Scanzoniere

di Luca Ariano

L’educazione è il pane delle anime vostre.
Senz’essa le vostre facoltà dormono assiderate.
Avete il dovere di educarvi.
(Giuseppe Mazzini)


L'Emilio pochi minuti la mattina
a piedi per andare a scuola,
dall’altra parte del paese
dove si vedono catene innevate.
Lontani un binario – forse asburgico,
Nicoletta e la metropoli di tram,
omnibus e albe fumanti.
Scendono lupi a valle, in periferie
ululando a neonati,
lì milioni di anni fa foreste e ominidi
come in quell’isola di civiltà misteriose,
di bucanieri e conquistatori nei secoli;
l’hanno saccheggiata di vetro e cemento,
di appalti al ribasso che truccano
la spiaggia vista mare di pesci scomparsi.
Teresa trepidante in seno per un colloquio,
curriculum e cartelletta in mano
tra marciapiedi brinati e il fumido della sera
nell’odore di cucina sulla tromba delle scale.


***


L’Emilio forse prenderà un’ora
di permesso par andare al funerale
d’un partigiano: è morto lassù,
non troppo lontano da dove combatté
– si dice sia stato compagno di Turoldo.
Pianteranno olmi e salici,
ma quei boschi non saranno le tenute
di signori scesi dalla capitale per cacciare
quaglie e cinghiali con il falcone:
spareranno tutto l’anno a tortore e germani
da esibire in salotto.
Merli bianchi non si anneriscono su comignoli
ma sporchi di smog muoiono su tetti
mentre legiferano leges ad mafiam approvate
con il televoto direttamente da casa.
Tramonta il sole dietro gli Appennini innevati
e anche l’autostrada bianca ai lati di capannoni
invenduti ha il sapore di caffè di pompa di benzina.


***


La neve di marzo si squaglia rapida
diventando fango tra la massicciata:
vestigia di civiltà contadine
– pare il pleistocene – resti industriali
e casermoni ai limes dei campi.
L’Emilio e i giorni tutti uguali
con l’ansia di tornare a casa:
la vista dei monti rosati
e il sapore di freddo nel paese dei suicidi,
solo per ón morsèll de pàn la sera.
L’Amalia un sospiro ad ogni giro
di chiave nella toppa e il tempo inesorabile
come le foglie del melo in giardino.
Teresa e Fiulìn in una corsia d’ospedale
tra chi s’inventa una malattia per passare
la notte al caldo e figli assonnati
di madri come bambine doloranti;
il rumore di sirene si ovatta tra fiocchi,
odore di medicine e flebo stillanti.


***


Anche di notte l’Enrico lavüra,
come i cinesi o i giargianès
negli anni Sessanta: l’imprenditùr
lo chiamano ma per arrivare a fine mese
insegna lingue morte senza profitto.
L’Amalia assapora una caramella
alla liquirizia sentendosi bambina
quando tutti stavano bene
e l’Andrea – forse un po’ di freddo
o una mala bevuta – vomita
in qualche angolo e senza di lei
sarebbe un barbùn.
Era l’antico mattatoio – orgoglio
di generazioni di beccai, ora cimitero
di amianto, taniche
e una smagliante Casa dei Giovani
durata una conferenza stampa.
Fiulìn – in testa Teresa, come fuoriuscito
da una sezione fumosa anni Cinquanta
ma non ci sono rivoluzioni, scioperi,
Guerra Fredda, destra, sinistra
e in auto un libro di Berlinguer…
uno scherzo… solo uno scherzo.
Campi di fiori gialli nel fresco del viaggio
da far l’amore fino a tardi
mentre le strade mutano e invecchiano discreti.


