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domenica 12 luglio 2020

La diffusione di Attilio Zanichelli sul web

La diffusione di Attilio Zanichelli sul web.


La figura del poeta Attilio Zanichelli negli ultimi anni ha avuto una rilevante diffusione sul web e sui social network. In passato, già alcuni blog scrissero di Zanichelli, taluni, in qualche modo legati ai contributi critici del sottoscritto, diedero un primo impulso alla conoscenza e diffusione su internet del poeta parmigiano.

Il 2020 non ha consentito il normale svolgersi degli eventi a Parma (riguardo a Zanichelli, ad esempio, al Cimitero Della Villetta, nell’ambito di un incontro sui poeti di Parma defunti e lì seppelliti, si è ricordata anche la sua opera), e non ha permesso nemmeno, in occasione di Parma 2020 Capitale della Cultura, quei contributi o interventi che erano in cantiere per il poeta, tutto questo naturalmente a causa dell’emergenza sanitaria del Covid-19.

 Usando però le tecnologie social, soprattutto Facebook e numerosi blog, tenuti spesso dagli stessi poeti, è stato possibile presentare comunque Attilio Zanichelli. In particolare, grazie all’iniziativa di Emanuela Rizzo, in collaborazione con l’editore Stefano Donno presso I Quaderni del Bardo Editori, è stato possibile sfruttare positivamente il lockdown e gestire a distanza numerosi contributi sulla poesia di Parma e non solo (con anche il nome di Zanichelli). Durante questa chiusura forzata molti poeti-traduttori stranieri si sono interessati alle poesie di Attilio Zanichelli per cui se n'è avviata la riscoperta.

Qui di seguito alcuni link utili.

 

Maryline Bertoncini:

http://minotaura.unblog.fr/2020/01/16/attilio-zannichelli-un-matin/?fbclid=IwAR2vG4TxMi8zeS7OG3pzJjS1UHD5nY3hUGCmCkU_lP1NEx00msirswe0FsA

 

Un matin

 

Le matin, assis sur l’herbe

gracile du pré, par la pensée j’oscillais

vaguement en quête de moi-même, ou comme après une chute

on hésite au frisson de cet instant. Evanoui, certes

bras écartés et priant Dieu

qui ne dit mot de l’enfer sur le monde,

moi j’étais.

(traduction Marilyne Bertoncini)

* présenté par Luca Ariano sur son blog: https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/02/26/attilio-zanichelli-1931-1994/?fbclid=IwAR3VXBDz8jEw1g61SFLZoQpJC7ZmRqvU7TxLIlmyL0fKhbtCdCAZBGbCQcc

 

Lisette Fernandez , poeti per il Venezuela: canale Youtube:

https://www.youtube.com/channel/UCSmggHmktZ74buYX7cZVjXg

il testo con la traduzione qui:

https://www.facebook.com/associazioneorquideadevenezuela/posts/2750474141688306

 

https://orquideadevenezuela.wordpress.com/2020/07/05/chiusura-e-ringraziamenti-per-levento-poeti-uniti-per-il-venezuela-terza-edizione-dalle-nostre-case

 

Joan Josep Barcelò in un video e in seguito con traduzione :

https://www.facebook.com/joanjosep.barcelo/videos/1605617082920584

 

Estiu

 

Els plataners quan caminava aquest estiu

em van quedar a la memòria, tornen encara

en els moments en què posant-me a prop d’ells

em feien sentir que la vida continua mantenint

que la mort està present, com quan

en un silenci ofegat a la llum del sol

de cada matí, que visitava els llocs i els cossos

de res sembrats al parc i a tot arreu,

suscitaven que tot s’assembla a un temps

i als moments que trien per nosaltres morts, viure

en aquest últim acord. Sempre corrent

en els turmentats anys passats, sota el vendaval

inquietant de dies que ara no es poden repetir,

aquí em vaig veure, persuadit que la vànova

de qualsevol ànsia persisteix, a la pura i tal

dolçor que s’experimenta aquí baix, però oblidats

de tot, profundament estripats, al centre

d’un crit que ve imposat per l’ordre

del moment com si no quedés res més

per orbitar en el buit, estremir-se d'un flux

d’un corrent inesperat i de la seva manera de morir.

