Su Gli eremi del cielo di Ardea Montebelli

pubblicato da Arti Grafiche Sammarinesi con il Patrocinio della Segreteria di Stato all'Istruzione e alla Cultura della Repubblica di San Marino, Riconoscimento FIAF 2012 HB

nota di lettura di AR

Eremo di S. Onofrio all'Orfento

Non si può che definire splendida questa pubblicazione di Ardea Montebelli. Le foto all'infrarosso degli eremi abbruzzesi in cui ha vissuto il mistico Pietro da Morrone (più noto come Celestino V, nonostante il brevissimo pontificato) rivelano gamme di grigio di una luce vibrante e vaporosa, un bianco e nero dai toni infiniti che sa trasmettere l'approccio spirituale della Nostro al paesaggio, specie quando è stato “vissuto” da personaggi di grande levatura morale, o di santi come in questo caso. Le foto sembrano infatti proporci lacerti di anima, i recessi delle notte oscure, gli spiragli di luce sfolgorante, che in grado minore o maggiori tutti proviamo lungo il nostro pellegrinaggio e che gli eremiti come Pietro hanno sicuramente provato in maniera forte e anche estrema.
Le immagine sono poi accompagnate dai versi icastici e ricchi di echi biblici di Ardea che sempre ci sorprendono per la loro rigorosa asciuttezza e la capacità di introdurci in maniera assai coinvolgenti, direi proprio di elevarci, alla bellezza della sfera spirituale che viene generata dal concreto, dalla natura e dalla carna, dalla voce e dalla vista, rivelandoci la misteriosa (a volte soffocata e occultata) bontà di cui siamo noi stessi (e la natura e l'intero universo) intessuti.
Come osserva in una delle prefazioni il Vescovo di Sulmona-Valva Angelo Spina: “Gli eremi, luoghi appartati, solitari, permettono di raccogliersi e di ascoltarsi nel silenzio interiore. Riescono a ricreare un clima di pace e serenità.”
Sfogliare questo libro è immergersi in una poesia dove parole e immagini ci aiutano a trovarci e chiederci il senso del tutto. Ecco alcuni versi della prima poesia:

Che cos'è la verità?
Un abisso che si veste di metafore
un lungo abbandono del cuore
in attesa di un segno finale,
quel soffio che salva
come un grido di sollievo.
(…)

Ed eccone qualche altro prelevato qui e là: “Quale forza / dà corpo all'assoluto?”; “Tutti i possibili percorsi / ci resero erranti / come cieli e astri.”; “Mostraci quanto si può essere felici…”

2 commenti:

Maria Grazia Vanola ha detto...

E' una poesia e una foto che viene dall'anima. Il bianco e nero poi rende moltissimo. Anch'esso diventa parte integrante della poesia. Complimenti all'autore, anche per fermarsi a pensare, a decantare immagini e pensieri oggi ci vuole coraggio. Bravo

Maria Grazia Vanola ha detto...

Ci vuole coraggio per lasciar decantare le parole dentro di noi in mezzo al frastuono che ci travolge. E il bianco e nero rende moltissimo. Complimenti all'autore