La riconoscerei tra tutte la tua mano (Lara Lucaccioni)

Poesie sensuali e visionarie, queste di Lara, che amano giocare con le parole («Anagrammo il tuo nome»), un gioco però non scevro di un lato passionale a tratti tragico o, se vogliamo, neoromantico (ovviamente facendo uso di un linguaggio del tutto moderno con echi della grande poesia anglosassone e dell'ultimo Novecento italiano, e uso di neologismi): «fammi diventare tuo pezzo, mezzo / colorami le notti di vapore / e dei risvegli fammi la regina».


1. Le età di Lulù

Pallina rossa sulla bocca arsa
e nastro nero che mi benda gli occhi,
sei giunto all’osso non c’è proprio altro
che vertebre che scattano sonore
ed organi a eseguire sacri Requiem

Ed io mi fletto giunchiglia, onda e riflusso,
dilato e prosciugo anse di fiumi
e campi arati e ceneri cosparse.
E cura tu mi attacchi sanguisuga,
di me affamata ancora l’aria e l’ombra
e sangue che confonde il mio col tuo.
Ti so, però, nel buio del mio sguardo
sai di odore, di umido e respiro
e poi hai l’aria sicura, sempre più
ora che stento, non vedo, e ti so.

Sappi che non conosco altro che te
sotto la pelle, intorno, dentro e fuori
la riconoscerei tra tutte la tua mano
che sola viene a me, ancora sola.

2.
Anagrammo il tuo nome,
ne faccio combinazione, preghiera,
lo rendo palindromo, lo rovescio,
lo ascolto, lo viviseziono
lo mordo a denti stretti, per fonema
fonema, lo annuso di terra.

Lo scrivo tra le pieghe della casa
a seminare fili nuova Arianna
ne diventa colata di memoria
di lettere marcate e stemmi e marchi
e scherzi della mente e poi amnesie
un mescolarsi di richieste e rese
e poi un ritrovarsi sempre ignoto
quando di scatto mi riscopro io
e altri te a sorprendermi di nuovo


3.

Corrodimi, fammi ruggine, spiegami,
fammi diventare tuo pezzo, mezzo
colorami le notti di vapore
e dei risvegli fammi la regina
raccogli il resto degli altri passati
e giocaci a fermarne la purezza
di un’ora che non scappi come un’ora
ma si dilati in altre dimensioni
col gran finale che non ci spaventi
che duri solo un’ora un giorno niente


4.

Solo col freddo dello stare sola
delle parole che mi fanno altra
solo col tempo del commisurare
quello che è stato che non sarà più
solo col resto che non è successo
che nella testa ancora avviene e dura
sono chi sono e so chi non sarò
non quella che ti chiederà passati
né stanze con le tende drappeggiate
solo un esserci di sorrisi e trame
intrecciate con fili di domani
l’ascolto ad occhi stretti quando piove
e spalancati avanti a lune nuove
ore e misture di silenzi e voci
e magma che si sente nella pancia


5.

Fammi tuo seno di vino, tuo calice
goccia che non riposa, violacciocca
tienimi stretto lo stelo e le parti,
e curve tra tue dita le mie pelli
fianchi come parabole, sottarchi
di cantine con botti barricate
bouquet che si mescolano tra loro
e vesti trasparenti tulle e seta
dissetami le labbra vino a vino
del tuo colore il mio che ne diventi
della tua impronta ancora le carezze
della tua goccia ancora la mia faccia


6.

Poi d’improvviso luce da stupire
primavera che non ci si sperava
sospesi ancora tra l’aprileggiare
di maggio. E la luce ci scopre altri
sbianca pareti persino ai pensieri
svela dettagli di vite mutate
che non si sa neppure come fare
tra giochi di traverse della mente
e vie che forse si percorreranno
e spiate a proiettare le altre vite
che era meglio andarsene di certo
piuttosto che scollarsi e farsi a pezzi
piuttosto che restare e digiunare.


Lara Lucaccioni (1974) vive a Macerata. Laureata in Lettere, ha conseguito nel 2004 il dottorato di ricerca in Storia e Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università di Macerata. È uno dei membri fondatori dell’Associazione culturale Licenze poetiche e uno degli storici componenti della “Tribù dalle pupille ardenti”, laboratorio di poesia maceratese; ama, inoltre, partecipare ai Poetry slam, dove spesso si posiziona ai primi posti.
Una selezione di dieci poesie è pubblicata nell’antologia L’opera continua. Antologia di poeti maceratesi contemporanei, Giulio Perrone Editore 2005 e altre poesie sono uscite su varie riviste. Di recente ha ideato e performato con successo uno spettacolo di sue poesie con accompagnamento musicale, intitolato: “C’è chi dice è una strega”.
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