I “radioversi” e le empatiche “interferenze” di Antonella Jacoli

Antonella Jacoli, Radiofaro, Ladolfi 2016

recensione di Vincenzo D'Alessio


http://www.ladolfieditore.it/index.php/it/perle/perle-poesia/radiofaro.html
Antonella Jacoli ha pubblicato, presso l’editore Giuliano Ladolfi, la raccolta poetica che reca il titolo Radiofaro (anno, 2016): settantacinque pagine di versi alti sul fronte del mare magmatico dell’Umanità. La raccolta è suddivisa in due sezioni: “Idrovie” e “Aerovie ”. Entrambe similitudine delle strade seguite dalla “bambina/poeta” esposta alle tempeste dell’esistenza.
La similitudine è la formula poetica che si affaccia in quasi tutte le composizioni.
La prima parte della raccolta ci riporta alla mente uno dei mo'ai
 posti sull’Isola di Pasqua: indicatore della presenza del passato, magnetismo del mistero tra terra e mare, mistero rivolto all’Universo. 


Il “radiofaro” della Nostra si realizza come poema d’amore nella prima parte della raccolta: il passato emerge costantemente e il presente avanza incessante per prendere parte al teatro dell’esistenza: “(…) Ci inseguono i giorni, sconosciuti / quelli a ritroso sorridevano / (…) Non ricordo che gioventù / quasi scordando il pianto./ Manca il buio del teatro / per dirti altro” (pag. 3).
Il corpo poetico è formato da versi brevi, uniti sovente dall’enjambement.
La poetica si avvale della frequentazione dei versi dei poeti contemporanei: “(…) Non passano le coppie / tempo fermo / nella più ferma crudeltà / del tempo amabile” (pag. 4). “Oggetti pietre umane / l’ubriacatura dei pieni / separazione dall’ideale / questa gran pena di singolo / che m’abita come un padrone” (pag. 37).
La ricerca “ elettrica” della Nostra ci richiama, invece, il Realismo Magico di Massimo Bontempelli degli inizi del Novecento: “Da dove parli anima mia / (…) al silenzio criptato / del radiofaro / (…) Elettrica cade la mente / per nostalgia./”. (pag.5)
Seguire le rotte dell’anima e il desiderio profondo dell’incontro con il proprio passato dal quale emergono figure (come quella del padre), memorie e difficoltà (i muri), le insidie profonde degli abissi superati a fatica, sono gli indicatori per il lettore: “Per me c’è azione nel desistere / una stanchezza asessuata del progredire / cerchio di spine e desiderio” (pag. 8).
Più ampio è il respiro che emerge nella seconda parte della raccolta, quando i segnali emessi dal “Radiofaro” divengono luminosi ché alimentati dalla fervida memoria chiamata ad essere protagonista:
“Determinare la posizione / del ricevente e del trasmettitore / secondo l’arco centrato / sull’isolamento dei corpi” (pag. 33).
In questi versi le immagini poetiche si ridefiniscono e chiamano il calore della severa scelta che anima la poesia della Jacoli: “(…) irrisione comune della poesia / povera e fuori moda / e allora meglio un angolo di fuoco / (…) aggrappato al muro/ della cordialità” (pag. 59).
La salvezza dalle tempeste è nella perseveranza, seguendo l’intima rotta, guidati dalla luce del mistero distesa nel buio.
Bella è la composizione a pag. 39. I titoli nella raccolta sono ricavati dal verso iniziale.
Questa poesia che abbiamo scelto dalla raccolta ci consente di guardare il fascio di luce che il “Radiofaro” emette sull’inquieto oceano dell’umanità pronta ad autodistruggersi senza una pensiero/ dialettico certo: “Di notte sotterrano i prati / o li ricoprono di catrame / per dimenticarli nel sonno. / La natura ci rende schiavi / dicono bevendo tequila / e non ricordano le piante / l’erba ragionevole di vento / le cordialità di casa in casa / la compassione dei cortili / imbandierati a festa” (pag. 39).

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