domenica 14 febbraio 2021

Hai scelto di andare (Salvatore Cutrupi su Rosa del battito di Donatella Nardin)

Donatella Nardin, Rosa del battito

recensione e intervista all'autrice di Salvatore Cutrupi  
pubblicate in Fare Voci, febbraio 2021




Il libro di Donatella Nardin dal titolo Rosa del battito, fresco vincitore del Premio Internazionale Mario Luzi 2020, è composto soprattutto da poesie occidentali a cui si aggiungono alcune poesie haiku, di origine giapponese, influenzate dal pensiero e dalla filosofia Zen.
Questa particolarità di visione poetica ci fa subito capire quale sia l’humus da cui tra nutrimento l’autrice, che nei suoi versi esplora non solo gli aspetti legati allo sguardo sulla natura, ma anche quelli legati alla rappresentazione dell’animo umano, in tutte le sue declinazioni.
Nel suo scrivere c’è quindi la trasposizione reale di ciò che lei osserva (il qui ed ora) e c’è anche il racconto di un passato, soprattutto autobiografico.
Il tema più trattato nei suoi versi è senza dubbio quello della sofferenza che viene descritta nei suoi vari aspetti, da quello della perdita fisica fino a quello dell’assenza, intesa come abbandono, distacco e delusione amorosa.
Nel poetare della Nardin c’è anche un accenno ad aspetti sociali, come il bullismo e la precarietà e lo sfruttamento nell’ambito del lavoro, temi poco trattati dalla poesia contemporanea e che lei vuole portare all’attenzione del lettore.
Quello che più colpisce della poesia di Donatella Nardin è la concretezza del suo linguaggio, sempre diretto, privo di pietosi sentimentalismi e con minimi ricorsi alle figure retoriche o alle metafore.
Lei mette a nudo la sua anima e ci regala 48 liriche che sembrano scritte per noi o che avremmo potuto o desiderato scrivere. Si tratta infatti di argomenti che fanno parte di quel bagaglio di vita che, in qualche modo, tutti ci portiamo dentro e che rivelano la fragilità dell’essere umano, quando s’inoltra sulla strada dei sentimenti.

 

Dal libro:

Haiku

Casa di nonna-
dai cassetti sbocciano
baci e mughetti

*

Era di velluto il mattino

Nuota tra le nuvole Venezia
appena oltre le finestre di casa.
Il suo albeggiare è mancanza.

E il mormorio di un cielo sgualcito,
acqua che appare e scompare
reclamando il suo vuoto.

Ad ali aperte un volo altro, o forse
un rimpianto, mela acerba
da addentare dopo che al bivio

hai scelto di andare.
Era di velluto allora- al primo
apparire sopra Venezia-

il mattino.

*

Bullismo

(…)
Sorridimi accanto mamma, fammi
tornare
alla casa delle primavere perdute,
alle lune di latte riemerse dal loro antico
splendore, sbocciando in farfalla, levami
gambe e occhi per farmi diversa
da quella che sono
(…)

*

Se l’amore è la fatica delle mani

(…)
Siamo qui con i fianchi piegati a lottare
la danza del tempo davanti ai cancelli
di uffici e fabbriche chiuse, nell’ignoto
dei giorni che ci fanno essere noi
senza più essere se non un insieme
sommesso di senza lavoro, accerchiati
da un nulla sfuggente di capannoni
industriali ormai vuoti, di braci digitali,
di torni arrugginiti offerti al disperato
mutare del vento.
(…)

*

Haiku

Come farfalle-
mi appoggiavi sul cuore
consolazioni

*

Rosa del battito

Cuori che battono all’unisono
nel petto di un respiro universale

ed è quell’alba chiara che ci crebbe
amici, amanti, fratelli

altro non resta se non l’amore,
rosa del battito

per l’enigma che siamo.

