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giovedì 16 febbraio 2017

Quasi Partita a Milano 24-2-17

Venerdì 24 Febbraio alle ore 18
Libreria Odradek, Via Principe Eugenio 28, Milano
Alberto Mori presenta il suo libro Quasi Partita

https://www.faraeditore.it/nefesh/quasipartita.html

con reading e riflessioni e ne discute 
con il filosofo Franco Gallo ed il pubblico


«L’accelerazione preferita per incrociare / invia diagonale imprendibile / Coordino della lunghezza / a ritrarre su traccia liftata istinto al gesto» (# 4, p. 26). Avete in mano dei versi guizzanti: le pause di bianco silenzio che li circondano sono il campo in cui mettere in atto una strategia per irretire l’avversario (dentro e fuori di noi), cercando di prevederne le mosse, di spingerlo al gesto non ponderato o semplicemente di stancarlo o magari di sedurlo. L’occhio del poeta Mori è allenato, sa inquadare in 9 “movimenti” le sequenze di questa Partita che è al contempo una coinivolgente partitura multimediale di suoni, immagini, scatti e tensioni e una metafora della vita. Siamo tutti chiamati a metterci in gioco al fine di rendere quel quasi un avverbio di taglio diverso che possa dare un senso di maggiore soddisfazione a tutte le energie e alle polarizzazioni di cui si nutrono: «Senza risparmio per la rimonta / Le velocità abbattono / I giochi spianano / Si mantiene intanto il propositivo / Dal fondo cresce con strategia naturale» (# 6, p. 34).
«Stretto tra l’arte dell’astuzia agonistica e la scienza della preparazione fisica e mentale, questo gioco da gentlemen che è intimamente crudele e consuma l’animo con un logorio permanente, vero avversario infido di ogni tennista, permette oggi al suo spettatore un apprezzamento completamente esteriore, offerto mediante l’esperienza di prospettiva multiangolo.» (Franco Gallo)

Alberto Mori (Crema 1962), poeta performer e artista, sperimenta una personale attività di ricerca nella poesia, utilizzando in interazione altre forme d’arte e di comunicazione. Dal 1986 ha all’attivo numerose pubblicazioni. Nel 2001 Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos (Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna. Per Fara Editore ha pubblicato: Raccolta (2008),Fashion(2009),Objects(2010),Financial(2011),Piano(2012) ed Esecuzioni(2013),Meteo Tempi (2014),Canti Digitali (2015). La produzione video e performativa è consultabile nell’archivio multimediale dell’Associazione Careof / Organization For Contemporary Art di Milano. Dal 2003 partecipa a Festival di Poesia e Performing Arts fra i quali: V Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (Lisbona, 2005), Biennale di Verona (2005 e 2007), IX Art Action International Performance Art Festival (Monza, 2011), Bologna in Lettere (2014, 2015 e 2016). Negli ultimi anni è stato più volte finalista al premio di poesia L. Montano della rivista Anterem di Verona. Website:www.albertomoripoeta.com
Postfazione di Franco Gallo
Copertina del libro di Alberto Mori
Scheda del libro per ordinazione: http://www.faraeditore.it/nefesh/quasipartita.html
Info Libreria Odradek Milano :http://www.odradek.it/html/librerie/libreriamilano.html

giovedì 3 marzo 2016

Canti Digitali di Alberto Mori ad Acquanegra Cremonese 12-3-16

Sabato 12 Marzo ore 21

Sala Civica, Piazza delle Arti 5, Acquanegra Cremonese


Presentazione del libro
http://www.faraeditore.it/nefesh/cantidigitali.html

Canti Digitali
(Fara Editore 2015)

di Alberto Mori


L’autore sarà presente con una Videoperformance

Introduzione e conversazione a cura del Filosofo Franco Gallo



L’incontro organizzato dal Circolo Poetico Correnti e dal
C.S.C. (Centro di Scrittura Cremonese) in collaborazione
Con il C.P.C (Centro della Poesia Cremonese) gode del
Patrocinio del Comune di Acquanegra Cr.se

Alberto Mori, Canti Digitali
€ 12,50 pp. 152 (Nefesh 19)
ISBN 978 97441 63 2

In copertina: Links di Alberto Mori (2015)
www.faraeditore.it/nefesh/cantidigitali.html

