da Sàrxophone (Chiara Daino)


Degna

dopo è tutto è dentro
è passato oltre da chi
hai ritenuto disperata
alla fine rende grazie:
più alto è il grado

furia – hai fregiato

chiara vedevo la mente
vera: pesavo
CON PERMESSO indovino:
colta in falso!

è data e sfata

il giusto punto di nausea: qui!
e sempre a lato, tu nel mio eri
nel percorso del trotto: ritratti

in fiamme le tue brenne
contusa dalle tue brame
frodata tradita: ieri di te

risentita all’iride? annulla!
tutto il male rivolto rende
bene quanto io per la vita

rifilo le vene

rendo grazie:

un tono sopra hai forzato
più feroce esperita la mia
scalata hai esteso
più ratto l’inciso
scorza la pelle più
agile – mi hai reso

Degna
di lotta

Pugnali alle spalle mai predetti
e solo così potevi segnare bene
prima che la gara in odore vidi

in giro ho sentito che hai corso
di vittima: il tuo gioco di ruolo
e non impostare a parola come
condanna: non io a dirsi quella
tua la cava
tua la pala

dopo è tutte è pompe è magne
volevi avermi fine non fu dato
e senza tutte le tue torture ora
non sarei lo stile che non cede
ora è chi rende grazie chi pone
[domande]

è prescritta: si ricetta?
mutare ingiusto crudo
il buono pasto di vero?
saggi lo scopo dei doli
per trucco di terra veli
pur vivi – e li rinneghi


e alla fine peserai e
non un punto fermo
darai: io sono COLEI

l’una che batte e sì
non mi fermo sono
la satura
prestata – all’Oblio

ricordo e dato
che ricordo io
ricordo

***

Si posa

Venia
le urla – lo stato: insieme &
ti ho armato di caduti sogni
bilichi recisi. Per le volte di
lacrime e lumini, non stretti
poetati via: è tolto, non dato.
(e dito: non quarto, se terzo)
Revoca.

Atroce io di razza
tutto torna verso e
noterai: di pena di
penna – diparto, e
peso

la pazzia riproduco:
caso? primo non sei
uomo, torto insano a
causa mia : –) ogni
quando spiego le ali
in atto di presa: solo
distruggo – e, via
suggo


Promessa: non sono sposa, non
messa: sotto – tono vuoto, terra!


Venia
casa – io non quadravo:
mero letto – e ti lascito!
Alta in volo e per altro
«altro aiuto» (quello che
Tu...

pretesti)

sospesa
stele – al collo il collo
e corda: devo tagliare
o mi frani il dosso aut
out! volevo dirti come
mi sento: in tempo per
non imbiancare, e non
cambiare – tanto (lo sai)

rimango


Atroce me stessa duro sangue
promessa: non sono sposa, non
messa sotto – tono vuoto, terra!



Terribile il gioco linguistico (al massacro?) di Chiara Daino recentemente uscita con il crudo La Merca: Chiara ci provoca in maniera adamantina e il suo "dire" può corroderci, ma a partire da una necessità che è anche in noi (se vi prestiamo ascolto), una voce e-voc-at(t)iva assoluta e performativa: "atroce io di razza (…) atroce me stessa duro sangue".
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