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lunedì 1 aprile 2019

“attimi che colano tra le mani”. Maria Zanotti su Minimi Vitali

recensione di Mara Zanotti su 
 

Il Nuovo Torrazzo 30.03.19 


«Appunti del quotidiano, eccezionale e piatto come nessun altra dimensione può permettersi di esserlo, rivelano subito una sopraffina disposizione all’ascolto e all’osservazione, un rimescolio tra sensi e pensiero» questa considerazione scritta da Lucia Grassiccia nella postfazione del libro di Alberto Mori Minimi Vitali (FaraEditore 8 euro), è chiave di decodificazione del testo e il lettore vi si riconosce facilmente. Così come nel titolo, così come nei versi: se Mori – sempre attento osservatore anche di una realtà “altra”, minore, appunto minima – riesce a strappare poesia dai piccoli gesti, dal suono, dai movimenti ma non alla maniera di Philippe Delerm, prosatore del quotidiano, ma sempre avvalendosi di una lingua e di passaggi mentali prima che sentimentali, è proprio per questa capacità di “rimescolio”. La vita che scorre accanto invita all’osservazione, ma non tutti ne sono capaci. Cogliere, attraverso allitterazioni e ritmica linguistica, gli attimi che colano tra le mani e sfuggono è proprio dei poeti. Mori lo fa attraverso il suo consueto filtro linguistico. Piacevole è la lettura. 



martedì 2 aprile 2013

Alberto Mori ritorna con Esecuzioni

di  Mara Zanotti - Recensione pubblicata su «Il nuovo Torrazzo» Marzo 2013

In quanto si esegue la propria “esecuzione”? E quando? Praticamente ogni giorno, ogni momento, ogni tempo. Escuzione tradotta in poesia, descritta, elencata, realizzata: Alberto Mori ha eseguito e firmato il libro Esecuzioni da poco pubblicato da Fara Editore. La lettura è fascino, eseguito. La prefazione firmata da Franco Gallo, autore ma anche dirigente del Liceo Scientifico di Crema, segnala che ogni lettore “può godere architettare in proprio dei versi”. Versi appunto, citazioni alcune per comprendere, ma anche semplicemente per goderne: “la coltivazione apprende e commisura paesaggio / mentre la scala cromatica assorbe percetti / nella mente seminale pronta alla superficie del colore” e ancora: ”Battito oscuro / Atemporale della lontananza / timpani taciuti simultanei / la luce scivola invisibile sulla musica delle sfere”. Sono due esempi di esecuzioni oggettivamente complesse, studiate e non immediatamente espresse. Mori conferma su quello che scrive la sua opera che segue, possiede e trasforma da anni: poeta performer e artista, sperimanta una personale attività di ricerca nella poesia, utilizzando di volta in volta varie forme di comunicazione. Fra questo suo muoversi, dunque anche le sue Esecuzioni proposte sul libro appena pubblicato siano osservazioni, citazioni ma anche musica e parole elencate: Remoto, Rado, Raro, Lieve, Leggero, Minuto... autentiche scelte eseguite. E ognuno di noi non vive scegliendo quotidianamente e quindi in ogni tempo – altro riferimento menzionato da Gallo – la personale esecuzione? Una scelta data per scontata ma, assicuriamo, figlia della mente, delle intuizioni temporali, alcuni non vi badano, molti invece, in fondo eseguono personalmente. La proposta poetica di Mori prosegue nel suo cammino e nella sua ricerca... insomma la sua poesia propone molte Esecuzioni. Con lui si procede, anche se non è semplice, ma ogni tempo ci porta avanti sia essa vita o poesia. Un ringraziamento?