Prefazione di Maria Grazia Martina
Nota di Silvia Dal Negro
Postfazione di Franco Gallo


«Si entra nel testo redatto in puro stile linguistico “informatichese” percorrendo cantieri verbo visuali davvero sorprendenti: Action And Products, Phone & Sounds, Web Light, Lost in Google, Techno Vision, Set Spot Location, Digital Embodies, in ciascuno dei quali si sperimenta lo spazio-azione-produzione, il suono-fono, la luce oltre il lumen, oltre lo splendor, oltre l’antropocentrismo, a favore di un sostantivante artificio finalizzato all’ottimizzazione-trasformazione finale in una ipotesi di “incorporazioni digitali” a presagire un improbabile, ma non impossibile, completo scambio simbiotico: “Nel rovescio vuoto identitario / spazio apre / >esserci< / Così sei salva con nome” [Digital Embodies].» (Maria Grazia Martina)


«In questi Canti Digitali Alberto Mori riesce a combinare, sintetizzandoli nel suo linguaggio originale, parole apparentemente inaccostabili, in primis quelle del titolo, poi ripreso nei quattro bellissimi versi che fanno da viatico a tutta la raccolta.» (Silvia Dal Negro )


«(…) l’opera mostra la complessità critica del rapporto tra poesia, libro, recitazione e media, con una cifra stilistica matura per la precedente esperienza dell’autore, ma non per questo al sicuro dall’inquietante e inebriante potenza della macchina semiotica del web.» (Franco Gallo )


Alberto Mori (Crema 1962), poeta performer e artista, sperimenta una personale attività di ricerca nella poesia, utilizzando in interazione altre forme d’arte e di comunicazione. Dal 1986 ha all’attivo numerose pubblicazioni. Nel 2001 Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos (Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna.
Per Fara Editore ha pubblicato: Raccolta (2008) Fashion(2009) Objects (2010), Financial (2011),Piano (2012) ed Esecuzioni (2013), Meteo Tempi (2014). La produzione video e performativa è consultabile nell’archivio multimediale dell’Associazione Careof / Organization for Contemporary Art di Milano.Dal 2003 partecipa a Festival di Poesia e Performing Arts fra i quali: V Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (Lisbona, 2005), Biennale di Verona (2005 e 2007), IX Art Action International Performance Art Festival (Monza, 2011), Bologna in Lettere (2013 e 2014). Negli ultimi anni è stato più volte finalista al premio di poesia “L. Montano” della rivista «Anterem» di Verona. Website: www.albertomoripoeta.com

martedì 10 marzo 2026

La musica nascosta

Intervento di Dario Benzi alla seconda presentazione a Crema de La parola e l’abbraccio, letto la sera del 21 novembre 2025 presso la Libreria Cremasca



Grazie innanzi tutto di essere intervenuti  a  questa seconda presentazione  de La parola e l’abbraccio, ad un anno dalla sua pubblicazione presso Fara Editore di Rimini. E grazie alla Liberia Cremasca che ospita questo incontro, che potremmo intitolare “La musica nascosta”. E naturalmente, e in primis, grazie ai due relatori, che hanno reso possibile questo incontro.

Diversamente dalla prima, questa seconda presentazione non si aprirà con una estesa lettura, ma lascerà subito spazio ad una disamina più attenta e più approfondita dei testi poetici, da parte di Franco Gallo e di Vittorio Dornetti, i cui interventi  offriranno una interpretazione della mia poesia sulle tracce dei percorsi di senso presenti  in  questa raccolta, al fine di portarne in evidenza i protagonisti e le tematiche sottese. Questa raccolta infatti ha anche l’ambizione di essere una narrazione esistenziale trasfigurata dalla poesia, una poesia non solo lirica ma anche  riflessiva, sempre più riflessiva con il passare degli anni.


Io dal canto mio mi limiterò a presentarvi alcune poesie tratte dalla prima sezione, che si intitola “Accordi e presagi”. Queste prime poesie sono le più antiche, le prime ad essere state scritte, risalgono infatti agli anni ’70, con  alcune inserzioni  riflessive successive.

Sono brevi composizioni  a prima vista ermetiche, dai  toni a volte dissonanti, scorci pregnanti di una natura reale che si fa visionaria, frammenti  di immagini reali  trasfigurati  da vissuti silenziosi,  che si riflettono in scorci di paesaggio in ascolto. Lo stile è sempre breve, asciutto, quasi  inciso, come nella seguente poesia:


Le corolle del tempo

mostrano riflessi d’acacia

oltre i laghi della coscienza.


