“ho amato, ho sofferto, ho vissuto. Il resto è un caso”

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Michele Lalla, Treninternetviaggi, Campanotto 2006, pp 160, € 11,00

lettura di AR


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Il titolo scelto per questa recensione è tratto da Soluzioni palindrome (p. 84). Nella poesia successiva – Soluzione risoluta (p. 85) – troviamo questo distico che trovo una intensa dichiarazione di poetica: “Cerco affinità di anime e non attiguità / perché siamo noi il l(u)ogo e la verità.”
Contiene infatti pulsanti lacerti di anima questa raccolta ricca di rifermenti letterari (in primis a Eliot, imprescindibile voce del Novecento, ma anche ai russi, a Emily Dickinson e ad altri) e ritmata da endecasillabi che arrivano al margine in cui la luce si infossa nell’ombra, l’amore (umano) fa i conti con la labilità condizionata dei sentimenti, la riflessione (di un fisico come Lalla è) constata quotidianamente il principio di indeterminazione che apre però lo spazio-tempo al mistero, alla meraviglia, alla creatività: “… ma devi andare / sempre oltre l’incognita o la cifra” (p. 42). 
In questa raccolta di creatività poetica ce n’è (forse a tratti celata da giochi di parole e digressioni che paiono essere anche uno schermo per non esporre troppo ferite ancora sanguinanti) e vera, perspicua, visionaria, provocante: “… i confini / che ogni giorno limitano i respiri / legano i denti che in un colpo possono / strappare le te carni, sono limiti” (p. 16); “il Demonio è il sale dell’esistenza / e non c’è paradiso senza inferno / entrambi da Dio creati in un lampo” (p. 29); “«Cos’è l’amore, quando non sblocca / la lingua che ci distacca dall’unione / e attacca verbi su sguardi di stucco?» // È l’illusione della volontà di essere.” (p. 32); “Il suo sorriso è una fetta di cocomero / fragrante di dono / che assegna spazi / ai gesti, veicoli di semi nel sigillo / dell’unione / congiunzione di corpi / da latitudini opposte che instilla / la nostalgia del fu che ora si storpia” (p. 37).

I luoghi, gli oggetti, i paesaggi sono generatori di forti metafore, specchio materico delle emozioni, della memoria: “… sei la pisside / che accoglie sogni di coscienza / nel sonno che pervade la veglia / tra le guglie di pietra: essenza / del divino che intaglia la mente. // A Modena sei la Piazza Grande.” (p. 55); “E ora sono dove non puoi venire, / in quell’intatto spazio, tutto e solo / per me, dedicato a quel costrutto / del Sé che dà forza a corse di lupe: / così scompaio e ricompaio dopo / per albeggiare agli orsi e ai dirupi.” (p. 118); “Le stelle non si possono conoscere / sono nel cielo e le vedono tutti / ma nulla si sa delle loro ferite: / mostrano il rebus dell’indifferenza” (p. 126); “Non indagare il passato / scavando nuvole di memoria” (p. 133).

Le tre sezioni che compongono lopera – “Itinera-mente”, “Incontro in rete”, “Controcanti d’in-contro” – hanno tutte a che fare con il viaggio, il movimento, la tensione verso o la fuga da, il desiderio di corrispondenze (amorose, politiche, ideali) e la necessità di autodefinirsi, i rischi dell’abbandono e le gioie di relazioni appaganti (ma transitorie): “… Ulisse – impostore / e dell’etica distruttore – ostaggio / dell’andare in sé, dove le soste / sono riposi per riprese… / (…) / non chiederti dove vai o se hai colto / il senso dell’andare e del restare / l’importante è frastornarsi nel mare / di sensazioni per dimenticare / quel sé ancora in stato embrionale.” (p. 46); “l’ideale è la visione del sé / o il traguardo dove arrivare? / (…) / E questo viaggiare / inquieto è fuggire o cercare ? / Riconoscere o dimenticare / il passato? / Non chiederti domande” (p. 59); “Come pensi di attuare l’in(s)contro / di anime? Oggi, sono tutte svendute!” (p. 68); “Il mistero dell’amore è stanarsi” (p. 78); “Ci sono tante vie, ma non c’è scampo, / ognuna è sotto il danno del tempo” (p. 99).

I versi di Michele Lalla ci aprono lo sguardo, ci scavano grotte nel cuore, ci aiutano a riflettere, a definire il “senso” della realtà, a impostare azioni di responsabilità e umanità, a trarre dalle nostre radici benché sradicate (e la vita di ogni persona è un continuo viaggio, sradicamento, se non nello spazio, sempre nel tempo) la linfa che possa dare ampio e accogliente respiro ai nostri rami, a fare dei momenti di smarrimento, abbandono e sconfitta tappe di un cammino di sempre maggiore consapevolezza e comprensione verso noi stessi e verso i compagni e le compagne di viaggio, per contribuire a quella che Alberto Bertoni definisce nella Postfazione “comunità degli animi”.


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