lunedì 4 giugno 2012

Su Piano di Alberto Mori

recensione di Mara Zanotti

Incidentali, le occasioni per “fare poesia” possono esserlo. Anzi lo sono,per lo più: “Stavo sgomberando il garage, guardo un badile, un secchio. Nel vuoto i piani visuali e il rapporto con gli oggetti cambia. Da qui è nata l’idea di scrivere Piano”. È Alberto Mori a chiarire i retroscena che lo hanno portato a comporre le poesie di Piano, titolo della sua ultima raccolta edita da FaraEditore. Ancora un lavoro sul linguaggio e sulle sue dinamiche interne di relazione, sempre in cerca di un concetto espressivo che riaffiora su diversi piani, che attraversa “senza identità” propria per riaffiorare dove questo venga collocato: “Lo schema visivo compone / tace nella misura equilibrata / l’iperbole si lancia ed intercetta / la litote appena asciugata / raffredda l’ombra del timbro sonoro.”
Ecco dunque che l’impianto linguistico si scardina e si ricompone appunto in piani diversi. Ma può essere questo un buon approccio per interpretare la realtà, o piuttosto è necessario per la poesia così addentro alle regole elastiche del contemporaneo, interpretarla? Mori nella sua costante ricerca “incappa” costantemente nella realtà che solo all’apparenza è estranea al linguaggio poetico (secchio e badile). In realtà, i luoghi, come gli oggetti, come i piani di lettura si intersecano con l’essere e la sua memoria, anche artistica (molti i testi che fanno riferimento alla storia dell’arte). Anche per Piano il reading che accompagna la raccolta fa parte dell’atto creativo; non basta dunque più la lettura per la poesia di Alberto Mori; ad esso va affiancato un sempre più ampio coinvolgimento sensoriale. E i piani craetivi come quelli ricettivi crescono. La prefazione è a cura di Maria Grazia Martina, esperta d’arte. Il libro ha già avuto due presentazioni a Villafranca (VR) nel festival La primavera del libro e all’Associazione La Conta di Milano. Si candidano lettori / uditori per Crema.

lunedì 21 novembre 2011

mercoledì 3 febbraio 2010

Su Objects di Alberto Mori


recensione di Mara Zanotti pubblicata su «Il Torrazzo» del 30 Gennaio 2010

Meno immediate le poesie di Alberto Mori nella sua ultima raccolta dal titolo Objects,
pubblicato da Fara Editore, dove il poeta indaga gli oggetti attraverso reinvenzioni sia
linguistiche che a-funzionali: «C’è un significato originale e un “signifcato” dato dal contesto – spiega Mori – il lavoro rimane descrittivo ma traccia un nuovo tipo di percorso linguistico che porta a nuovi concetti.»
L’oggetto in ogni breve lirica è evidenziato in neretto per assumere anche visivamente il ruolo di soggetto. Più criptici, si diceva: una poesia da  decodificare, composta da elementi complessi ma ben armonizzati: «Il testo si costituisce con la voce, ha pause
silenziose e sintattiche che traduco poi in soluzioni grafiche e visive diverse.»
È presente inoltre il discorso ulteriore della dimensione metafisica:
ad esempio, nella copertina del volume (pp. 52, euro 10) appare il simbolo dell’infinito.
Il tempo che si rincorre, gli oggetti dunque, vivono innestati su una scena loro, nella
quale il poeta li inserisce, “duttilmente” , posizionandoli diversamente sia da un punto di vista strettamente linguistico che spaziale (Il raccendino emana fuoco dal basso / il pollice preme in alto / la sigaretta viene riprodotta / proiettata dall’interno dalla fiamma accesa).
Accantonati i luoghi anonimi dell’abbandono e le dinamiche del consumismo, Mori
approda a una funzionalità strumentale, “salvandola” dalla banalità attraverso le sue iperboli linguistiche e le sue geniali soluzioni di forma. In progress anche il lavoro visivo con la messa a punto del video che accompagnerà la lettura delle poesia in un contesto sempre più convincente di videopoetry.
Il libro, non privo di passagi ironici («l’ironia è l’elemento riequilibratore del doppio senso») è acquistabile on line www.faraeditore.it : Per chi ha collezionato le numerose raccolte di Mori un altro tassello imperdibile, per gli altri un modo per entrare nel mondo poetico contemporaneo dell’autore.