Tace il  riverbero dei timpani

sulla campagna allagata.


L’espressione non lascia quasi mai il suo momento sorgivo, e solo qua e là fa intravvedere tracce riflessive, grazie alle quali la consonanza del sentire del poeta con la visione della natura, spontaneamente s’illumina  di un senso profondo, che resta però aperto alle suggestioni interpretative del lettore, come in questa poesia, che si è meritata la posizione di incipit dell’intera raccolta:


Vado nell’ombra

del granoturco

lungo la prospettiva

delle sue foglie,

stando al di qua

delle cose, senza scrutare

segreti spiragli,

senza cadere nell’acqua

dal ponte senza sponde.



Vorrei solo richiamare la vostra attenzione sui verbi, abbinati a due a due : “Vado” e “stando”, “senza scrutare” e “senza cadere”. Innanzi tutto quel semplice “Vado”, che mette in movimento tutto il libro. Questo “vado”, che si dice “all’ombra del granoturco, lungo la prospettiva delle sue foglie”, si abbina subito dopo a quel “stando al di qua delle cose”, che è anche un rimanere in mezzo alle cose: nell’insieme, un dinamico atteggiamento di “distacco” e di  ascolto.

Dopo due verbi positivi entrano in scena due verbi negativi: “senza scrutare segreti spiragli”, e “senza cadere nell’acqua dal ponte senza sponde”, che segnalano un sempre possibile pericolo, potenzialmente mortale, perché il ponte da attraversare su un’ignota acqua è da percorrere senza perdersi in iniziatiche vie di fuga fuori dalla realtà, e senza le difese, solo apparentemente salvifiche, di rigide dottrine o di ferree  ideologie poste come assolute. La prospettiva scelta è invece quella del nutrimento presente nella natura, da portare dall’ombra alla luce, e da liberare dai suoi rivestimenti, per essere elaborato in un nutrimento ancora più ricco. 


Insieme al poeta in ascolto della natura, altri due invisibili protagonisti appaiono con discrezione nel silenzio. Il primo protagonista ad apparire è il vento, l’invisibile che si vede solo dai suoi effetti, e che riapparirà più volte con varia intensità e con vari effetti, nelle molteplici e meravigliose ambientazioni  cui la natura da vita, ma anche negli ambigui e contradditori paesaggi tecno scientifici della nostra epoca postmoderna, in una espansione di senso simbolico che si rivelerà via via nella narrazione poetica, ma che già qui  apre  presagi di attenzione e di chiarificazione.


Il vento 

trascorre vibrando

notturne geometrie

d’alberi


e nel buio 

rabbrivida ad uno ad uno

infiniti fili d’erba 


tremule stelle

scavano le mie amate ossa.



***



Ed ecco


le nubi lasciano che il sole

rovesci un catino di luce

sugli intrighi dei rami.



Lontano


il vento e il sole

diradano e sciolgono 

il fronte denso delle nubi.



Il secondo protagonista di cui  appare il presagio è in realtà “una” protagonista: 

si tratta del “femminile”, di un femminile che in questa sezione iniziale si manifesta solo alla fine, con l’improvviso apparire di uno sguardo ”sonoro”


                                         Nevica incessantemente 

da giorni.   


La pianura è immobile sotto la neve.     


Suono di giada                    s’allieta nei tuoi occhi.                                     


Questa poesia è molto densa e concentrata, e secondo me, va semplicemente gustata e contemplata, nel suo alone di mistero e di incanto. 

E preannuncia la protagonista della terza sezione, intitolata “Movimenti d’amore nella natura”, che ha come protagonista la donna amata, dove l’amore sensuale e carnale per lei si espande onnipresente nella natura e nel mondo, e si irradia nel sacro mistero dell’essere, e del divino. Franco Gallo interpreterà questa sezione, e la successiva, la quarta, che si  intitola “Appercezioni antiche e spunti teorici”, dove questa misteriosa polarità dell’essere , si trasfigura e assume la figura personificata della Hokmah ebraica, una sapienza immanente che si autorivela con tratti femminili nella natura, rivolgendosi all’uomo con il suo fascino e la sua autorevolezza di prima creatura di Dio, ma anche  con estrema chiarezza sul destino dell’uomo che non ascolti i suoi avvertimenti e voltando le spalle a lei, volti le spalle alla vita.

