Rosarium

intervento di Silvia Castellani (ideatrice della rubrica foto-poetica Le nuvole che sono) alla kermesse faentina Umiltà e letizia (qui un fotoracconto) 




https://youtu.be/pRtwIh1okTs

Il video al link qui sopra mostra il “Rosarium” o meglio, il cuore del progetto fotografico intitolato Rosarium, iniziato oltre due anni fa. 

Il cuore del “Rosarium” consta di dieci rose speciali, dieci fotografie.
Due anni fa, a primavera, iniziai a fotografare le rose lungo le strade, nei giardini, nei parchi, financo negli orti altrui e arrivata circa a mille scatti mi venne un'idea. Fu quasi un'illuminazione, mi verrebbe da dire oggi. Ebbe inizio, all'epoca, nella mia mente, l'avventura di Rosarium (Rose e Misteri. Come i misteri che si meditano durante la recita della preghiera del Santo Rosario). Rosarium voleva diventare un insieme di “rose sante”, la cui visione avrei voluto condividere con altre persone. Lo scorso anno ho iniziato a farlo, a condividere questa mia “preghiera visiva”. L'ho chiamata così, perché di questo in sostanza si tratta.
Le rose sono dieci come le dieci Ave Marie del Rosario che si recitano dopo ciascun Mistero. Ad ogni rosa ho abbinato un santino raffigurante la Madonna sono nove Madonne + San Michele Arcangelo. I dieci santini abbinati alle dieci fotografie di rose del “Rosarium” sono in originale, facenti parte di una collezione privata, messa insieme tra gli anni Settanta e Novanta. Le rose essiccate, presenti a loro volta nei dieci quadri del Rosarium, sono state essiccate da me dopo averle fotografate e recise in un andirivieni di vita, morte e vita immortalata per sempre.
 

“ROSARIUM” – SIGNIFICATI DELLE ROSE

(cosa vedo e sento nella mia mente)
La prima rosa è rossa, simboleggia la carne e il sangue. Ci sono piccoli schizzi, nella fotografia, sul muro bianco che tiene per il collo la rosa; la purezza è stata macchiata dal desiderio dell'uomo, dalla sua bramosia di elevarsi a dio. La rosa è quasi strozzata tra le colonnine del muro, come l'anima nel corpo preda delle passioni, delle sofferenze a cui per natura tende. 



La seconda rosa è bianca e trasuda lacrime per la purezza perduta, per la freschezza ricordata e trattenuta in qualche parte, in mezzo al nero, al buio che tutto inghiotte. Una scia leggera, come di rugiada, dopo che ha appena piovuto, e le rose accarezzate da un vento fresco. E' questa la rosa della purezza, mai compresa fino in fondo dall'uomo, ma in qualche modo agognata e immaginata e poi perduta per sempre. Il santino (abbinato e contenuto nel quadro stesso), è bianco e nero, perfettamente abbinato cromaticamente alla rosa della fotografia.



La terza rosa cela un significato profondo, intenso, alto. La fotografia è di una rosa azzurra, corolla di petali, piccolo bocciolo al centro, quasi un padre, si potrebbe dire, che abbraccia e veglia il proprio figlio, rosa aperta, braccia grandi che proteggono dal vortice e insieme con lo stesso si amalgamano. Rosa azzurra, di spirito santo, spruzzi di bianco, di pace e una croce che lega il piccolo al grande e lo rende perfetto solo insieme. Padre, figlio, spirito santo.




Quarta rosa è la madre, la natura, la luce, la bellezza semplice. Il colore rosa, come il nome della rosa e un'ombra che dalla stessa si alza, ombra di donna, figlia e madre insieme, anima piccola e insieme grandiosa. Nel pieno della sua fioritura, a maggio, e in un campo di grano. Rosa gialla essiccata, applicata sul gambo verde sulla fotografia, perché così diventerà in un'altra stagione della vita, ma sempre bella e attaccata alla linfa vitale, nonché debitrice al ricordo della vita che fu. Rigogliosa, forte, amat
a.



La quinta rosa è quella della speranza che si leva imperterrita dal dolore, dalle spine della vita, inevitabili e così crudeli spesso. è la rosa della rinascita perché dove vi è stato dolore e male, nascerà di nuovo più forte il bene e l'amore. E chi sarà chiamato a guardare, vedrà il bene e solo un pallido riflesso del male che fu. Il bene sarà così forte e luminoso che non ci sarà niente altro intorno, a parte il se stesso bene. Sarà di nuovo luce e speranza. Sullo sfondo della rosa che emerge quasi fosse un faro, vi è un tappeto verde scuro, macchiato di rosso sangue, a ricordare che il male è stato e non può essere dimenticato, solo superato. Questa è la rosa più grande di tutte - anche per cornice che la contiene - è la rosa centrale dell'opera, è dedicata in particolare a M. (a cui tutto il progetto Rosarium è dedicato), alla Speranza.





Rosa numero sei: la morte del figlio. Cupezza, viola, erba come filo spinato. Il dolore non si affronta da soli, il dolore è intimo, ma va condiviso, altrimenti finisce che ti uccide dentro, ti rende sterile, ti prosciuga fino all'ultimo respiro e poi cadi per sempre, svanisci a te stesso. Lo scarafaggio succhia, gira, su e giù, per il fiore ancora tenero, ma ormai caduto, reciso dalla sua linfa di vita. La morte del figlio, il dolore più grande, quello che la Madonna dovette affrontare, con coraggio e amore, Madre infinita, come tutte le madri degne di questo nome grande, Madre. 




Rosa numero 7: una visione piccola, di natura, di acqua e terra, una rosa chiara, bianca e verde, con le sue radici salde nella propria terra, che cresce fiera del suo essere Regina di tutti i fiori. Questa piccola rosa è forte in se stessa, padrona della sua semplicità. 





L'ottava rosa simboleggia la luce che squarcia le tenebre, la luce nuova che abbraccia chi vuole avere fede, chi prega, chi spera, chi ha conosciuto il buio, ma sa che anche nelle oscurità più profonde, esiste un barlume di...
La luce, dono del padre ai figli che trovano il coraggio di farsi illuminare. 





Questa nona rosa santa è dedicata ai malati, alla grazia che alcuni hanno dono di ricevere, la grazia per coloro che vivono la loro vita nelle infermità, piccole e grandi, la grazia di una preghiera detta col cuore, la grazia di avere un amore, di un figlio, di una famiglia, di un amico. La grazia concessa ad alcuni perché altri possano così credere in ciò che è detto miracolo.





Decima rosa, fine del percorso, fine di questo viaggio nel cuore del “Rosarium”, con le preghiere nella mente a far da compagnia a uno spettatore che mi immagino “in ascolto”, come la sottoscritta. Non è uno spettatore perfetto, è peccatore come gli altri, è lontano dalla luce, dalla grazia, dalla speranza ma è uno spettatore che per queste, sempre, ogni giorno lotta, tendendo la propria mano e il proprio cuore al Cielo, per quello che può, per quello che sente. E questo suo cammino costellato di petali di rosa ogni volta gli ricorda che la strada è giusta, anche se ancora non riesce a vedere bene, né ad occhio nudo né, nel mio caso, attraverso l'obiettivo fotografico. Così si limita con pazienza a raccogliere le tracce, i resti di memoria, i racconti di quanti l'hanno preceduto e porta a suo modo la sua testimonianza, piena di ricordo, fatta di rose, di preghiere, di colori, di passione. In attesa di divenire più degno dell'amore di quanti lo amano dal profondo, in Cielo e così in Terra.

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