99 pecore di Flavio Vacchetta
recensione di Alessandro Pertosa
Il libro 99 pecore si presenta come un corpo testuale ampio e stratificato, attraversato da nuclei tematici ricorrenti che insistono sulla morte, sul sacro, sulla malattia, sull’eros e su una percezione cosmica dell’esistenza. La scrittura di Flavio Vacchetta procede per accumulo, spesso per giustapposizione, rifiutando una costruzione lineare e preferendo un andamento frammentario, talora dissonante, che rispecchia una soggettività inquieta e non pacificata.
Il verso alterna registri molto diversi: momenti di invocazione o preghiera convivono con scarti ironici, immagini crude, inserti colloquiali e improvvise torsioni visionarie. Ne deriva una lingua irregolare, volutamente esposta, che non cerca la misura classica né l’equilibrio formale, ma tende piuttosto a restituire una pressione emotiva continua. La reiterazione di immagini legate ai corpi, ai cadaveri, alla sofferenza fisica e alla decomposizione non ha funzione puramente provocatoria: sembra piuttosto costituire un tentativo di sottrarre la morte all’astrazione, riportandola a una concretezza insistita, quasi quotidiana.
Accanto a questo asse, è costante la tensione verso un “oltre” che assume forme molteplici: il riferimento cristiano, il dialogo con Dio, l’iconografia evangelica, ma anche l’immaginario astronomico e cosmologico. Lo spazio celeste e quello religioso non si risolvono però in una prospettiva consolatoria: restano luoghi interrogativi, attraversati dal dubbio e da una fede continuamente rimessa in discussione. In questo senso, la figura della “pecora” – evocata già dal titolo – sembra alludere a una condizione di smarrimento più che di appartenenza, a una ricerca che non trova facilmente approdo.
La raccolta include testi di diversa densità e tenuta formale: alcuni componimenti si distinguono per efficacia immaginativa e capacità di sintesi, altri appaiono più prossimi al flusso verbale o alla notazione diaristica. Questa disomogeneità è parte integrante del progetto: 99 pecore non mira a una compattezza stilistica, ma espone senza filtri una materia esistenziale eccedente.
Nel complesso, il libro si configura come un percorso che procede per urti, ritorni e deviazioni. Il lettore è chiamato a sostare più che a comprendere, a orientarsi dentro una voce che non chiede adesione né consenso, ma attenzione.

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