Sarà cura di Franco Gallo, dal suo punto di vista estetico filosofico, quella di facilitare l’incontro poetico letterario con questa affascinante figura, che domina alcuni bellissimi poemi nascosti fra le pieghe dei libri sapienziali dell’ A.T., e che forse ha ancora qualcosa da dire anche a noi, al di là delle ricadute didattiche proposte dagli antichi maestri, qualora riusciamo  a mettere fra parentesi le nostre inevitabili pre comprensioni e gli altrettanto inevitabili pregiudizi, per cercare di distillarne ciò che può servire ancora  a noi, disillusi e smarriti uomini e donne del XXI secolo.


Questa densa serata si concluderà infine con l’intervento di Vittorio Dornetti che presentando la sua  interpretazione critico letteraria del libro, si occuperà anche della seconda sezione intitolata “Movimenti di senso nel vento”, e attraverso l’interpretazione di alcune poesie da lui scelte fra le più significative,  ritornerà  alla contemporaneità e ai suoi drammi rimossi, e alla necessità di farne una diagnosi corretta e condivisa, nella speranza di potere trovar rimedi, non solo personali, che tengano aperto a lungo il tempo futuro.   




Citazioni utili



Come dice Derrida (nella presentazione del suo non facile testo “La farmacia di Platone”, che ci aveva consigliato il prof. don Aresi nel suo bellissimo corso di Introduzione alla filosofia contemporanea)

 

“Un testo non è un testo se non nasconde al primo venuto il suo gioco”

Questa sera, anche se siamo pochi, non siamo fra i primi venuti, e quindi possiamo cominciare a entrare nel gioco del libro.



Nella Lettera sull’umanismo scritta da Heidegger nel 1946, in risposta a un affrettato giudizio di Sartre che aveva indebitamente arruolato Heidegger fra i suoi compagni di pensiero, cioè fra gli esistenzialisti atei, Heidegger nega di essere un esistenzialista e un sostenitore dell’umanismo, in quanto dice di assegnare il primato non all’uomo ma all’essere.

Nella Lettera in questione, molto chiarificatrice, Heidegger aveva fatto delle affermazioni molto forti e importanti circa il suo modo di intendere l’essere, frutto di anni di studio e di riflessione sulla tradizione metafisico religiosa dell’occidente greco latino ormai in declino e residuale.

 Fra le molte affermazioni importanti e forti, scegliamo le seguenti:

“l’essere non è Dio, né un fondamento del mond” (cioè non è il Dio della religione né quello dei filosofi), ma l’essere è la condizione per ogni discorso sul sacro, sul divino e su Dio. 


Il sacro - che solo è lo spazio essenziale della divinità, divinità che sola a sua volta concede la dimensione per gli dei e per Dio - Il sacro dicevamo, giunge ad apparire solo se, prima e dopo lunga preparazione… l’essere è esperito nella sua verità.”


Peccato che nella nostra contemporaneità postmoderna il nostro occhio sia stato in generale accecato, su queste lunghezze d’onda, tramite un progressivo e mirato inquinamento mentale e sensoriale.



La Sapienza parla ovunque e a tutti, e si rivolge soprattutto ai semplici e ai privi di senno, e ciò che dice è chiaro e facilmente comprensibile da tutti.

Non parla infatti solo ad iniziati,  rivelando solo a loro un sapere esclusivo e segreto. E neppure parla nel recinto sacro del tempio, ma parla fuori dalle costruzioni umane.

Essa non parla per idee, concetti e definizioni, tanto care a noi razionalisti post moderni. Ma parla per avvenimenti e vissuti, sui quali porta la sua riflessione.


