IL SUONO DOLENTE DELL’ OMBRA DI ERATO Saggio critico letterario sulla Poesia di Millca Lilic : “ RITORNO A ME STESSA ” ** a cura di Alfredo Pasolino




La pianura poetica europea è da tempo, e quasi ciclicamente, inondata dalle acque fertili di chi cerca di restituire il ritmo originale della suadente musicalità del dolce canto di Calliope. Ora sinuosa ora virile, ora sentimentale nelle concise forze s’impone di attraversare il palpito sonoro delle tremule stelle - dal labbro del verso - al silenzio lirico, intermittenti segnali per la loro naturale libertà. Tanti segnali,dato che tanto è grande il dilemma umano di Milica. Sin dalla sua infanzia biografica, Ella via via è cresciuta col sentimento interiore della poesia. Le liriche di Milica ci restituiscono l’immagine della piccola  Alice nel paese delle meraviglie.; di un mondo prima distrutto e poi ricomposto con l’armonia delle sue lriche, col canto che tutto ricompone, come La Nostra dichiara  sulla poesia di Claudia Piccinino .
 RITORNO A ME STESSA  “ Quello che viene fuori dai suoi versi è un mondo significativo che nasce dalla riflessione meditativa e dal Logos cosciente …, che, per superare la frammentazione delle creature, l’alienazione centrica, l’isolamento, la depravazione morale ... “, si è trasferito nella tenerezza del verso poetico. La voce stellare…, la  voce del silenzio apparente per le coscienze ancora dormienti, così familiare e dolente  per gli spiriti sensibili, trova nella donna la via immediata dell’intuizione, filtrando l’intimismo discreto, geloso, istintuale. Simili a lampi della fantasia sono i simboli virtuosi della libertà. Nell’umano femminile della donna ricorre il pudore degli occhi feriti, sono le stelle, diamanti dalle mille pulsanti sfaccettature. Affidandomi ai pochi casi di genio poetico a me conosciuti, mi sovviene l’amica pittrice, poetessa e critica eclettica SILLA CAMPANINI, che vuole sottrarre i versi dell’artista balcanica all’iniqua declinazione manzoniana di un sottinteso interlocutore Carneade… antropoide … coniugato al maschile, italianista, quanto il  compianto cantastorie trovatore delle ballate, il poeta Fabrizio De André, fino a celebrare, senza esitazioni di ammonimenti cronologici, la poesia riecheggiante Montale, di ALDA MERINI, questa raccolta di poesie così numerose della Signora MILICA LILIC,  in me suscita un entusiasmo superiore ad ogni critica letteraria. Lavorando con umiltà e dovizia nell’apparato critico, ciò che ho riscontrato nella poesia della Lilic, compreso i Canti di Ezra Pound sono: la tenerezza della carezza del sole nascente,  la gioia di un’ anima festosa, forse nell’immaginario collettivo, quando il fiore gioca con l’ape in un pomeriggio caldo e sereno. Mi sento un nano sulle spalle di un gigante per la responsabilità delle note di commento a corredo di questa esegesi di analisi critica e di giudizio del contenuto sostanziale, tra chi ama la poetica di Millca (a rime sciolte..), cui lo stilema diretto pone stretta distanza di correlazione tra l’energia consuntiva del narrato. e la sincerità che spingono l’Autrice a svelarsi, anche negli aspetti più nascosti, celati dal simbolo qui puramente femminile. Forse è tanto più fragile... quanto più dura della punta di diamante, , limpida come la chiarezza di una donna che, per amore autentico arriva  fino al sacrificio di sé…, una donna messa al tappeto, e che spesso si rialza ! Forte come ferro temprato alla forgia delle esperienze e vicende drammatiche che hanno colpito la donna, la Madre e la Sposa..,, trasformando la dama ferrea, in puro acciaio. Dietro a queste impressioni indelebili, nel suo porsi sempre in discussione e nelle sue confessioni, aleggia sempre di volta in volta, impalpabile e concreta ma sempre irraggiungibile l’immagine poliedrica di una donna che ha sempre amato, di un sentimento materno, ma ad un tratto, l’uomo è...di nuovo maschio!, e tuttavia è discontinua la reciprocità di quell’affetto. Questo lato della donna protagonista della vita, mai assente, quanto percepibile dall’induzione accorata dei versi, è l’autentico motore dell’energia della poetessa , quel  suo essere se stessa costantemente