Le sinopie indelebili di emozioni, sentimenti e desideri: «l’impronta dell’amore»

Mauro De Maria, Dal lago del cuore

recensione di Giancarlo Baroni



L’ultima e quarta raccolta di poesie del parmigiano Mauro De Maria si intitola Dal lago del cuore (MC edizioni, 2022). Inizio a parlarne citando questi tre bellissimi e significativi versi che come magneti si attraggono nonostante appartengano a poesie differenti: «che esserci non implica presenza»; «perché risorge solo ciò che è assente»; «perché l’assenza non è nell’incorporeo». Benché l’autore abbia in maniera esplicita dichiarato le sue ascendenze montaliane, subito qui vengono alla mente i celebri versi di Attilio Bertolucci: «Assenza, / più acuta presenza».

All’interno di una struttura formale impeccabile e rigorosa che predilige la forma chiusa (per chi vuole approfondire risultano utili e indispensabili le ampie Note d’architettura ed iconografia latente a fine volume), possiamo individuare un argomento principale che prevale appunto su parecchi altri temi. Il motivo centrale risulta quello del distacco, dell’addio, della scomparsa della persona amata («hai lasciato questa vita terrena»), del lutto, di una ferita che non si rimargina, di «sogni infranti». De Maria non cede al dramma, alla disperazione, a una confessione sofferta e dolente, confortato dalla convinzione che la morte non rappresenti uno strappo definitivo, una irrimediabile frattura e cesura, la fine. Non crede che da una parte ci sia la vita e dall’altra il suo contrario; si  oppone all’idea che la realtà si fondi su dualismi antitetici che considera soffocanti «prigioni concettuali», sull’inflessibile binomio tesi e antitesi: lontano / vicino, cielo / terra, essenziale / superfluo, tutto / niente, luce / ombra, vuoto / pieno, noto / ignoto… Gli opposti, scrive, «per destino / s’attraggono e troppo a lungo distanti / non sanno stare». Con le sue «infiorescenze di ricordi», la memoria mantiene viva l’immagine dell’amata scomparsa, impedisce all’oblio di cancellare «l’impronta dell’amore», ogni singola traccia, qualunque indizio di vita: «non tutto anche se muove il tempo inghiotte».  Indelebile è «ciò che il vissuto lascia alla memoria»; anche solo come sinopie sopravvivono emozioni, sentimenti, desideri. La speranza che il dialogo fra chi resta e chi è partito perduri e che esista «una seconda occasione» non abbandona l’autore, anzi rimane in lui ben salda. Il presente viene benevolmente alimentato da un senso di attesa che collega il passato al futuro: «ma l’attesa di te non è finita». 

Le arti svolgono un ruolo salvifico: salvano contemporaneamente speranza e memoria.  La poesia nomina e crea, è in grado di raggiungere il «mondo delle ombre ove mi leggi», stabilisce un contatto che neppure la morte riesce a recidere e ad annullare. In questo percorso illuminato da «un senso più acuto della vista» che conduce verso il cuore, De Maria sceglie come propri compagni di viaggio parecchi scrittori e pittori che lo sostengono fornendogli stimoli ed esempi, 

Concludo con le parole di Pasquale De Palmo, direttore della collana che ospita Dal lago del cuore: «È come se De Maria proseguisse nella stesura di un canzoniere amoroso senza fine, con echi montaliani che si riverberano da una raccolta all’altra, affidandosi a una pronuncia delicata e tesa, imperniata intorno a una realtà composita, sublimata da suggestioni cólte […]». 

Nessun commento: