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mercoledì 24 giugno 2020

Mario Fresa: "Catullo? Salviamolo dai disastri degli accademici e della scuola"

Intervista a cura di Rosa Frullo 


Mario Fresa, perché è così importante "vestire di nuovo" i poeti latini? Come nasce l'esigenza di tradurre Catullo?

“Non so se sia importante “vestire di nuovo” gli autori latini. Io, da traduttore, mi sono concentrato (divertendomi molto) su due amatissimi poeti: Catullo e Marziale. La loro poesia violentemente mondana, priva di retorica o di respiro “epico”, e perciò del tutto disabitata dalla presenza del Mito e del sacro, ha permesso in modo abbastanza agevole il gioco del travestimento parodistico, l’uso buffo e straniante delle assonanze, l’applicazione dei calembours, dei doppi sensi, delle numerose citazioni “sotterranee”, riferibili a varie fonti culturali (dal libretto d’opera al dialetto, dai ricalchi comici di matrice dannunziana al linguaggio “basso”, popolare e malavitoso del secolo diciannovesimo…).
Ma la vera “esigenza” di tradurre Catullo non è stata quella di “rivestirlo” giocosamente, come farebbe un musicista che sia capace di aggiungere ornamentazioni o abbellimenti a un tema originale. No: la principale necessità era quella di studiarlo da vicino, di analizzarlo in modo approfondito. Un poeta va letto e studiato nella sua lingua; e il miglior modo per conoscerlo a fondo è quello di tradurlo (secondo un principio archeologico o filologico o in maniera più libera e ri-creativa: ciò dipende, naturalmente, dallo scopo finale che si intende assegnare al lavoro traslatorio)”.

In un mondo dove sembra prevalere la volontà tirannica di eliminare tutto ciò che ci induce ad un pensiero complesso, quale può essere secondo lei l'approccio più innovativo per studiare i classici della letteratura latina?

“Sarebbe un’ottima cosa NON affidare lezioni sui classici latini ai professori, ma a un poeta, semmai esperto di traduzioni classiche. I docenti sono quasi sempre degli anti-artisti, degli anti-poeti, degli anti-filosofi. Sicché appaiono lontanissimi le mille miglia dal comprendere anche l’ombra di un verso di Lucrezio o di un semplice passo di un Dialogo senecano. Ma è pur vero, d’altra parte, che la quasi totalità degli studenti non merita né la lettura, né l’analisi dei versi di Virgilio o di Ovidio. E poi, guardi, non credo del tutto nell’apprendimento di gruppo. Meglio studiare e approfondire privatamente, da soli. Di certo non si può leggere o analizzare in modo serio un verso virgiliano in mezzo a una ventina di asini sbadiglianti. Né si può, tantomeno, sperare nell’aiuto, di solito disastroso, di maestrucoli che cianciano di POF, di PON, di PIA e di PAI e che non sanno distinguere una metonimia da una sineddoche. Ovidio o Seneca o Lucrezio devono essere destinati a occhi (e a orecchi) che ne siano ben degni”.

Nel delicato passaggio da una lingua antica a quella moderna, quali sono le principali difficoltà che lei ricorda di che aver trovato?

“Ho ripetuto più volte che, nel tradurre un autore antico, è del tutto impossibile ‘ricalcare' o far rivivere una lingua remota (con tutto il suo enorme carico di allusioni simboliche). Il passato è passato e non può ritornare. Perciò, tutto è difficile nel tradurre, e anche soltanto nell’analizzare, un poeta latino antico. Bisognerebbe, in ogni caso, saperlo leggere ad alta voce, metricamente (e non secondo la cattiva pronunzia che abbiamo ereditato dal latino ecclesiastico), in modo da poter intendere, almeno in parte, la potente carica musicale e teatrale dei suoi versi. Chi non sa che cosa siano la musica o il dramma non potrà mai comprendere un poeta antico”.

Quali sono stati i suoi punti di riferimento nell’arte della traduzione letteraria?

“Se si riferisce al campo specifico della traduzione dai grandi autori latini, posso citare senza dubbio la straordinaria lezione che ci ha lasciato Pasolini quando vòlse in italiano, in modo entusiasmante, il Miles Gloriosus”.

"Odi et amo...". Secondo lei, qual è il Catullo odiato o amato dai giovani liceali?

“I giovani liceali non lo amano né lo odiano, perché non sono capaci di capirlo, se non in casi rari. E poi lasciamoli alla loro movida, alle partite di calcio, ai rutti e ai versicoli dei rapper e dei trapper. Non se la meritano, la finissima intelligenza di Catullo. D’altronde, la scuola dell’obbligo può al massimo sfornare un ragioniere, mica un artista!”