narrante e lirica : “ … dopo avere annullato me / stessa / E mi ero trasformata in Te / Piena di te / Ho respirato con il tuo respiro / … / Ora che sono ritornata a me stessa / sento la libertà / il mio secondo io / … / La bellezza del ritorno al mio / essere…. / “ . Il “Bambino” volubile come la Cometa Luna che sognerà sempre favole violente per i cartoni…. che seduce la fantasia ! E qui, il Simbolo ridestato a Simbolismo etico in questa possibilità cosciente di Millca, di scoprire qualcosa che prima non sapeva. Quella dolcezza pascoliana dell’eterno bambino interiore. La ripetività nel tempo dell’IO bambino per l’uomo nuovo coniugato al parassitismo psicologico. Per opportunità autocentrica, vissuta disvelata nella sintesi finale della lirica, quanto nei ripetuti tentativi di seduzione magica, come in un limbo dei sensi incantati ! Pericoli che la donna intimista sempre ha sfiorato salvificamente, grazie alla propria indomita energia. Un amore dunque mai ripagato, unilaterale, in un campo gravitazionale che non si può chiamare attrazione fatale..di quel Sole che brucia “la sua (mia) pelle”. Una forza, un’energia e una sincerità che spingono l’Autrice a rivelarsi anche negli aspetti più nascosti e fragili. Anche qui trionfa l’umano femminile istinto di conservazione, perché la donna spesso… buttata a tappeto….si è sempre rialzata!
Qui si sposa il Simbolismo col concetto attivo di questa energia cosciente consapevole istintiva, primordiale della donna-madre… Milica si ferma e si volta verso l’autentico Sole della vita, verso il suo orizzonte. Il mare della resurrezione, cui le onde benefiche lambiscono i piedi...Un ritorno alla verità del suo secondo IO : sostanziale, intuitiva, istintiva, spirituale, facendo eco e spazio, tra i veli e i meandri dell’apparenza, duale e oggettiva, separativa… via via in dissoluzione per riflessione. Milica cerca ancora risposte all’istinto materno, per fugare il vento che agita l’anima : “ Come una musica spenta / che risuona ancora nella coscienza “. Contribuisce l’attesa dopo il tentativo di rispettare la forte componente ritmica dell’originale, ripercorrendo per filo e per segno la Voce tempestosa del senso che agisce per conto di un giudizio interiore d’anima, dal quale deriva la propria autorità. Versi simili sono come prosa coerente con se stessa, l’Autrice ha cercato di affidare alla discorsività  l’eloquio della psiche, lessico  e stile confacente al veicolo linguistico che traduce il senso emotivo dei versi. Milica col pudore della consapevolezza, scrutando il cielo stellato della propria interiorità: quella bellezza-verità per sottrarre i versi al logorio della fauna. e al ritorno al suo essere ! L’uomo è dunque di nuovo maschio : “ Tu sei distante Cometa Luna / che seduce la fantasia “. Un’aporia quale richiamo al parlare sul serio a qualcuno che sta giocando…, è una cosa senza senso. D’altronde La Lilic avverte la brutta situazione, non vorrebbe essere nei suoi panni, fino a carpire la sua vocazione, parlando al suo Lui “ ..ancora distante “. In realtà Milica parla a noi tutti lettori smarriti abitanti di questo pianeta, che si prende troppo sul serio. Per la donna la rivoluzione si fa con un fiore in mano, mentre le femministe la fanno rivendicando la proprietà del proprio corpo.. Tutti i segreti dell’essere donna offerti alla tenerezza dell’essere fragile nella natura femminile, col massimo essenziale, e senza chitarre in sottofondo come la Boaz cantautrice di Spoon Riiver (il cimitero del sogno americano ). Una metrica in versi sciolti  nitida tale da  far immedesimare le lettrici; adatta a chiunque ama o abbia amato da giovane…di un amore perenne .., indifferente agli anni che scorrono come grani di un rosario, quegli impulsi idealistici, simili al volo del cavallo alato Ippogrifo, avventuroso quanto aperto al coraggio dei Poeti... che spaziano nei cieli delle Valchirie germaniche…,vergini guerriere che aiutavano i caduti a rialzarsi per accompagnarli nel Valhalla , il paradiso degli eroi.
ALFREDO PASOLINO ***
 Prof. Alfredo Pasolino - Critico letterario-scrittore -saggista –

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