Anna Ruotolo una giovane poetessa campana

Intervista di Antonietta Gnerre

v. anche la recensione di Vincenzo D'Alessio a Secondi Luce


Anna Ruotolo è nata a Maddaloni, in provincia di Caserta, nel 1985. Si è diplomata al Liceo Classico e frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Con le sue poesie ha vinto vari premi nazionali ed internazionali giovanili (tra gli altri, il “Premio Turoldo” 2009 nella sez. under 25). Suoi testi sono apparsi nella rivista internazionale “Poesia” di Crocetti nel numero di luglio/agosto 2009, ne “Il Foglio Volante–La flugfolio” (ed. Eva), ne “Il Foglio Clandestino“, in “Capoverso”, in “Poeti e Poesia”, nel quotidiano “Il Tempo” e nella rivista italo-newyorkese “Italian Poetry Review”, anno 2009, num. 4 (Columbia University, The Italian Academy for Advanced Studies in America and Fordham University). Un testo tradotto in spagnolo da Jesús Belotto è pubblicato nel num. 4 della rivista internazionale online “Poe +”. Partecipa a readings ed eventi letterari nazionali. Dal 2008 al 2010 ha curato e condotto il poetry slam “Su il sipario” in diversi locali casertani. È presente nelle antologie poetiche Il Fiore 2008 (dall’omonimo premio letterario), Corale per opera prima (LietoColle, Faloppio 2010) e Quattro giovin/astri (Kolibris, Bologna 2010); Secondi luce (Faloppio, LietoColle 2009 - premio “Silvia Raimondo” 2009) è la sua opera prima. Cura il sito personale: www.annaruotolo.it
Il linguaggio poetico di Anna Ruotolo è autentico e mirato. I versi, dallo schema metrico libero, dirigono con armonia un discorso poetico sciolto, fluente, malinconico, e prevalentemente lirico. Una voce che diviene simbolo per un nuovo orizzonte.      

Che cos’è la poesia?

Una domanda importante che meriterebbe una risposta importantissima e rigorosa che non credo di poter dare. Tuttavia, parlando per me stessa, dico che è un tentativo di massima comunicazione, non invasivo, non spettacolare (o almeno così dovrebbe essere). Discreto e silenzioso e non per questo meno necessario.

Ci parli del suo esordio letterario?

L’esordio vero e proprio è la pubblicazione di una ventina di inediti nella rivista “Poesia” di Crocetti nel Luglio 2009. Fino ad allora non avevo scommesso molto sulla mia poesia, anche se – intimamente – tendevo a crederci parecchio.

Secondi luce (Faloppio, LietoColle 2009 – premio “Silvia Raimondo” 2009) è la sua opera prima. Una raccolta poetica che  contiene un linguaggio ben puntellato.  Un dialogo interno ricercato o naturale?

Il dialogo nasce sempre, a mio avviso, in modo naturale e segue certe necessità e alcuni moti interiori. Sono stata onesta nello scrivere il contenuto di Secondi luce, a volte fin troppo. Mi premeva parlare con alcune figure importanti della mia vita cercando, appena dopo, di lanciare il discorso anche verso gli altri, il lettore. Forse questa seconda operazione può riferirsi alla definizione di “dialogo ricercato”, ma mai come fine ultimo, solo come tentativo o volontà di allargare molto e bene un discorso nato come ristretto e personale.

Com’è nato questo libro.

Vorrei dire casualmente ma non sarebbe la nuda verità. Avevo cominciato a rivedere le mie poesie e, pian piano, ho scoperto che c’era un ordine non del tutto sbagliato. Il libro nasce sicuramente da una riflessione non ancora finita sul tempo e sui luoghi fisici e memoriali. Mettendo insieme le varie sezioni e facendo un lavoro di costruzione ho scoperto di aver condensato in questa prima e non del tutto perfetta raccolta gran parte del mio vissuto.

Ci parli del titolo?

Secondi luce inteso proprio come misura di lunghezza. Mi serviva qualcosa di vasto per dare il senso delle enormi distanze e, in seguito, del tempo impiegato ora come buon alleato ora come nemico. Poi però i secondi di luce possono suggerire intervalli, soste. Terre di mezzo.