 

 

Arjan Kallco in un video e in seguito con traduzione:

https://www.facebook.com/RizzoEmanuelaDori/posts/135518321419472

 

Shumë zjarr (Tanto fuoco)

Vrojtoj detin në çastin që duket se hyn

Në sytë e mi.

Dita që shumë diell piu, shumë zjarr

Në qetësinë rraskapitëse

Të hutave

Përtej tymit të panjohur të vaporëve.

Vrojtoj kullën e hijes

Që do të lindë nga nata, në duart

E lagura me rërë si gjethet që dridhen.

Frikë prej jetës së përtejme? Prej mirënjohjes

Lakonike të flakëve që po shuhen?

 

Franko Fortinit ( a Franco Fortini)

 

Diçka më të mirë e ke ti, ti

I zeshkur në brazdën para dhe pas

Në kohë.

Të mundur jemi ne prej arratisë

Mbi të cilën ende breshëron.

Eshtra të rrjepura pa emër

Të zbritur në festë jemi ne

Që do të zhdukemi në vrimën e historisë.

Njëqind vjet para se të lindnim,

Siç ishim të vetmuar,

Do të na braktisin.

 

Një mëngjes (Un mattino)

 

Në mëngjes, i ulur mbi barishte

Të holla fushe, u lëkunda me mendime

Vagëllimthi duke kërkuar veten, ose

Si ai që bie, heziton ndaj drithmës

Së këtij çasti. Sigurisht

Unë pa ndjenja isha,

Me krahët e zhveshur dhe duke iu lutur Zotit

Që hesht për ferrin mbi botën.

 

 

E ëmbla poezi (Dolce poesia)

 

Ah, e ëmbla poezi sip o dridhen llampat!

Ora po mbledh djersën! E shtrydh shelgun

Të klithë se, nëse drita e shkrin, ngjan gati

Me një folje brenda dhe do më flaës.

 

 

Nuk ka rëndësi ( Non è importante)

 

Nuk ka rëndësi nëse quhet

Qetësi drita e parë që na i zgjon

Një stërgjysh prej trastës së kohës.

As edhe një herë nuk i humbi

Shenjat dalluese. Kur po nisej

Para monumentit të

paqes së vet mbërriti.

Ne tash e kemi humbur.

 

Traduzione in albanese di Arjan Kallço

 

Inoltre la poetessa Claudia Piccinno si sta adoperando per la pubblicazione di un articolo sulla “Gazzetta di Istanbul”, in cui si parla della traduzione di Sentimento d’oceani in corso di stampa che uscirà sul giornale di cultura letteraria finanziato dal Ministero degli Esteri e dall’ambasciata.

“La Gazzetta di Parma” in un articolo di Davide Barilli del 13 giugno 2020, giorno in cui è stata attuata una Stanza su Zanichelli, si é occupata del poeta parmigiano.

Ci auguriamo che nel 2021 possano riprendere anche in presenza iniziative legate alla figura di Attilio Zanichelli che sempre più si sta diffondendo sul web come un poeta da riscoprire e analizzare.

 

Luca Ariano


mercoledì 24 giugno 2020

Mario Fresa: "Catullo? Salviamolo dai disastri degli accademici e della scuola"

Intervista a cura di Rosa Frullo 


Mario Fresa, perché è così importante "vestire di nuovo" i poeti latini? Come nasce l'esigenza di tradurre Catullo?