martedì 17 marzo 2009

Su Fashion di Alberto Mori



recensione di Mara Zanotti da «Il Nuovo Torrazzo» del 14.03.09

L’ultimo libro di Alberto Mori, edito da Fara Editore, spiazza. Almeno per il titolo, Fashion. Questo autore così poco attento alle mode e alla moda, piuttosto esponente di una scrittura fatta di parole e di pensiero, di riflessione sul visto e sul rapporto tra atto creativo e realtà, spesso lontana dai luoghi di moda (un distributore di benzina bruciato non è esattamente un luogo cool), ha invece scritto un libro di poesie fatte di moda e soprattutto di linguaggio modaiolo. Spiazzante dunque, ma solo in apparenza.
Non appena si inizia a leggere quanto scritto emerge con chiarezza come Mori con coerenza, prosegua le “ricerche strutturaliste e semiotiche degli anni sessanta” anche in questo come negli altri libri. Linguaggio, parola, poesia si nutrono di moda nel volume Fashion, di quel mondo sdoganato da Baudelaire – come bene sottolinea Maria Grazia Martina nella prefazione – in quanto “espressione più autentica del presente”. Un luogo dunque anche la passarella, dove la contemporaneità si esprime, fin all’eccesso, anticipando ciò che verrà a più livelli, artistico, comportamentale, persino sociologico e naturalmente linguistico. Moltissimi i termini che la moda presta al linguaggio quotidiano o le espressioni coniate a uso e consumo della passerella,
parole appunto pret-a-portèr. Abbiamo così il “Burka Chanel” (società e cultura), il “Me-fast-time” che velocizza il rapporto con sé stesse e con il proprio corpo, la “Street college”, ancora di dimensione sociale, per non parlare di”glamour” “fetish” o “moving” ormai entrate nel linguaggio comune (aspetto linguistico). Le parole “della” moda di Mori, recuperano così la dimensione descrittiva, creativa ma anche di “denuncia”, non necessariamente con il dito puntato, di una contemporaneità fatta di attimi, di flash, di eccessi (“Nel dubbio vestitevi in modo esagerato” recita Vivienne Westwood in uno dei due esergi che precedono il testo) che scandiscono la vita di tutti i giorni. Lo stupore iniziale dunque rientra e Mori riafferma, anche
in questa nuovissima raccolta, la coerenza stilistica e contenutistica della sua ricerca poetica.

lunedì 25 febbraio 2008

Eco Box (su Raccolta)

recensione di Maria Grazia Martina
(v. anche le recensoni di Mara Zanotti e Andrea Rompianesi)

In questa Raccolta il poeta compone lucide emozioni in traslazioni spazio/temporali, tasselli che costruiscono una trama umanizzante del mondo delle cose lasciate, scartate.

Ancora una volta lo sguardo sorveglia al limite dell’in/utile ciò che sembra vanire in trascorrenze verbali, uniche trasposizioni sinestetiche dell’accanto.

Sarebbe riduttivo e semplicistico considerare che il poeta decanti i “RIFIUTI”, il loro squallore fetido, la loro ultima sorpresa in global trend mediatico.

Sono costruzioni mentali di sensazioni razionalizzate in curve, cubi, triangoli, tagli, tragitti, spericolate “raccordanze” di assemblaggi animati a tal punto da farli parlare.

Parlare per noi.

Storicamente il tema del “rifiuto” è articolato, geograficamente e culturalmente, in molteplici declinazioni d’ambito DADA/Surrealista, in cui l’espressione oggettivante dell’oggetto restituiva il palese disprezzo per la creazione e il fascino per ciò che esisteva già come tòpos e “utópos” del quotidiano produttivo.

Qui si tratta di rivelare il reperto del quotidiano aproduttivo/afunzionale.

È chiaro, dunque, il provenire e il divenire da questa variegata imagerie, ma è nella parola che il poeta decostruendo costruisce, attualizza il “funzionamento” connettivo, dalle cose al senso.

La parola è spazio e tempo del decostruire poetico: è spazio in quanto accumulo, è tempo in quanto sentimento malinconico della trasmutazione.

La parola è il contenitore differenziato, una forma in “distribuzione”, in cui tutto appare simultaneo, astratto: variopinta ecobox, parimenti macchina in/utile.

La ricerca nella scrittura si fa scommessa di visualizzazione della bellezza contemporanea, presente, verso la definizione di quel qual cos’altro, oltre la materia decomposta.

La parola scardina l’accumulo, entropica ed estetica, estrapola, isola, rimette all’attenzione dello sguardo lettore, l’altra poesia: “Si scuce sempre qualcosa per uno straccio”.

Una geometria dell’assurdo disordine, scrittura destrutturate, detta, enunciata, atta a scandire, contenere, rimuovere l’invenzione, ed è già obsoleta.

Questo il senso “nuovo” della vanitas scaduta, riciclabile al senso della vita della percorrenza effimera, virtuale, alloggiata in schede per tutti gli usi, esaurite in azioni omologate “merci compatte del deteriore”.

Così Mongo Refus Afball Junk Space divengono nella creazione poetica antieroici eroi di una strana “sporca” fiction di sequenze, travestimenti, geometria de/nominata, alla ribalta, sorpresa “al mattino presto “ quando “la notte si allontana”.

In Raccolta Alberto Mori è testimone dell’accadere casuale, dimostra all’ “onnipotenza” del linguaggio, che gli consente di consegnarci la vita come puro movimento nell’ingranaggio.

