Non c’è che dire: la produzione poetica edita di Carla Malerba comincia a essere consistente e questa, se non vado errato, è la quinta raccolta che ho il piacere di leggere, raccolta che ha una sua autonomia al pari delle altre, le cui tematiche sono sempre originali e di conseguenza la verve poetica finisce con l’essere mai ripetitiva. Ho citato il francese verve, che grosso modo corrisponde come significato all’italiano brio, per indicare quella capacità di saper esporre la propria arte con facilità e soprattutto con un dono di creatività che non è frequente.
Carla Malerba non si smentisce anche con questa silloge, in cui, alla chiarezza dell’esposizione, si accompagna anche una verve a tutta prova, un’onda ritmica capace di materializzarsi sul foglio, come in Come gioia pura: “Come gioia pura / l'oro delle foglie / scende lieve dai rami / a formare tappeti solari / muoiono / ma risplendono / ciclo che si chiude / attesa che si rinnova.” È una visione autunnale incentrata sul colore di una stagione che è forse la più bella, dove la natura può sembrar morire, ma invece si pone in attesa di rivivere.
Peraltro anche le poesie successive sono un canto alla natura, un’estasi di fronte al mondo che non finisce di stupire e le intuizioni dell’artista sono tali da provocare stupore per quella capacità di rendere disponibile a tutti ciò che lei vede con i suoi occhi e con la sua anima. A riguardo ci sono dei versi che meglio di me esprimono questo concetto e sono quelli che compongono Cattedrali di luce: “Cattedrali di luce / volte ardite / nella follia dello slancio / aneliti di cielo / Rimane poi nell’ombra / il desiderio dello sguardo / sospinto verso l’alto / nel riflesso del vasto mezzogiorno.” Si tratta della descrizione di un meriggio d’estate, abbagliante di luce, immagini che scorrono davanti agli occhi, felici scelte creative capaci anche di trasmettere un'atmosfera.
La raccolta prende in parte il nome da una delle poesie ivi contenute, intitolata Era un tempo nuovo, ma il tempo non è mai nuovo o vecchio, il tempo scorre inesorabile, e noi lo vediamo in modo diverso con i nostri sensi. Così il tempo nuovo di Carla Malerba è una visione diversa di ciò che ci circonda, è un riflesso mediato inedito di quella realtà oggettiva che osservata da ognuno di noi diventa soggettiva. Non siamo mai fotografi disinteressati del mondo esterno, siamo invece pittori che lo dipingiamo secondo il nostro sentire ed è per questo che il meriggio descritto nei bellissimi versi di Carla non sarà mai uguale a quello tratteggiato magari anche da poeti di gradissimo valore. La sensibilità che è in noi non sarà mai uguale, quella stessa sensibilità che ci permette, ovviamente grazie a una innata capacità, di scrivere “A tratti senti / fluire il tempo / il tempo vero / non questo tempo / l’altro / del tutto che si compie / vuoto d’ore / eterno.”
Ecco, l’artista ha saputo cogliere il tempo oggettivo, non quello che è misurato dal nostro rapporto con la vita che scorre, un tempo talmente veloce e talmente eterno da sembrare fermo.
Nel leggere le poesie di questa raccolta mi sono sentito piccolo, anzi minuscolo, un insignificante granello di polvere rispetto all’immensità dell’universo, ma avere la sensazione che qualcun altro, in questo caso chi li ha scritti, abbia saputo trarre da questa condizione il piacere di parlarne, di rapportarsi con quella realtà che quasi sempre ci sfugge, l’averlo fatto al meglio, con felici intuizioni, è stata una consolazione, un po’ come aver scoperto di poter essere grandi nonostante la nostra connaturata limitatezza.

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