“Non so se sia importante “vestire di nuovo” gli autori latini. Io, da traduttore, mi sono concentrato (divertendomi molto) su due amatissimi poeti: Catullo e Marziale. La loro poesia violentemente mondana, priva di retorica o di respiro “epico”, e perciò del tutto disabitata dalla presenza del Mito e del sacro, ha permesso in modo abbastanza agevole il gioco del travestimento parodistico, l’uso buffo e straniante delle assonanze, l’applicazione dei calembours, dei doppi sensi, delle numerose citazioni “sotterranee”, riferibili a varie fonti culturali (dal libretto d’opera al dialetto, dai ricalchi comici di matrice dannunziana al linguaggio “basso”, popolare e malavitoso del secolo diciannovesimo…).
Ma la vera “esigenza” di tradurre Catullo non è stata quella di “rivestirlo” giocosamente, come farebbe un musicista che sia capace di aggiungere ornamentazioni o abbellimenti a un tema originale. No: la principale necessità era quella di studiarlo da vicino, di analizzarlo in modo approfondito. Un poeta va letto e studiato nella sua lingua; e il miglior modo per conoscerlo a fondo è quello di tradurlo (secondo un principio archeologico o filologico o in maniera più libera e ri-creativa: ciò dipende, naturalmente, dallo scopo finale che si intende assegnare al lavoro traslatorio)”.

In un mondo dove sembra prevalere la volontà tirannica di eliminare tutto ciò che ci induce ad un pensiero complesso, quale può essere secondo lei l'approccio più innovativo per studiare i classici della letteratura latina?

“Sarebbe un’ottima cosa NON affidare lezioni sui classici latini ai professori, ma a un poeta, semmai esperto di traduzioni classiche. I docenti sono quasi sempre degli anti-artisti, degli anti-poeti, degli anti-filosofi. Sicché appaiono lontanissimi le mille miglia dal comprendere anche l’ombra di un verso di Lucrezio o di un semplice passo di un Dialogo senecano. Ma è pur vero, d’altra parte, che la quasi totalità degli studenti non merita né la lettura, né l’analisi dei versi di Virgilio o di Ovidio. E poi, guardi, non credo del tutto nell’apprendimento di gruppo. Meglio studiare e approfondire privatamente, da soli. Di certo non si può leggere o analizzare in modo serio un verso virgiliano in mezzo a una ventina di asini sbadiglianti. Né si può, tantomeno, sperare nell’aiuto, di solito disastroso, di maestrucoli che cianciano di POF, di PON, di PIA e di PAI e che non sanno distinguere una metonimia da una sineddoche. Ovidio o Seneca o Lucrezio devono essere destinati a occhi (e a orecchi) che ne siano ben degni”.

Nel delicato passaggio da una lingua antica a quella moderna, quali sono le principali difficoltà che lei ricorda di che aver trovato?

“Ho ripetuto più volte che, nel tradurre un autore antico, è del tutto impossibile ‘ricalcare' o far rivivere una lingua remota (con tutto il suo enorme carico di allusioni simboliche). Il passato è passato e non può ritornare. Perciò, tutto è difficile nel tradurre, e anche soltanto nell’analizzare, un poeta latino antico. Bisognerebbe, in ogni caso, saperlo leggere ad alta voce, metricamente (e non secondo la cattiva pronunzia che abbiamo ereditato dal latino ecclesiastico), in modo da poter intendere, almeno in parte, la potente carica musicale e teatrale dei suoi versi. Chi non sa che cosa siano la musica o il dramma non potrà mai comprendere un poeta antico”.

Quali sono stati i suoi punti di riferimento nell’arte della traduzione letteraria?

“Se si riferisce al campo specifico della traduzione dai grandi autori latini, posso citare senza dubbio la straordinaria lezione che ci ha lasciato Pasolini quando vòlse in italiano, in modo entusiasmante, il Miles Gloriosus”.

"Odi et amo...". Secondo lei, qual è il Catullo odiato o amato dai giovani liceali?