martedì 6 maggio 2014

Meeten Nasr su Esecuzioni di Alberto Mori


Alberto Mori, Esecuzioni,  Fara Editore, 2013
Prefazione di Franco Gallo

recensione di  Meeten Nasr


http://www.faraeditore.it/html/siacosache/esecuzioni.html
È un fatto che da almeno vent’anni il poeta Alberto Mori ha pubblicato quasi ogni anno una sua raccolta di versi. Ciò non ha però ancora indotto quelli che si occupano della sua attività a chiamarlo “poeta” e basta. Anzi sta dilagando l’uso di definirlo “poeta e performer” per sottolineare un altro fatto, e cioè che soltanto la sua personale e provata capacità di recitare ad alta voce e di “agire” col proprio corpo queste sue composizioni rende “poetiche” – nel senso più comune – queste inusitate costruzioni linguistiche non esenti di autoironia. Ad agitare un po’ le acque ecco ora arrivare, col ritardo di un anno, questo libretto dal titolo un po’ ambiguo (a metà fra la musica e la giustizia sommaria) dalla cui prefazione, dovuta alla penna del filosofo e saggista Franco Gallo, ricaviamo questa fatale asserzione: “L’esecuzione capitale della poesia, la sua lettura ad alta voce come fatto sociale, diventa… cancellazione intenzionale dell’autosufficienza del testo poetico, la sua reinvenzione come spartito e suo affidamento allo strumento profondamente onirico del corpo” (p. 10). Siamo dunque arrivati, distanziando la poesia, a un passo più in là da quella morte di Dio annunciata un secolo fa dal filosofo Nietzsche, anche se poi, come esergo a questa raccolta (p. 12) Mori ha inserito una frase colloquiale del noto musicista John Cage che ci dà un avvertimento: “probabilmente ci sarà un po’ di musica”, come dire “se non poesia, almeno musica”. Infatti un’altra sorpresa ci attende. Ognuna delle 40 composizioni di questo libretto reca in calce un simbolo numerico – per esempio (3:46) o (4:23) o (oo:45) – che suggerisce, a detta dell’autore stesso, la durata ottimale delle loro letture. Si tratterebbe qui dell’applicazione alla poesia del metodo dello stesso Cage che componeva le sue musiche ricorrendo alle combinazioni casuali del Tao Te Ching  e che poi lasciava agli esecutori la determinazione della durata delle note. Come non pensare all’intervento delle Muse Inquietanti di Salvador Dalì?  
Affrontando ora la lettura di questi 40 brevi e perentori epigrammi, possiamo ben presto constatare che non vi sono esitazioni o rinvii dal rigido programma qui annunciato. Il musicale, il visivo, l’elettronico, spesso il nonsense dominano largamente sul letterario, mentre i significanti di buona memoria eludono spesso i suggerimenti dei significati. Qui i neologismi trionfano: “Il tinnito vuoto esce sintetizzato / Riaccende in Remix / il madrigale vespertino del Collettivo Sublime / al vernissage per New Swarovsky Shop” (p. 20). Ogni evento sonoro-visuale viene individuato nel suo svolgimento nel tempo e offerto in consumo al lettore attraverso la vista o l’udito o altri linguaggi. Tutto protende all’invenzione. Esemplare può essere considerato l’ascolto di un brano di musica di Piazzolla: “Al protendersi postprandiale del deambulo / Nei passi fisarmonici in relax / La sosta nella Piazzolla intanga tempo” (p. 24). E questo contrapposto e forse anche scherzoso linguaggio adottato/inventato/concesso da Mori ci aggiorna sul livello di rumori e invenzioni resi agibili oggi dalle tecnologie delle comunicazioni. Ma si leggano ancora questi quattro versi (p. 48): “Battito oscuro / Atemporale dalla lontananza / Timpani taciuti simultanei / La luce scivola invisibile sulla musica delle sfere” dove la forza poetica, nel senso tradizionale, è pure presente perché i suoni e le parole del testo hanno la forza di ricostruire, di fronte all’insieme degli organi percettivi dei lettori, quel suono-visione-evento fortemente condensato di cui è d’obbligo prendere atto.

martedì 5 maggio 2015

Sono usciti i Canti Digitali di Alberto Mori

Alberto Mori

€ 12,50 pp. 152 (Nefesh 19)
ISBN 978 97441 63 2



In copertina: Links di Alberto Mori


Prefazione di Maria Grazia Martina
Nota di Silvia Dal Negro
Postfazione di Franco Gallo

