3 poesie inedite di Luca Ariano

(altro inedito dell'Autore qui)


Decolla l’aereo al tramonto,

come uccelli migranti,

tra nuvole di lana grezza da cardare.

Un vecchio – operato per errore –

vedovo da pochi mesi, con la nuora

a depredare gioielli dalla camera ardente,

si gioca i risparmi ai grattini

per non lasciare un solo centesimo.

Come ogni anno, a primavera, Dario

fantastica su tacchi e tette,

come quelli scaricati di nascosto la notte.

Fiulìn con accento longobardo,

nell’incedere testardo in luoghi lontani

dal mare scuro oltre le colonne.

Teresa con il timore di perdersi nella memoria

come un volo radente sull’acqua.





***





Il barbone del bar Monza

ciondola tra una chiesa razionalista,

bancomat e banconi da bere.

Dicono sia stato bancario…

medico… giocatore di poker.

Il mare non così lontano,

nemmeno dalla balaustra lo guarda

e il suo volto è un rosso vespro.

Quelle ville – un tempo dimore di signori –

ai piedi di colline boscose,

sono residenze per anziani e nuovi ricchi,

accanto a quartieri emigranti.

Per Fiulìn il mare quadrettato è un ricordo

stanco, come i giorni dell’Andrea

che mai vivrebbe altrove;

a Teresa la sua rosa è seccata in fretta,

forse finirà tra le pagine di un libro,

senza rispuntare come in una pellicola

americana in bianco e nero.





***




L’avesse saputo prima,

l’Emilio non sarebbe andato in quella scuola:

paese un tempo contadino, poi dormitorio

ora covo di camorristi e latitanti.

Quasi ogni giorno la paura di minacce…

d’un coltello nella gola,

nemmeno si prepara la lezione.

Quando franano rovine romane,

andrebbe per pochi soldi a sostenerle.

Domani forse finirà un altro amore:

si vede al ritorno nel Paesone

cantando canzoni strappalacrime…

cercando una casa in affitto.

Come ogni anno arrossiscono gli alberi di Giuda:

Fiulìn li rivede seminascosti in periferie

e s’illude che presto fioriranno ancora.

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