venerdì 21 febbraio 2020

“precipitare nel tuo profumo”

(canzoniere d’amore 1988-2018)

nino aragno editore 2019 





  
È impossibile parlare dell’amore, è impossibile parlare di una esperienza estatica. I poeti e i mistici sfiorano il paradosso, nell’approssimarsi a dire l’indicibile, nell’evocare un ossimorico “attimo eterno”.
Ottavio Rossani ha pubblicato da pochi mesi, nell’elegantissima veste grafica di nino aragno editore, questo suo canzoniere d’amore lungo trent’anni, che raccoglie cioè poesie che vanno dal 1988 al 2018. Il libro è diviso in quattro sezioni: canzoni, racconti, richiami, sipario. In epilogo è inserita una lettera di Giuseppe Conte che impreziosisce ulteriormente il volume.
Al termine della mia lettura contemplativa di La luna negli occhi – i versi di Rossani mi hanno accompagnato, solitario, su una spiaggia del Tirreno toscano – sono rimasto particolarmente colpito dalla ciclicità di questo libro emozionante, che accoglie i primi versi e gli ultimi come in un ritmo circolare destinato a ripetersi per sempre. Nella prima poesia del libro leggiamo:

precipitare nel tuo profumo
senza condizioni.

Qui subito cogliamo la vertigine dell’evocazione dell’indicibile. Perché nell’amore il soggetto si dissolve, non c’è più nessuno che possa dire io, nessuno che possa parlare, dire o poetare. In quel “precipitare” del verso di Rossani, intuiamo la sparizione dello spazio, o meglio, intuiamo la mancanza di un limite e di un qualsiasi appiglio razionale. La nota affermazione di William Blake:
“Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito” ci guida sui sentieri appassionati, tra cielo e terra, dei versi di Rossani, dove i sensi sfavillano talmente fulgidi da purificarsi nel fuoco d’amore, echeggiando il senza limite, l’infinito. La luna negli occhi ci accompagna nei bagliori di una sensualità vissuta tra le strade di Parigi (“sei apparsa nella luce di Parigi”) e gli squarci mediterranei, nei ritorni consueti del Poeta tra ebbrezza di salsedine e antichi ulivi danzanti. Sentiamo la risonanza di una immensa pace, del nulla pulsante, senza spazio e senza tempo.
E come nella prima poesia lo spazio svanisce, nell’ultima, a chiusura di un cerchio che non ha inizio o conclusione, anche il tempo si dissolve, e l’eterno attimo d’amore svela la grande finzione della fine, della morte, e rinasce interminabilmente la speranza di una ineffabile gioia:

La luce salvifica della mente,
planando sopra l’enigma del morire,
dal rancore ha saputo estrarre
una leggera crescente speranza.


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