«Si entra nel testo redatto in puro stile linguistico “informatichese” percorrendo cantieri verbo visuali davvero sorprendenti: Action And Products, Phone & Sounds, Web Light, Lost in Google, Techno Vision, Set Spot Location, Digital Embodies, in ciascuno dei quali si sperimenta lo spazio-azione-produzione, il suono-fono, la luce oltre il lumen, oltre lo splendor, oltre l’antropocentrismo, a favore di un sostantivante artificio finalizzato all’ottimizzazione-trasformazione finale in una
ipotesi di “incorporazioni digitali” a presagire un improbabile, ma non impossibile, completo scambio simbiotico: “Nel rovescio vuoto identitario / spazio apre / >esserci< / Così sei salva con nome” [Digital Embodies].» (Maria Grazia Martina)

«In questi Canti Digitali Alberto Mori riesce a combinare, sintetizzandoli nel suo linguaggio originale, parole apparentemente inaccostabili, in primis quelle del titolo, poi ripreso nei quattro bellissimi versi che fanno da viatico a tutta la raccolta.» (Silvia Dal Negro)

«(…) l’opera mostra la complessità critica del rapporto tra poesia, libro, recitazione e media, con una cifra stilistica matura per la precedente esperienza dell’autore, ma non per questo al sicuro dall’inquietante e inebriante potenza della macchina semiotica del web.» (Franco Gallo)


Alberto Mori (Crema 1962), poeta performer e artista, sperimenta una personale attività di ricerca nella poesia, utilizzando in interazione
altre forme d’arte e di comunicazione. Dal 1986 ha all’attivo numerose pubblicazioni. Nel 2001Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos(Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna. Per Fara Editore ha pubblicato: Raccolta (2008)Fashion(2009) Objects (2010), Financial (2011), Piano (2012) ed Esecuzioni (2013), Meteo Tempi (2014). La produzione video e performativa è consultabile nell’archivio multimediale dell’Associazione Careof / Organization for Contemporary Art di Milano.Dal 2003 partecipa a Festival di Poesia e Performing Arts fra i quali: V Settimana della Lingua Italiana nel Mondo (Lisbona, 2005), Biennale di Verona (2005 e 2007), IX Art Action International Performance Art Festival (Monza, 2011), Bologna in Lettere (2013 e 2014). Negli ultimi anni è stato più volte fi nalista al premio di poesia “L. Montano” della rivista «Anterem» di Verona.
Website: www.albertomoripoeta.com

martedì 28 luglio 2015

Un gigantesco anacoreta della parola meccanica: sui Canti Digitali di Alberto Mori


recensione di Vincenzo D'Alessio

Alberto Mori: Canti Digitali, Fara Editore, 2015



Caro Alberto Mori
ho dedicato buona parte del mio tempo di lettore al tuo gigantesco volume di versi che reca il titolo Canti Digitali: forse acronimo del Compact Disc che oggi raccoglie le emozioni, le immagini, le notizie destinate in passato al millenario foglio di sostanze vegetali. Ti scrivo, oggi, in questa sfrenata giornata di caldo umido per imprimere su questo frammento di carta, con la calligrafia manuale antica, i “Canti” che hai raccolto per lanciarli nei labirinti “Digitali” alla ricerca degli occhi dei lettori, futuri ascoltatori di un mondo lontanissimo: “Nel mondo web quello che si sa e non si sa diviene visibile.”

L’esergo posto alla tua raccolta richiama alla mente il flessibile canovaccio teatrale dell’ottimo lavoro di Massimo Sannelli Digesto (2014, Tormenta1945 Editrice). I tuoi versi sono principalmente destinati alla rappresentazione teatrale, al diverbio con il pubblico, all’attacco diretto tra immagine e ontologia. Prendo in prestito le parole di Sannelli: “il palliativo è dadà, il successo è dadà, dadà è il passatempo e ha la sua bellezza, dadà è un’azione che non serve: dadà è baciare” (pag. 17, op. cit.). Riporto inoltre dalla postfazione di Franco Gallo questo suo pensiero: “Il testo si presta infatti, proprio per le frequenti allusioni fonematiche, per il ricorso a neologismi evocativi, a imitazioni omofoniche, nonché per l’accentuata vocazione alla scena di genere, a una interpretazione orale e gestuale integrativa molto libera, dove l’elemento della scelta della curvatura recitativa può essere decisivo” (pag. 148).

