sabato 10 gennaio 2026

La soggettività inquieta di una pecora in cerca

99 pecore di Flavio Vacchetta

recensione di Alessandro Pertosa


Il libro 99 pecore si presenta come un corpo testuale ampio e stratificato, attraversato da nuclei tematici ricorrenti che insistono sulla morte, sul sacro, sulla malattia, sull’eros e su una percezione cosmica dell’esistenza. La scrittura di Flavio Vacchetta procede per accumulo, spesso per giustapposizione, rifiutando una costruzione lineare e preferendo un andamento frammentario, talora dissonante, che rispecchia una soggettività inquieta e non pacificata.

Il verso alterna registri molto diversi: momenti di invocazione o preghiera convivono con scarti ironici, immagini crude, inserti colloquiali e improvvise torsioni visionarie. Ne deriva una lingua irregolare, volutamente esposta, che non cerca la misura classica né l’equilibrio formale, ma tende piuttosto a restituire una pressione emotiva continua. La reiterazione di immagini legate ai corpi, ai cadaveri, alla sofferenza fisica e alla decomposizione non ha funzione puramente provocatoria: sembra piuttosto costituire un tentativo di sottrarre la morte all’astrazione, riportandola a una concretezza insistita, quasi quotidiana.

Accanto a questo asse, è costante la tensione verso un “oltre” che assume forme molteplici: il riferimento cristiano, il dialogo con Dio, l’iconografia evangelica, ma anche l’immaginario astronomico e cosmologico. Lo spazio celeste e quello religioso non si risolvono però in una prospettiva consolatoria: restano luoghi interrogativi, attraversati dal dubbio e da una fede continuamente rimessa in discussione. In questo senso, la figura della “pecora” – evocata già dal titolo – sembra alludere a una condizione di smarrimento più che di appartenenza, a una ricerca che non trova facilmente approdo.

La raccolta include testi di diversa densità e tenuta formale: alcuni componimenti si distinguono per efficacia immaginativa e capacità di sintesi, altri appaiono più prossimi al flusso verbale o alla notazione diaristica. Questa disomogeneità è parte integrante del progetto: 99 pecore non mira a una compattezza stilistica, ma espone senza filtri una materia esistenziale eccedente.

Nel complesso, il libro si configura come un percorso che procede per urti, ritorni e deviazioni. Il lettore è chiamato a sostare più che a comprendere, a orientarsi dentro una voce che non chiede adesione né consenso, ma attenzione.

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