 

Intervista di Salvatore Cutrupi a Donatella Nardin :

Diversi poeti scrivono contemporaneamente poesie occidentali e poesie haiku, di origine giapponese. Anche nel tuo libro, accanto alle poesie tradizionali, sono inseriti alcuni haiku. C’è un motivo particolare che fa sentire “tue” entrambe queste forme poetiche?
La poesia è per me anche, ma non solo, quel luogo prediletto e necessitato in cui esercitare la libertà del dire e del sentire, e dunque amo cimentarmi con tutto ciò che la parola poetica può offrire, percorrere sentieri diversi, siano essi quelli più classici come quelli un po’ più lontani dai canoni occidentali.
La poesia haiku, nel suo addensarsi in nuclei semantici concisi, nel suo declinarsi in immagini e scene rapide ma intense, suggerite quasi sempre dall’osservazione della natura, offre la possibilità di aderire a una comunicazione interiore che non è solo mentale ma che risulta essere “quella folata di vento che ridesta l’assopito“, secondo la definizione coniata dal grande poeta Matsuo Bashō, uno dei maggiori autori giapponesi di haiku.
Da questo interesse particolare, confortato e sostenuto da un certo numero di giudizi critici positivi e da qualche premio letterario attribuito ad alcuni miei haiku, è nata, nel 2015, la mia seconda raccolta poetica Le ragioni dell’oro (Ed. Il Fiorino).
Ho mantenuto poi, nelle mie due pubblicazioni successive, l’abitudine di inserire a intarsio qua e là alcune di queste mie composizioni per evidenziare a raggiera situazioni e temi da me esplorati.

Rosa del battito: tre parole che sorprendono e stupiscono per la loro bellezza soltanto già nel pronunciarle. Da cosa nasce il titolo del libro?
Spesso la mia voce interiore sceglie per me liberando delle intuizioni che solo sedimentandosi, e traendo linfa e nutrimento da un mio piccolo bagaglio di conoscenze, acquisiscono senso e pregnanza.
Così è stato per Rosa del battito, titolo che in sé assomma un topos letterario quale la rosa e lo accosta al battito, che è soprattutto essenza e nutrimento di vita.
In poesia la rosa, cantata e celebrata fin dall’antichità da molti autori, riassume in sé numerosi significati e interpretazioni diverse.
In alcune declinazioni, essa rappresenta la personificazione della grazia e della bellezza oppure il fiore mistico e simbolico che, nel suo sfiorire, dà corpo alla fuggevolezza e alla caducità delle cose.
Con le sue spine, creando risonanze, può sia ferire come recita un bellissimo verso di Francesco Petrarca, “candida rosa nata in dure spine“, che proteggere dal male e dalle sofferenze.
Il battito poi, unito ad altri battiti insufflati, per chi crede, da un Creatore, simboleggia il ritmo unificante così come l’ininterrotta energia vitale che, nella sua sacralità, sostiene il mondo e l’universo tutto.
Unire le due cose è stato però per me un atto spontaneo, spero efficace, di pura creatività che trova un suo dispiegarsi più chiaro nella poesia che chiude la raccolta.

Il tema della sofferenza è più volte presente nel tuo poetare. Trasportare nei versi la sensazione di “vuoto” è per te una necessità, un’esigenza? È un alleviare il dolore o è solamente qualcosa che accade, un qualcosa che “deve” accadere?
Ognuno di noi, purtroppo, viene colpito nel corso della sua esistenza da lutti, da privazioni affettive e da mancanze dolorose, da quel “sembrami d’aver tra le dita / tutto il peso del mondo“, come efficacemente annota in una sua poesia Sibilla Aleramo.
Ed è in questo accadere, nel respirare a fatica che, nel tentativo di accettare la sofferenza, connaturata al vivere stesso, si è costretti a rivolgere uno sguardo altro alle cose e ad acquisire una maggiore consapevolezza della labilità e della ineluttabilità di tutto ciò che ci circonda.
Non possedendo segreti risolutori, ma solo qualche “storta sillaba e secca come un ramo“ di montaliana memoria, il dolore sordo che non parla ha cercato per me un rifugio e un lenimento nella poesia, nel desiderio, che si deve sempre coltivare, anche se nulla è più come prima, di rivestirsi di nuove speranze e di una nuova forza, sia a livello umano che ontologico.
Intrecciare in poesia i propri pensieri disarmati, le proprie emozioni con il ricordo di chi, pur non essendoci più, rimane dentro e accanto, contribuisce a rinsaldare continuamente il legame tra il visibile e l’invisibile e a concedere una cura a un’anima toccata da molte asperità.

