AIΩN di Mario Fresa (8)


 
AIΩN di Mario Fresa

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Gisella Blanco

Il tuo volto è una città  





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Scogliera di tetti, tempie ripide,

balconi lattiginosi di denti.

La città si abbandona a malinconia di prati 

                                                [su cui nascere nudi

e d’estate abbiamo febbre, fiato scomposto, bocche

che si slargano per vicoli allungati all’iride.

Comignoli accesi bruciano, poco sopra la fronte,

ne sentiamo il colore con travi portanti di pianto.




Commento.

Còlta dai lampi di una cupa e incendiaria intensità, e sempre alternando l'armoniosa politezza del canto con un dire squadrato e inquieto, questo inedito di Gisella Blanco (Palermo, 1984) vira nella direzione della sovrabbondanza e del mistero, con risultati di alto temperamento visionario. Il corpo-città si mostra come un umano labirinto in cui le strade si fanno viscere, i prati sono sospesi elisi di purezza inconosciuta, i vicoli s'allargano diventando interiori, malinconiose proiezioni dell'occhio indagatore; sicché tutto il panorama è, dunque, umanizzato, ma anche trasformato, per febbre immaginativa, in una extraumana isola alciniana dalle magiche e segrete corrispondenze interne, dove ogni minimo elemento si espande e resta immerso dentro il limbo di una veglia: e ogni casa è imprigionata in una eterna carnale attesa; e ogni scoglio è una fronte minacciosa e sorprendente come un feroce colpo del destino; e ogni luce è un respiro che vede e ascolta e sente tutto. E il corpo e la mente dello stupìto osservatore si trasformano, allora, in una immensa sensibile architettura le cui potenti vibrazioni generano, insieme, violenza e tenerezza, felicità e durezza: e tutto ciò che è ascoltato e visto (o immaginato?) si fa bruciante (e mai bruciata) carne: un'ardente apocalissi privata che fa cantare e trasfigura, senza sosta, l'intero specchio del reale.

 

 

 

In alto: Long Expected (2019) di Kailin Zhao.