Lei è così giovane e così brava! Che segreto possiede?

E lei è troppo buona! Il segreto è che non ne posseggo uno ma ho una convinzione: non è mai troppo il lavoro. Sulla bravura, poi, non mi pronuncio. A volte un complimento - benché sincero - può diventare una trappola per me. Proprio della (mia) giovinezza, invece, è il desiderio di migliorarmi e migliorare la mia scrittura, pensare di non essere mai abbastanza “risolta”, applicare il “noviziato incessante” di luziana memoria.

Quale autore predilige in assoluto?

Mi spiace sceglierne uno solo perché tanti mi hanno agganciata al fuoco della poesia. Montale, da me odiato al liceo, è diventato un punto fisso; poi c’è Sereni che non passa mai, non va mai via. Ma potrei dire - in ordine sparso - Alfonso Gatto, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Antonia Pozzi, Anna Achmatova, Marina Cvetaeva, Walt Whitman, Rainer Maria Rilke, Cesare Pavese, Osip Mandel'stam , Edoardo Sanguineti… Nell’ultimo periodo trovo fondamentale per me la Szymborska.
  
Un autore indispensabile per viaggiare nel futuro.

Tutti quelli che parlano al plurale, che recuperano un dialogo globale, non più incentrato sulle singole categorie di uomo, donna, razza, età, appartenenza (ad un luogo circoscritto)… Mi viene in mente, tra gli altri, la già citata Szymborska e una sua splendida poesia su come vivere bene nell’Universo: Disattenzione. Se mi chiedesse un libro/manuale per viaggiare nel futuro - insistendo ancora sulla poetessa polacca - le direi La gioia di scrivere. C’è tutto il necessario. 

“Arciere” di Patrizia Casadei
Scrive Kikuo Takano, un poeta giapponese contemporaneo: “Il mio desiderio è che in cima/ al cuore scocchi la corda della parola; / ma mi trasformo in arco, sono proprio l’arco/ su cui poggia la freccia ancora accesa”. La parola nella letteratura è uno freccia accesa che attende. È d’accordo?

Sono d’accordo, guai se non fosse così! La tensione continua genera la vera letteratura. Per quanto riguarda la materia poetica, sono piuttosto convinta del fatto che probabilmente la vera poesia è il momento che precede la scrittura e la versificazione bella che data. Il “dopo” è necessità e guasta qualcosa di primigenio. Il “prima” è - appunto - avvento, quasi un prodigio da venire.

Infine, la sofferenza, il dubbio, i disaccordi sono momenti frequenti nel cammino della coscienza: ma la fiducia, la speranza, l’impegno di raggiungere l’arrivo ne rappresentano il nobile controcanto. È vero?

Continuando con la metafora musicale, è vero solo se si è pronti a costruire una composizione per orchestra. A volte sembra bastarci la prima voce, lo strumento solista, la partitura principale. Anzi, potrebbe proprio bastarci per tutta la vita. Ci si crogiola nel dispiacere e nell’insofferenza, forse non sempre consapevolmente, certo. Ma poi (ed è qui che dico: è vero, sì) è necessario il controcanto, l’accompagnamento dei bassi, archi, percussioni, gli spartiti per tutto il resto degli strumenti. Sofferenza, dubbio, disaccordo sono gli avvenimenti che ci vengono proprio incontro, inevitabili. La fiducia, la speranza e l’impegno sono tutte facce di un’operazione: credere a qualcosa che poiché non è visibile e non brucia e non fa male va solo creduto con fede, cresciuto internamente e cercato continuamente. Insomma, abbattersi è più facile che esercitare fiducia, speranza e impegno costante. Ma credere di poter sovvertire i momenti dolorosi è un dovere, un atto che dobbiamo a noi stessi.

Cosa sogna Anna Ruotolo in questo momento della vita?

Cose piccole: finire gli studi, vedere un altro po’ di Mondo. Che la poesia mi visiti ancora (ma questa è una cosa grande, davvero grande…)


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