AutoAzione/AutomAzione che, paradossalmente, funzionalizza tutto quanto è dismesso, aproduttivo… poietico.


13:58 A. D. 22 febbraio MMVIII



Maria Grazia Martina ha iniziato il suo percorso creativo con la scrittura, interessandosi di critica d’arte. È in seguito approdata alla poesia visiva mediante l'elaborazione di un proprio segno calligrafico ed ha realizzato “non solo libri d’artista”. Ha partecipato a: 51. La biennale di Venezia isola dei poeti, 2005; Biennale Anterem di Poesia, Verona 2005/’07; 52. La biennale di Venezia eventi collaterali, 2007; V Biennale del libro d’artista Città di Cassino 2007. Nata a San Cesario di Lecce, vive a Breganze (VI) dal 1986, è docente di Storia dell'Arte al Liceo “F. Corradini” di Thiene, cura scritti critici per autori di poesia e arte figurativa.

mercoledì 20 febbraio 2008

Su Raccolta di Alberto Mori

recensione di Mara Zanotti

v. anche qui

Una parola mi continua a tornare in mente dopo aver letto l’ultimo libro di Alberto Mori Raccolta, “marginalità” e la spiegazione di questo non è poi così scontata. Sì perché nono-stante il concetto portante della Raccolta sia il ‘rifiuto’, questo non si limita a essere ‘soggetto’ evidente di molti testi (“Nel rifiuto la parola annusa due volte l’aria./ Solido ed immaterico/ vaporano la forma organica/ mentre lo scarto evitato/ allontanato a lato/ rimane dissoluzione limbale...”), ma abbraccia l’atmosfera compositiva nel suo complesso. Se così ‘marginali’ risultano i luoghi, gli oggetti e persino l’atteggiamento tra chi scrive, osserva, sente, si rapporta a quanto poi si tradurrà in parola, ecco che anche chi legge in qualche modo entra a far parte di questa marginalità in primis attraverso la scelta linguistica compiuta dall’autore: “La mia scrittura non persegue l’aulico ma l’essenziale” afferma lo stesso Mori e l’essenziale, si sa, è “invisibile agli occhi”, ossia riesce ad approdare a qualche cosa di maggiormente percettivo. Anche Massimo Sanelli nella prefazione del testo focalizza l’attenzione sulla scelta linguistica di Mori: “Qui le parole-simbolo della tradizione appaiono una volta sola, senza impegno, come fantasmi... In ogni caso quasi tutti i termini del libro sono detti una volta sola”. E ancora: “Ma la lingua si decompone nel cumulo di rifiuti, in una non-metrica senza ambizioni e senza verso”, si realizza così una perfetta simbiosi tra oggetto e termine. Tornando al concetto-rifiuto è lo stesso Mori che ci ricorda come questo abbia una tradizione artistica e letteraria molto lunga, moltissimi artisti infatti si sono confrontati con essa e sembra una coincidenza ‘al limite’ se i rifiuti, così abituati a vivere ai margini della società, siano divenuti proprio in questi giorni protagonisti della cronaca. Lo ‘sguardo abbassato’ di Mori sulla realtà porta così alla ribalta “ciò che – come la morte – abbonda e che non vogliamo vedere tra noi”. Ma inevitabilmente è proprio questo che ci accoglierà e che attraverso le ‘spoglie’ della nostra vita già ci circonda. Senza nulla togliere alla ricerca e alla sperimentazione, che si traduce sulla pagina anche in autentiche installazioni in versi, Mori ha scelto dunque di continuare, come già da tempo fa, nella sua esplorazione dei ‘non-luoghi’, del marginale appunto, consegnandoci una Raccolta coerente con la sua volontà indagativa che lo sta portando anche a realizzare un video sul concetto di decostruzione. Raccolta non si trova nelle librerie cremasche, per informazioni e ordinazioni www.faraeditore.it

***

nota di lettura di Giorgio Bonacini

Caro Alberto,
ti ringrazio per avermi inviato il tuo ultimo libro.
La tua capacità di formulare in poesia i temi apparentemente più “bassi” è invidiabile. Anche per la visività e la cristallinità del senso: in poesia e in vita.
C'è un mondo vero e profondo e non usuale, pur nella sua quotidianità, in questi tuoi versi esemplari: «Appena assunto infila guanti e comincia. / Agli occhi basta vedere dove / porta lontano la spazzatura.»

È sempre un piacere leggerti.

Un caro saluto.
Giorgio