“… usare la mente come un compasso…”

Ugo Coppari, Aria. Racconti, Bordeaux Edizioni 2021

recensione di AR



Le parole che abbiamo posto a titolo sono a cavallo delle pagine 31-32 e continuano così: “che ti permette di andare tanto indietro quanto avanti nel tempo”. 

Questi racconti di Ugo Coppari scorrono sul quotidiano mettendone in risalto la domanda di concretezza, la possibilità di ricomporre i frammenti di un percorso di vita che si rivela prezioso anche nelle sue fragilità per “stare al mondo in maniera significativa, per quello che sono: una compagna, una figlia, genitori e fratelli, gli amici, una casa, una macchina, dei libri, un computer, un telefono, un corpo con cui spostarmi nello spazio” (p. 11) e ovviamente nel tempo, come ci conferma la citazione precedente.

Per stare al mondo in modo “sensato” basta pensarci un po’ su e rimanere aperti al sorprendente che può celarsi in situazioni magari grigie, se non addirittura preoccupanti. Basta mantenere desta una curiosità, una attenzione per non “diventare un qualcosa fatto di pixel” (p. 29). Basta essere disponibili a quel distacco, a quell’estasi in senso etimologico, per cui “una mattina ti affacci dal balcone e ti trovi davanti a un cielo che prende fuoco, strascichi di nuvole rosa, e al di là degli alberi e della vallata e ancora più oltre le case in lontananza, il lungo profilo delle montagne innevate e l’aria [non a caso titolo della raccolta] che ti punge il naso, ti entra dentro e riprendi una forma” (ivi).

Coltivare la virtù dell’attenzione (così cara a Simone Weil) significa restare sempre aperti alla relazione, disponibili a lasciarsi amare amando, corrispondendo a nostra volta a quel flusso che ci porta oltre noi stessi, “è il vento a muoverci” (p. 15).

Questa diluizione amorosa del nostro io ci riempie allora di una gioia che non ci appartiene perché nasce dalla condivisione, ci dona un senso, una energia che è un soffio di eternità. 

Aria è in fondo un diario filosofico, un dialogo con sé stessi e con chi legge (ricorrente l’uso del tu soggettivo/oggettivo) alla maniera dei contes philosophiques, una narrazione che si cala dunque nella realtà di questi anni di pandemia con la predisposizione a “stare in ascolto del mondo” (p. 14).

Un lettura piacevole, “sensibile” alla piccole cose, capace di farci sentire in sintonia con l’autore. Il libro si conclude con un appendice bibliografica che ci dischiude il laboratorio in cui si è venuto a formare il pensiero di Coppari, come dice lui stesso (p. 46): “Leggendo quei titoli è un po’ come aprire le finestre su altri discorsi, il libro che tieni in mano diventa più grande, al punto che solo a leggerli mi tornano in mente le voci di loro autori, e se ancora non li conosco me ne prefiguro il contenuto.” 

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