“I giovani liceali non lo amano né lo odiano, perché non sono capaci di capirlo, se non in casi rari. E poi lasciamoli alla loro movida, alle partite di calcio, ai rutti e ai versicoli dei rapper e dei trapper. Non se la meritano, la finissima intelligenza di Catullo. D’altronde, la scuola dell’obbligo può al massimo sfornare un ragioniere, mica un artista!”



Una selezione delle traduzioni catulliane di Mario Fresa si può leggere qui:










martedì 27 giugno 2017

Blaise Cendrars traduit par Mario Fresa









Tu es plus belle que le ciel et la mer


Quand tu aimes il faut partir
Quitte ta femme quitte ton enfant
Quitte ton ami quitte ton amie
Quitte ton amante quitte ton amant
Quand tu aimes il faut partir

Le monde est plein de nègres et de négresses
Des femmes des hommes des hommes des femmes
Regarde les beaux magasins
Ce fiacre cet homme cette femme ce fiacre
Et toutes les belles marchandises

II y a l’air il y a le vent
Les montagnes l’eau le ciel la terre
Les enfants les animaux
Les plantes et le charbon de terre

Apprends à vendre à acheter à revendre
Donne prends donne prends

Quand tu aimes il faut savoir
Chanter courir manger boire
Siffler
Et apprendre à travailler

Quand tu aimes il faut partir
Ne larmoie pas en souriant
Ne te niche pas entre deux seins
Respire marche pars va-t’en

Je prends mon bain et je regarde
Je vois la bouche que je connais
La main la jambe l’oeil
Je prends mon bain et je regarde

Le monde entier est toujours là
La vie pleine de choses surprenantes
Je sors de la pharmacie
Je descends juste de la bascule
Je pèse mes 80 kilos
Je t’aime




Tu più bella del cielo, tu più bella del mare


Quando si ama bisogna partire
Lascia la tua donna lascia tuo figlio
Lascia il tuo amico lascia la tua amica
Lascia la tua amante lascia il tuo amante
Quando si ama bisogna partire

Il mondo è pieno di negri di negre
Di donne di uomini di uomini di donne
Guarda che bei negozi
Questa vettura e poi quest’uomo e questa donna e poi questa vettura
E poi tutte le mercanzie piacevoli

C’è l’aria e c’è il vento
E ci sono le montagne e l’acqua e il cielo e la terra
I bambini gli animali
Le piante il carbon fossile

Impara a vendere a comprare e a vendere di nuovo
Dona prendi restituisci

Quando si ama bisogna saper
Cantare correre mangiare bere
Fischiettare
E apprendere a lavorare


Quando si ama bisogna partire
Non sorridere tra le lacrime
Non costruirti il nido tra due seni
Respira cammina parti vattene via

Mi faccio il bagno e guardo
Vedo la bocca che so io
E la mano la gamba e l’occhio
Mi faccio il bagno e vedo

E il mondo intero è sempre qui al suo posto
La vita con le sue cose sorprendenti
Esco fuori dalla farmacia
Scendo adesso dalla bilancia
Peso i miei soliti 80 chili
E ti amo



Bombay Express


La vie que j'ai menée

M'empêche de me suicider

Tout bondit

Les femmes roulent sous les roues

Avec de grands cris

Les tape-cul en éventail sont à la porte des gares.



J'ai de la musique sous les ongles.

Je n'ai jamais aimé
Mascagni

Ni l'art ni les
Artistes

Ni les barrières ni les ponts

Ni les trombones ni les pistons

Je ne sais plus rien

Je ne comprends plus...



Cette caresse

Que la carte géographique en frissonne

Cette année ou l'année prochaine

La critique d'art est aussi imbécile que l'espéranto

Brindisi

Au revoir au revoir



Je suis né dans cette ville

Et mon fils également

Lui dont le front est comme le vagin de sa mère

Il y a des pensées qui font sursauter les autobus

Je ne lis plus les livres qui ne se trouvent que dans les

bibliothèques
Bel
A
B
C du monde

Bon voyage!

Que je t'emporte


Toi qui ris du vermillon





Bombay Express



La vita che ho vissuto

Mi impedisce di farla finita

Tutto vortica e ribolle

Le ragazze già rotolano sotto le ruote

Ma gridando proprio forte

Le carrozze mal messe ti aspettano a ventaglio alla stazione

Ci ho la musica sotto le unghie


Ma non mi piace

Mascagni

Né le l’arte né gli

Artisti


E nemmeno le barriere e nemmeno i ponti

E nemmeno i tromboni e i pistoni

Io non so proprio più niente

Io non capisco niente

Questa carezza

Che fa sussultare la cartina geografica

Insomma quest’anno o forse l’anno venturo

La critica d’arte è cretina come l’esperanto

Cin cin

Ciao ciao


Sono nato in questa città

E anche mio figlio

Che ci ha la chioma come il pube di sua madre

E poi ci sono pensieri che fanno preoccupare gli autobus

Così ho smesso di leggere i libri che si trovano soltanto nelle

Biblioteche

Ma che bello
questo
A
B
C del mondo


Buon viaggio buon viaggio

Ora vorrei portarti via con me

Tu che ridi con le tue labbra

Rosse-rosse








Blaise Cendrars (1887-1961)


Tradotto da Mario Fresa









domenica 25 giugno 2017

Mario Fresa, Alfabeto Baudelaire


Mario Fresa



Una lettura di Giuseppe Vetromile


Poeta chiama poeta: si entra nel mondo dei nostri predecessori che hanno già percorso le felici / sofferenti strade della poesia, si assorbono e si condividono i loro pensieri, le loro ideologie, le loro filosofie, la loro vita… per illustrarla di nuovo, per riportarla a noi, ancora e sempre viva e vivida.
Questo "attingere", come si fa calando un secchio in un pozzo d'acqua sorgiva, al mondo poetico trascorso, può verificarsi anche per la realtà poetica contemporanea. Molto spesso si tratta di "semplici" traduzioni, cioè di versioni in altra lingua di testi e componimenti originali. Altre volte, però, il protagonista, diciamo così, del lavoro di "recupero", non si limita ad una mera traduzione, per quanto raffinata e intelligente, bensì supera il difficile ostacolo della "versione", infondendo nell'opera originale nuova linfa e nuova vitalità, nuovo splendore.
È il caso di Mario Fresa, poeta finissimo, acuto critico letterario, che già da alcuni anni, oltre a scrivere di proprio, si dedica alla "reinterpretazione" di alcuni classici: si veda ad esempio l'ottimo lavoro su Marziale ("Omaggio a Marziale"), su Catullo ("Catullo vestito di nuovo"), su Apollinaire ("In viaggio con Apollinaire"). E dunque, questo recente "Alfabeto Baudelaire" del nostro poeta salernitano, instancabile "restauratore", in un certo senso, degli splendori poetici del passato, si pone certamente sulla stessa linea progettuale, in una veste ancora più ricca ed elegante nella sua sobrietà e serietà.

continua a leggere la recensione qui












martedì 27 settembre 2016

Una poesia di Apollinaire nella traduzione di Mario Fresa










Costellazione

Sono nato sotto il segno dell’Autunno
Per questo mi piacciono i frutti perciò mi disgustano i fiori
I baci che ho donato io li rimpiango tutti
Come un noce bacchiato sussurra i suoi dolori al vento

Oh mio Autunno perenne oh stagione della mia mente
Mani di antiche amanti cospargono il tuo suolo
Una sposa mi segue ed è l’ombra mia fatale
Le colombe stasera spiccano il loro       ultimo volo



[ Da In viaggio con Apollinaire, di Mario Fresa, Edizioni L’Arca Felice, con disegni di Massimo Dagnino ]









Ascolta la poesia interpretata 
da Ely Martini:


Apollinaire, "Costellazione"





























domenica 29 maggio 2016



Il Catullo vestito di nuovo di Mario Fresa


Istintivo, scanzonato e verace, autoironico e scostumato, il Catullo vestito di nuovo, con le sue 14 imitazioni dedicate da Mario Fresa al più moderno e forse amato lirico latino; mutuato però in un linguaggio da sceneggiata napoletana, tra Merola e Murolo: «Minchietto ora saltella, con ardore, verso il Parnaso: / ma le Muse, schifate, pronti i forconi, sciù! // lo ributtano giù». Che non è altro che il breve canto 105 (in realtà un breve distico), lapidario e adorabilmente dissonante:  «Mentula conatur Pipleium scandere montem / Musae furcillis praecipitem eiciunt» (per intenderci, Enzo Mandruzzato traduceva: «Cazzo fa la scalata al monte delle Muse. / Loro lo buttan giù, con dei forcali»). Imitazioni, precisa Fresa, 14 imitazioni – sovrapposte ai bei disegni di Prisco De Vivo (all’interno di quel gustoso “laboratorio dell’evanescenza” che è la stessa collana editoriale, e Galleria d’arte Lucis), questo Catullo/Valentino “vestito di nuovo” (come le brocche dei biancospini), non è in realtà affatto pascoliano, ma semmai di aura e di matrice faziosamente partenopea, come il più amabile (e sensuale) Ferdinando Russo, d’immediata presa popolaresca, più che il melanconico Salvatore Di Giacomo, maestro d’ogni carezzevole candore… Alcuni testi celebri, che già al liceo ci dilettarono, qui son davvero ripercorsi, volti in amabilità vernacolare. Penso al canto 42: «Ah, niente, è? Dell’ira mia tu non ti curi? / Ah donna-ciofeca, super-bivella, guidona, rufarola» che il latino essenzializzava in: «Non assis facis? o lutum, lupanar, / Aut si perditius potes quid esse». Altri, come prolungati, continuati dal Nostro, in fervore appunto d’imitazione; a esempio il 102, di cui Mario s’inventa un finale felicissimo, moderato cantabile: «e all’occorrenza faccio, sta’ sicuro, / il niente-vitti e il niente-saccio».

Plinio Perilli

Mario Fresa, Catullo vestito di nuovo. Quattordici imitazioni, con opere visive di Prisco De Vivo. Edizione d’arte a tiratura limitata. Galleria Lucis, Quadrelle, 2014.

Mario Fresa

domenica 11 gennaio 2015

Catullo nella rilettura di Mario Fresa


Mario Fresa



Recensione di Eugenio Lucrezi


La riflessione sull’antico è nutriente per il poeta, al quale porta linfa e sangue di immagini e di forme caricate di significati già soltanto perché date e ridate innumerevoli volte, e per questo preziose a chi cerca una lingua ricca di echi anche musicali, che si faccia eccezione all’opacità inerte della comunicazione di servizio. C’è però da stare in guardia, ché l’antico non è mai poetico di per sé, e il prelevarlo tal quale si porta appresso la fissità spettrale del reperto, la definitività, magari suggestiva ma non meno opaca, di un cadavere muto.
Ridare anima e vita allo spettro è dunque la sfida di chi si cimenta nella ripresa dell’antico, come fa con questo quaderno Mario Fresa, scrittore salernitano quarantenne e già insediato nel panorama letterario nazionale in virtù delle raccolte poetiche accolte in importanti collane, della cospicua attività di traduttore, di saggista curioso e, vivaddio, di impavido polemista... 


Continua a leggere la recensione qui







Mario Fresa 

Catullo vestito di nuovo.
Quattordici imitazioni

Disegni di Prisco De Vivo

Galleria d'arte Lucis, Quadrelle, 2014

Edizione di 120 esemplari numerati