Su Objects di Alberto Mori

Caro Alberto,
mi dirai: già letto? Ebbene mi sono tuffato nel passaggio di Objects con esaltata fiducia, attesa emotiva, raziocinio anche cinico. Sono totalmente in accordo con Flaubert e non (purtroppo) con Martello: la poesia è una scienza esatta. Bisogna soltanto intendersi sul termine “esatta”, ma certamente, lo sostengo mentre sulla cittadina calano nebbie magmatiche, non è, la poesia, uno spazio libero. Di questi (dilettantismi scambiati per libere esecuzioni) ne abbiamo anche troppi, dove il contrario e l'evento non sono mai antitesi e tesi, ma segni perduti. Auspico,quindi, una disciplina poietica e, tornando a Objects,caro Alberto, esso coniuga un lembo asimmetrico che costruisce geometrie acustiche, allitterazioni consonantiche, grafie visive d'equilibrio sulla pagina. Per una sorta di coincidenza imprevista, la lettura si è associata alla frequentazione, in questi giorni, del testo Di questo (Majakovskij, ancora); i versi lunghi iniziali che determinano il tuo accenno in Objects fermano la rigidità fruibile a ciò che sorprende e rappresenta l'apparente “magia tecnologica”. Dove sarà, allora, la notte dei consueti usurai, pollici presunti, accendibili in sagome filmiche, in succedute ripartizioni dove “la melodia dell'euro” intona riemerse strutture ideologiche silenziose, oggi sovrastrutture, pupazzi da timer, oltre lo spazio interlinea che si dilata ad onde e sedati schiamazzi. Nessun avverbio oltre il vento direzionabile, ma certo il senso pellicolare, leggero, è nella dormizione profana, davvero all'inizio dell'autobiografia, oltre scritture a grafico, a ritmo sincopato, dove le cedole smarrite hanno il tono dell'apocalisse domestica. Caro Alberto, dunque, so che non ti perderai tra le intersezioni dei loghi, ma ti porrai impavido, quasi insediato, in un artificio spendibile, in un'attesa sostenibile.

A presto
Andrea Rompianesi

1 commento:

Alessandro Ramberti ha detto...

Ringrazio Andrea Rompianesi per questa lettura della nuova raccolta di Alberto Mori. Ringrazio di cuore anche Stefano Martello per la prefazione acuta ed emaptica che si apre con una significativa citazione di J.F. Kennedy che qui riproduco:
«Quando il potere spinge l’uomo all’arroganza, la poesia
gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe
il campo dei suoi interessi, la poesia gli ricorda
la ricchezza e diversità della sua esistenza. Quando
il potere corrompe, la poesia purifica, poiché l’arte
afferma le fondamentali verità umane che devono
servire da pietre di paragone del nostro giudizio.»
(John F. Kennedy, Discorso all’Amherst College, 26
ottobre 1963)