***


La ciamavan Toro Seduto
e stava lì vicino alla Piassa
– quando ancora gh’eran i burdell
e già malata cantava e urlava per strada;
dopo quei nomi… l’avvocato… l’ingegnere…
il dottore… l’han trovata strangolata
in una roggia.
Dal Borgo si vedono le Alpi,
da dove sono scese le truppe Cartaginesi,
Franche, Spagnole, Francesi, Tedesche;
il Gigi in quella casa troppo grande
lasciata andare dal tempo, con la madre
anziana mangia solo Nutella, salame,
uova fino a scoppiare di colesterolo.
L’Enrico lavora anche nelle notti di festa,
fuori clacson pallonari, fuochi d’artificio
e il Maurone con il suo biciclettone
all’alba dalla radiolina
«Cerco amore ad ogni costoo,
perché adesso ne ho bisognoo…»


***


L’Enrico pochi ghèll in saccoccia,
anche oggi lavora fino a notte fonda
e in testa frasi da professore di paese:
“Sarete la classe dirigente di domani!”
Primo ora che la fiolètta l’è andà
solo sul divano fumerà un torcione
guardando vecchi film e fuori vista Metropoli
di voci sui marciapiedi.
Il mare ridà antichi tesori greci e romani
affondati in qualche tempesta
e Carletto operaio di tempi postmoderni
cronometra ogni gesto prima di essere
delocalizzato dall’altra parte del sole.
L’Andrea dopo un giorno a scrivere storie
in poche righe ha voglia di parlare,
di ascoltare dal canale il canto delle rane
come fossero altri tempi.


***


Marcellino a digiuno
un cucchiaio d’olio d’oliva
come voleva sua madre:
è tutta salute tra l’odore di limoni,
basilico e la risacca del mare.
Il cantiere navale fin da ragazzo,
le prime sigarette e le notti al porto:
tra i fumi d’inverno è spirato
poco dopo la pensione coi polmoni asciugati.
L’Armando bancario da sette generazioni
– forse ebrei scappati dalla Spagna –
ha iniziato con il nonno a giocare a carte
per ammazzare il tempo.
Si è bruciato a poker,
cacciato per un ammanco di cassa,
“Commissario… commissario…”
Ancora più caldo il vento d’estate
tra viali che trasudano azoto e l’odore dei tigli
in bicicletta è quasi archeologia.


***


L’antica via romana accanto al mare
è una superstrada di grattacieli sulla spiaggia
– pare Dubai – piste go kart, parchi acquatici
e le ultime contadine accanto a puttane bambine.
All’alba Roberto, pancetta e capelli radi,
apre ombrelloni al bagno 56 dove nessuno
lo riconosce più: ha vinto uno scudetto, due coppe
e allenato grandi campioni.
Ora qualche intervista revival e d’inverno
a pescare pesciolini per i nipotini.
Teresa cucina musclos tra il profumo di trito:
con Fiulìn celebreranno un compleanno
in una festa tipo Unità, clima padano di fine epoca.
Le stesse abusate risate di sempre
ma lontano da un tavolo di poeti
che si azzannano per un misero piatto
mentre accanto un altro nubifragio
sfarina colline di seconde case abusive.


***


L’Emilio quella chiamata
l’ha aspettata per giorni:
forse era al bagno… a comprare il pane
o aggiornarsi per nuovi corsi.
Non è rimasta che la preghiera mattutina
e il capo chino oltre il portone.
Gianni quando spegneva le prime candeline
non si sentiva un bambino come gli altri;
bastava un attimo per perdere il respiro
e ascoltando Faber con gli occhi lucidi:
“Spiare i ragazzi giocare al ritmo del mio cuore malato…”
Ancora li vede giocare sospirando per strada
ma alla sera quel bacio è un sorriso
lungo una sorsata al tramonto.
Fiulìn torna come se nulla fosse cambiato
tra gli ultimi postumi d’estate:
un fiume di fango travolge case abusive,
un sindaco colpito a morte
e domani ricominceranno le scuole
come il vento che volta pagine s’una banchina.



***


Ben poca cosa è un poeta se non è in grado
di comporre senza angosce,
passo dopo passo, in qualsiasi momento
e con sicura efficacia stilistica qualsiasi motivo
che sia riuscito a concepire con chiarezza.

(Gabriel Ferrater)



Lüìs non lo riconoscerebbe il suo paese:
era un borgo da romanzo di Fenoglio o Gadda.
Ora Ndranghetisti a dettar legge tra auto bruciate…
pizzo ancora caldo e appalti pilotati.
Dopo una partita a carte e on biccér de vín
«Se vedèm!» all’uscita del circolo
travolto da un’auto a folle velocità;
è sepolto in un cimitero nebbioso
accanto al fiume pieno di gamberi della Luisiana.
In un caffè vagamente francese
per scrittori e intellettuali dissidenti
– oggi un fast food – un poeta decise
che non sarebbe vissuto oltre mezzo secolo:
se n’è andato nel suo appartamento
tra fogli volanti una notte d’inverno.