Tra le tue liriche che sottendono la mancanza di qualcosa, si fanno strada anche i colori dei fiori. È una voglia di mostrare la bellezza della natura, oppure è un segnale di speranza da voler condividere coi lettori?
Come osserva con acutezza Riccardo Deiana nella sua prefazione, la mia poesia mostra degli aspetti “tormentosamente floreali “.
Connaturati ai fiori risultano essere i colori che, orientando verso la bellezza e la trascendenza, tentano di allontanare l’occhio e lo spirito dal grigiore di un tempo sospeso fatto di fatiche e disillusioni.
Cogliere nei colori il minuto respiro di un mistero, pronto a farsi suggestione e corpo in perenne movimento e mutazione, è un qualcosa di talmente pregnante nella sua urgenza emotiva da lasciare talvolta senza fiato.
Dato che la mia abitazione è situata davanti a Venezia, alla sua laguna e alle sue splendide isole, percepisco la natura in cui sono immersa come un soggetto dialogante che esprime, nella sua matericità sublimata e trasfigurata, sia l’armonia degli opposti che, nel rispecchiamento, le sue molteplici dissonanze.

Del libro fanno parte anche poesie che affrontano temi come quello del bullismo e dello sfruttamento del lavoro. Pensi che i poeti dovrebbero dare più voce ad argomenti di tipo sociale come questi?
La mia tenta di essere, non so bene con quali risultati, una poesia non di semplice introspezione e di scavo egoriferito quanto anche di relazione che cerca nell’altro, in massimo grado in chi soffre e pena, la propria conferma.
Credo sia doveroso, anche in questo ambito, assumere su di sé ciò che il tempo in cui si vive ci offre, esercitare in questo modo una qualche forma di responsabilità nel tentativo di non far prevalere l’indifferenza rimanendo chiusi egoisticamente nel proprio dire solipsistico.
Questi assunti, secondo il mio modesto punto di vista, hanno la medesima pregnanza e dignità poetica di altri a patto di essere esplicitati senza troppa retorica o patetica sentenziosità.
Aggiungo che forse la poesia dovrebbe dare maggiore evidenza e spazio a tali istanze, in modo tale che chi ha il dovere di occuparsi concretamente di certe tematiche sociali, sia stimolato a farlo con il dovuto impegno e con la giusta tensione morale.
Auspicio utopico purtroppo dati i tempi, ne sono consapevole, ma non per questo destinato alla desistenza.

 

L’autrice:

Donatella Nardin è nata e risiede a Cavallino Treporti (Venezia). Appassionata da sempre di scrittura, soprattutto poetica, ha ricevuto per questa sua attività numerosi premi e riconoscimenti in diversi Concorsi Letterari. Per le Edizioni Il Fiorino ha pubblicato nel 2014 la silloge “In attesa di cielo“ (Premio Giovanni Gronchi, Premio Cinqueterre Golfo dei Poeti, Premio Rivalta Roberto Magni, Premio Leandro Polverini).
Nel 2015, per lo stesso editore, ha pubblicato la raccolta di Haiku “Le ragioni dell’oro” (Premio Giovanni Gronchi, Premio speciale della Giuria al Premio Città di Arona) e nel 2017 per Fara Editore la silloge “Terre d’acqua“ (Seconda classificata al Premio Città di Arona, Menzione di merito al Premio Città di Copenaghen, Primo Premio al Premio Il Litorale e Menzione di Merito al Premio Poetika).
La raccolta “Rosa del battito” ha avuto la Menzione d’onore al Premio Lorenzo Montano ed è stata finalista al Premio Tra Secchia e Panaro.
Sue poesie e racconti sono stati inseriti in antologie di Concorsi Letterari, in raccolte collettanee di case editrici come LietoColle, La vita Felice, Empiria, Fusibilia, Terre d’Ulivi, e in alcune riviste di settore anche straniere e in siti on-line dedicati.
Alcune sue poesie infine sono state tradotte in inglese, in francese e in giapponese.

(Donatella Nardin Rosa del battito pp. 80, 10 euro, Fara Editore 2020)

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