venerdì 27 maggio 2022

IT'S FRIDAY | "In quel minimo che cade"

 

Alba Gnazi, "In quel minimo che cade" (Il Convivio Editore, 2021)


Delle tue mani


Qui inizia il bosco: Manziana è posata più in là,

fitta dei suoi diversi umori, noi camminiamo

e io è a te

che mi affido, alle tue mani ancora intatte

che diventano il varco

per ogni realtà capita, minima

e dolorosa appena, come un taglio di carta,

o la tua gioia crespa

quando dietro un albero mi scovi,

e frughi echi di foglie coi piedi e le risa,

o ti scoppia intrepida la voce

quando corri e mi stringi le dita

ed è a quelle tue mani, vedi,

che io stretta mi affido,

delle tue mani

io mi fido.


**


C’è un bel punto di vento



C'è un bel punto di vento

dietro la casa

e nei tuoi occhi, nel fresco

che dal basso rischiara il selciato

la tua voce mentre mi parli e

la tua voce

che sa di vento,

il nudo vento fermo negli occhi

quando è con me

che parli e dagli alberi

si innalza il canto bianco

dei mondi,

tu parli,

e nel vento ogni luce

si crea, ogni mondo,

in folate brevi, benedette.


**


Il nome delle cose


Da dove arriva, chiedi,

e come, il nome delle cose

di cui sfioriamo il suono;

corpo sonoro di cose

che qui si dilatano, lì

sbiadiscono,

altrove arretrano, cadono,

non bastano;

ci dicono

vivi al mondo e poi cancellano

la forma che occupiamo

nel tempo, nell'incudine

nel margine di un'idea,

ma tu in quel tempo cercale,

ad altro tempo rendile,

fanne mallo, gheriglio, noce.

Muta il tuo silenzio

per farne luce.

Metti dentro a un fiore

la tua voce.


**


Cosa resta adesso


Cosa resta adesso

da fare, mi dico

e ascolto come sgrondano

gli ombrelli giù al portone,

come trascinano su in alto

i loro echi

e come si sfanno all’attenzione

queste vite

quando mi volto: ancora piove,

non ci avevo fatto caso;

cosa resta, dico

se non sopirci sotto ai vetri

squamati dai bagliori

nell’alto precipizio

del giorno alla rovescia;

la curva nuda del sogno

sfoca l’occhio nel risveglio;

percepisco il paradosso

che più avanti sposta il possibile,

più in là,

e mozza il sangue nel respiro,

senza difesa respiro,

poi precipito in me

ancora una volta.





Alba Gnazi è nata nel 1974. Da sempre risiede nella provincia di Roma, tranne i quattro anni in cui ha vissuto nei pressi di Pisa.

È laureata in Filologia e Letterature moderne e insegna nella scuola primaria.

Sue poesie e racconti sono presenti in diverse pubblicazioni cartacee e online, tra cui La rosa in più, Atelier, Poetarum Silva, L’Estroverso, Formicaleone et al.

Le raccolte finora pubblicate sono: Luccicanze (Cicorivolta Editore 2015, con prefazione di Antonino Caponnetto); Verdemare. Cronologia inversa di un andare (La Vita Felice 2018) e In quel minimo che cade (Il Convivio 2021, con postfazione di Franca Alaimo), quest’ultima a seguito del concorso per poesia, prosa e arti figurative “Il Convivio 2021”, in cui si è classificata terza.


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