Su L'infanzia vista da qui di Francesco Tomada


Editrice La Quercia, via Locchi 9, Gorizia, 2006 (ristampa), pp. 96, s.i.p.

Una versificazione distesa e vissuta caratterizza la raccolta di Francesco Tomada, n. 6 della collana «Sottomondo», una scrittura capace di porci i nodi vitali non come mero sfogo, ma come discreta condivisione di umanità (l'essere figlio e padre, fratello e sposo, amico e comagno, il condividere e il disperdere… uno sguardo solidale e attento, un fare anima umile ed empatico con il lettore):

«… se lo sguardo ha spazio siamo tutti viaggiatori…» (Nelle camagne dietro Cormons, p, 26)

«… e non sai dove prosegue
l'infinito

se dentro o fuori o semplicemente ti attraversa» (Astronomia privata, p. 37)

«Sei tu fra noi due che porti il vuoto nel ventre
e quando facciamo l'amore non so
se il mio sia scavare o colmarti…» (La divisione dei beni, p. 57)

«Smetterò di fumare. Quest'anima che brucia negli
angoli come si fa con la carta perché sembri antica…» (p. 66)

(Ad Aquileia con Giordano)
«Cammini saltando sulla mia
ombra. Grazie a Dio calpesti
il mio spirito buio, ti volti
e mi dici "per me fermi
il sole".
Ho pianto, ma
dopo.» (p. 71)

«… come sembrava impossibile morire di parto
nell'anno duemila di Dio

pesavi di meno di questo cognome che oggi
io porto da solo… (a Stefania, finalmente, p. 78)

Ecco, frammenti di un racconto articolato in cinque sezioni (Disedifici, I grani di riso, La famiglia, Un'ora e non oltre, L'infanzia vista da qui) che contengono poesie che non mi sono permesso di lacerare (anche i lacerti qui sopra si apprezzano meglio nel luogo in cui sono incastonati) per riprodurne qualche verso, data la loro riuscita e necessaria compattezza, ad esempio: Hanno arato i campi stamattina, (senza titolo) di p. 39, Padre madre vi riunisco almeno in una possibile poesia, Fastfood, So come muoiono le farfalle, Tibet…
È questo davvero un libro che lascia traccia, appena qualche ridondanza prosastica forse limabile, ma Francesco sa toccare la lira nel modo giusto e senza orpelli retorici o sentimentali. Lo sguardo del fanciullo adolescete che è in noi lo sentiamo vero e coinvolgente.

Francesco Tomada è nato a Udine nel 1966 e vive a Gorizia.

1 commento:

Paola Castagna ha detto...

…anche i lacerti qui sopra si apprezzano meglio nel luogo in cui sono incastonati...
Senza ombra di dubbio un poeta che sa, non solo prenderti per mano, bensì portare nelle tue scarpe le pesantezze di un vissuto.
Mantenendo sempre e comunque una poetica di Speranza.
...Sei tu fra noi due che porti il vuoto nel ventre
e quando facciamo l'amore non so
se il mio sia scavare o colmarti…
Profonde e perfette le parole sopra citate, la penetrazione di una carne senza sapere se invadi o proteggi.

l'essere figlio e padre, fratello e sposo, amico e compagno, il condividere e il disperdere… uno sguardo solidale e attento, un fare anima umile ed empatico con il lettore
Francesco Tomada ti obbliga all’ascolto delle sue parole, il suo non è invito, un comando a cui noi umili lettori ubbidiamo per il merito che leggendolo ci regala.
La sua poetica ha un prezzo, , pago nell’intensità dei ruoli perché Tomada cammina saltando sulla mia ombra.
Dovrò cercare per leggere meglio questo poeta che sa Essere, ogni cosa.
( aggiungerei un…vittima e carnefice, schiavo e padrone, preda e predatore, tigre e gazzella, dare e avere)