***

Tiberius etiam ad rapinas convertit animum.
(Gaius Suetonius Tranquillus)


Di carovane nel deserto
già ne parla la Bibbia,
nella città dove sostò Abramo
conquistata dai Romani ora dai coloni.
Svetonio narra che Tiberio
nel suo secessus Caprensis adescasse pueros
e un vecchio senatore sdentato
offrisse carne fresca per l’Imperatore.
Tacito non conferma né smentisce.
L’Enrico tra colline nebbiose
odorose di legna arsa per l’inverno,
di Barbaresco appena stappato
e una canzone nella testa
“Pedala… pedala… pedala”
Teresa si sente come foglie secche
cadute nell’acqua e scarpe
che lasciano passi impantanati
in quei giorni di buio presto.



***


E cielo e terra e mare invocano
la nuova luce che sorge sul mondo,
luce che irrompe nel cuore dell'uomo,
luce allo stesso splendore del giorno.

(David Maria Turoldo)


Sarà stato il Settantasette
– forse il Settantotto – in un appartamento
non lontano da Botteghe Oscure
in un conflitto a fuoco coi brigatisti
è morto l’agente Pietro Ruotolo.
Lascia una figlia di cinque anni,
ora storica scrive su quegli anni
e non ha mai visto negli occhi gli assassini.
L’Emilio alla festa di Natale con gli studenti
tra un Padre Nostro, un Ave Maria
e canti di Natale – magari fosse una poesia
di Turoldo – vorrebbe salire su un tetto… una gru…
in piazza come suo padre
tra zampe d’elefante e zazzere al vento.
Il tramonto è una crema al salmone
da spalmare su un cielo d’inverno;
Teresa e Fiulìn in un’autostrada
di campi oscurati si ricorda la torre della STAR:
«Mamma guarda quelli del brodo!»
ma il sapore delle verdure
è un volo interrotto prima della nebbia.


***

Lo sai che siamo tutti morti
e non ce ne siamo neanche accorti…

(Claudio Lolli)


Il controllore Severi Gino
– per volere del nonno ciclista –
come ogni giorno venti multe.
Lui non ha studiato molto per il concorso…
c’era suo zio oggi in pensione;
presto diventerà sindacalista,
un giorno amministratore delegato
ai pranzi che contano e a tagliare nastri.
L’Andrea e la sua vita spericolata
come Steve McQueen per Natale
porta gli scatoloni della sò murusa
e non berrà nemmeno troppo.
Per l’Amalia le feste sono il ricordo
di pranzi passati ora silenzi imbarazzati
e pochi auguri per quel dolore
chiuso dietro le persiane.
La casa vuota non odora più di natali,
di bimbi a scartare pacchi, profumo d’arrosto,
ravioli, panettoni Guglielmoni e gurgunzola
tra frutti secchi prima d’una partita a carte.
Verranno nuovi inquilini, cambieranno gli infissi,
una mano di bianco alle pareti
e sul citofono altri nomi venuti da chissà dove.



Luca Ariano è nato a Mortara (PV), vive ora a Parma. Ha pubblicato Bagliori crepuscolari nel buio nel 1999. Sue poesie sono apparse su riviste, blog e siti letterari. Collabora con le riviste «ALI», «La Barriera» e «clanDestino»,. Nel 2005 sono uscite una plaquette ne La coda della galassia (Fara) e la sua seconda raccolta Bitume d’intorno (Edizioni del Bradipo). Con Enrico Cerquiglini ha curato per Campanotto l’antologia Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2008). Fa parte dello staff della casa editrice Kolibris. Nel 2009 ha pubblicato una parte di Contratto a termine ne La borsa del viandante curata da Chiara De Luca (Fara) e ha curato con Luca Paci l’antologia Pro/Testo (Fara). Nel 2010 per le edizioni Farepoesia di Pavia è uscita la plaquette Contratto a termine. La silloge Città perdute è inserita in Salvezza e impegno.


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