Non riesco a pensarti diversamente da un anacoreta della parola meccanica, quella forza realizzata dai Movimenti dell’Avanguardia Italiana ed Europea agli albori del Secolo Breve, prima che il cavallo di fuoco delle due Guerre Mondiali riportasse indietro la condizione delle classi sociali dispersa nelle trincee. Rivedo nella tua splendida raccolta lo sforzo di annunciare il nuovo linguaggio che tanto imperversa agli inizi di questo XXI secolo, sembra di ascoltare lo scoppiettante dialogo tra un padre e la sua creatura che vivrà gli affanni velocissimi di questo nuovo tempo, un linguaggio sperimentale, utilizzato socialmente da miliardi di esseri umani nel silenzio luminoso del Web, l’eclissi del linguaggio.

Ho scelto i versi del poeta Aldo Palazzeschi che si autodefinisce “Il saltimbanco dell’anima mia” (Chi sono?) nel suo componimento più letto: “Clof, clop, cloch, / cloffete, / cloppete, / chchch… / È giù, / nel cortile, / la povera / fontana / malata; / che spasimo!” (La fontana malata), per accostarli alle tue rappresentazioni pubbliche, al tuo connetterti visibilmente con gli occhi degli spettatori che inconsapevolmente divengono protagonisti delle tue opere.

Oltre il linguaggio, così scriveva il nostro filosofo Emanuele Severino: «Ma nella “storia” dell’Occidente l’epistéme della verità è destinata al tramonto” (pag. 167). Così il tuo linguaggio è la ricerca della filosofia della scienza nuova per aggiungere, attraverso l’analisi perfetta della Poesia, il linguaggio poetico premoderno: “Andiamo / È tempo d’Android / Allaccio fresco adolescente dei sorrisi / La triade fragrante allo stesso passo / medesimo chatto fra schermi ravvicini / trova App ad opzione gratuita scoperta insieme…” (pag. 39).

Caro Alberto i versi fuggono dalle pagine del tuo libro verso gli schermi dei social network ad inebriare gli occhi e le faccine pronte ai commenti dei lettori. Quanto dureranno? La filosofia che i tuoi versi contengono quanto contagerà i lettori della “techno vision”. Quale gioco interpreterà la tua bocca tridimensionale nella narrazione delle 139 pagine dove la scenografia complessa del metodo potrà offrire godimento liberatorio a quella che una volta chiamavamo “cultura di massa” ?

Credimi l’analisi attenta del filosofo Franco Gallo rende piena giustizia ai tuoi testi poetici e coordina quello che definiamo ipertesto, libero da ogni forma di condizionamento, aperto a tutti gli algoritmi di questo perturbante secolo di barbarie.

“Sulla piccola duna della spiaggia / Summer Card verde pallida / ricorda alla sabbia / Connette con la plastica / materia comunicativa dismessa / nel moto cellulare del tempo” (pag. 38). La Natura è la Madre Eterna del Pianeta Terra. L’immortalità della Poesia aiuta a ritrovare il ruolo che l’Umanità ha scelto da millenni: un Cantico delle Creature anche dal Mondo Digitale dove: “Tutto si fa schermo / Nessuna sera senza dislpay / Canti Digitali / Algoritmi dislocati fra le stelle” (pag. 16).

Luglio, 2015 vincenzo d’alessio


giovedì 24 aprile 2008

Distribuzione di Alberto Mori



Scrittura Creativa Edizioni

Prefazione Franco Gallo
Postfazione Maria Grazia Martina



"I movimenti della macchina
comportano l'applicata successione
delle distribuzioni. Alberto Mori
in questo testo si pone in uno
stato di sospensione, perchè siano
i meccanismi a parlare"

(Andrea Rompianesi)


"Mentre la lingua, i segni e gli
spazi della distribuzione
ripetono indefinitamente il
proprio messaggio autoreferenziale
di abolizione immaginaria del
processo reale e del corpo storico
dell'uomo, la poesia vi si ribella
e ne sospende l'efficacia
usando gli stessi segni per
riscoprire l'uomo che li adopera
e per rivolgersi, adoperandoli
a sua volta, proprio a lui"

(Franco Gallo)

"Una ricerca quella di Alberto Mori che
affonda in un humus scandagliato
sul temporeale, in continuità
col presente, parola del tempo,
del prodotto chiamato, consumato,
distribuito ,dispensato, dispendiato,
accelerato"

(Maria Grazia Martina)



Per ordinazioni on line:
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Per informazioni
su Scrittura Creativa Edizioni:
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www.albertomoripoeta.com