce
la batteva sul tronco
per farli uscire.
Eloise venne come una bambina
giocarono come due bambini
erano bambini e adulti
insieme, non avevano potuto crescere
giocavano a fare gli adulti proprio
come fanno i bambini.
Furono scoperti e tornarono
invenzioni così
come li volevano.
Ma quella non era la città era
il frastuono imploso nell’istante
e l’istante non era mai stato
tempo. Quando l’acqua salì dalle tubature
si accucciarono sulle scale
bestie abbandonate da stanare.
Ma volando lui vide tutto
lui vide
quello che andava veduto e che non
andava veduto
volando Eloise sembrò essere
davvero la Vergine Maria.


Questi inediti di Mariarita Stefanini manifestano la capacità della poesia di rendere palpabile e viva la parola depositandola nei nostri pensieri ed emozionandoli con l'intelligenza del cuore: "Li lasciano dormire perché sia / loro la luce / che li squarcerà in file / si nascondono sotto la sabbia / nei rimorsi delle conchiglie."

Mariarita ha studiato pianoforte a Pesaro e si è laureata a Urbino in Lettere Classiche. Poi è arrivata la poesia. Nell’ora bianca (Marietti 1820) è il suo libro d’esordio. Ha scritto per FuoriCasa Poesia, «Prospektiva» e «clanDestino». Di quest’ultime due riviste, così come di «Pelagos», è redattrice. La silloge ‘Quando vai porta il mio canto’ è apparsa on-line su FaraNews.
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