Tre poesie inedite di Paolo Zanardi

 


 Propositi per una domenica

 

Alcuni appunti.
Preparare l'impasto aggiungendo
il tocco segreto.
Aspettare che lieviti ascoltando
ciò che il vento vuol dirmi

quando si flettono i pioppi.
Lasciarmi disarmare.
Arrendermi alle nuvole
mentre risucchiano il sole
e al sole che sgomita
e fende l'aria già densa del canto dei pollini.
Entrare in un libro che sia un treno che parte.
Arrivare tardi di anni

all'incontro con una musica
ma sorprendermi a saperne

ogni passaggio.
Quindi stendere l'impasto
condirlo
attenderti.
Infine guardarti
mentre indovini tutti gli ingredienti.

 

 

 

 

Il ristorante indiano

(Londra, molto tempo fa)

 

Si chiamava Suruchi.

Dicono serva ancora

garbato occultismo nel pane sottile

e misteri dell'Asia in versione domestica.

Allora il cardamomo

fu esperienza discreta

non si intromise, si limitò

a osservare ed annuire.

La cannella parve lanciarsi

in misurati consigli, senza insistere.

Ma la spirale del minuscolo scivolo

in ogni tuo ricciolo fulvo

marcava chiaro il salto

tra l'istante di un film

e una vera scena di cinema.

Parlavi da mondi distanti

per un cuore plasmato in provincia

e la salsa di mango

era il segnale d'allarme, la birra

una via di fuga.

Ogni tanto si approssimava il cameriere.

I suoi baffi

come quelli dei gatti

avevano già compreso tutto.

 

Pietre

 

Collezionavo pietre un tempo.

Erano luoghi della vita che ricordano

scenografie in disuso

tutte ragnatele polvere e vento

che sospinge lungo finte strade

batuffoli di foglie.

Ambienti ora pronti per altri film

d'alta avanguardia.

Ricordo una pietra che sbocciava dal mare

la chiamavamo isola e aveva

il nome di un fiore.

Pietre infinitesime ci scorrevano tra le dita

sotto forma di sabbia. Pianeti

soli, anelli di Saturno in miniatura.

Oggi a volte capita

che quelle pietre interrompano il mio sonno

mi pungano attraverso il cuscino torrido d'agosto

e nel sogno non ne colga i colo

 

 

Paolo Zanardi è nato nel 1964 a Parma, dove vive. E’ diplomato in elettrotecnica industriale e si guadagna da vivere occupandosi di progettazione come impiegato in una industria meccanica.La poesia, unitamente alla fotografia, è il mezzo che gli permette di tenere in equilibrio la propria esistenza. Sue liriche hanno ricevuto riconoscimenti e sono apparse in raccolte e riviste.Più raramente si cimenta con la narrativa, in particolare con i racconti brevi.Ha all’attivo una collaborazione con la compagnia Teatro Tocco di Parma per lo spettacolo Dove arde il tuo silenzio (suggestioni dalla vita di Tina Modotti), per il quale ha fornito un contributo alla drammaturgia.Dice di sé che potrebbe scrivere meglio di quanto faccia, se vi si dedicasse con maggiore assiduità.Ha pubblicato le raccolte di poesia Estuario (ed. Ripostes, Salerno, 1998) e Calliope minore (ed. Rupe mutevole, Bedonia, 2012).

 

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