Una selezione delle traduzioni catulliane di Mario Fresa si può leggere qui:










domenica 29 maggio 2016



Il Catullo vestito di nuovo di Mario Fresa


Istintivo, scanzonato e verace, autoironico e scostumato, il Catullo vestito di nuovo, con le sue 14 imitazioni dedicate da Mario Fresa al più moderno e forse amato lirico latino; mutuato però in un linguaggio da sceneggiata napoletana, tra Merola e Murolo: «Minchietto ora saltella, con ardore, verso il Parnaso: / ma le Muse, schifate, pronti i forconi, sciù! // lo ributtano giù». Che non è altro che il breve canto 105 (in realtà un breve distico), lapidario e adorabilmente dissonante:  «Mentula conatur Pipleium scandere montem / Musae furcillis praecipitem eiciunt» (per intenderci, Enzo Mandruzzato traduceva: «Cazzo fa la scalata al monte delle Muse. / Loro lo buttan giù, con dei forcali»). Imitazioni, precisa Fresa, 14 imitazioni – sovrapposte ai bei disegni di Prisco De Vivo (all’interno di quel gustoso “laboratorio dell’evanescenza” che è la stessa collana editoriale, e Galleria d’arte Lucis), questo Catullo/Valentino “vestito di nuovo” (come le brocche dei biancospini), non è in realtà affatto pascoliano, ma semmai di aura e di matrice faziosamente partenopea, come il più amabile (e sensuale) Ferdinando Russo, d’immediata presa popolaresca, più che il melanconico Salvatore Di Giacomo, maestro d’ogni carezzevole candore… Alcuni testi celebri, che già al liceo ci dilettarono, qui son davvero ripercorsi, volti in amabilità vernacolare. Penso al canto 42: «Ah, niente, è? Dell’ira mia tu non ti curi? / Ah donna-ciofeca, super-bivella, guidona, rufarola» che il latino essenzializzava in: «Non assis facis? o lutum, lupanar, / Aut si perditius potes quid esse». Altri, come prolungati, continuati dal Nostro, in fervore appunto d’imitazione; a esempio il 102, di cui Mario s’inventa un finale felicissimo, moderato cantabile: «e all’occorrenza faccio, sta’ sicuro, / il niente-vitti e il niente-saccio».

Plinio Perilli

Mario Fresa, Catullo vestito di nuovo. Quattordici imitazioni, con opere visive di Prisco De Vivo. Edizione d’arte a tiratura limitata. Galleria Lucis, Quadrelle, 2014.

Mario Fresa

domenica 26 aprile 2015






Plinio Perilli sul Catullo di Mario Fresa










Nella trasmissione televisiva "Poeti e Poesia" in onda su Sky 897, 

Plinio Perilli recensisce Catullo vestito di nuovo di Mario Fresa


















domenica 11 gennaio 2015

Catullo nella rilettura di Mario Fresa


Mario Fresa



Recensione di Eugenio Lucrezi


La riflessione sull’antico è nutriente per il poeta, al quale porta linfa e sangue di immagini e di forme caricate di significati già soltanto perché date e ridate innumerevoli volte, e per questo preziose a chi cerca una lingua ricca di echi anche musicali, che si faccia eccezione all’opacità inerte della comunicazione di servizio. C’è però da stare in guardia, ché l’antico non è mai poetico di per sé, e il prelevarlo tal quale si porta appresso la fissità spettrale del reperto, la definitività, magari suggestiva ma non meno opaca, di un cadavere muto.
Ridare anima e vita allo spettro è dunque la sfida di chi si cimenta nella ripresa dell’antico, come fa con questo quaderno Mario Fresa, scrittore salernitano quarantenne e già insediato nel panorama letterario nazionale in virtù delle raccolte poetiche accolte in importanti collane, della cospicua attività di traduttore, di saggista curioso e, vivaddio, di impavido polemista... 


Continua a leggere la recensione qui







Mario Fresa 

Catullo vestito di nuovo.
Quattordici imitazioni

Disegni di Prisco De Vivo

Galleria d'arte Lucis, Quadrelle, 2014

Edizione di 120 esemplari numerati











giovedì 6 novembre 2014

Mario Fresa interpreta Catullo






Catullo vestito di nuovo

Quattordici imitazioni 
di Mario Fresa

Disegni 
di Prisco De Vivo


Edizioni Galleria d'arte 
Lucis di Quadrelle