Due + due (di Massimo Ferrando)


JE EST UN AUTRE
MON JE EST DIEU
LES JEUX SONT FAITS


BREVISSIMA NOTA INTRODUTTIVA AL LETTORE INTERESSATO

Questa – è un’esperienza surreale.
Laddove, nell’esperienza mistica, l’io si eclissa in un Noi Eterno, qui – Io – è Sovrano. Tradotto il suo “eccesso” in parole “accessibili”, ecco – il dispiegarsi dell’esperienza, la stessa che il mistico sperimenta per negazione. Due strade, medesima sorte.


NOTA AGGIUNTIVA INTRODUTTIVA PER COLORO CHE INTENDONO PENETRARE IL TESTO ALLUSIVAMENTE

Bandito ogni dubbio, si affidi, il lettore, a ciò che di più Vero e Trasparente è nella sua natura. Due più due non fa quattro, e lucidamente il cuore conferma: intuitivamente, il non visibile, è nominato.




IO sono l’animale dalla lingua sciolta
sono l’anatra dal becco adunco
sono il lombrico dalla testa istrionica.

Mia compagna è l’onda che sale,
mio padre il corvo,
mia madre la iena.
I miei fratelli sono:
l’avarizia, la pigrizia
e l’amore non corrisposto.
Il mio cuore è il colosseo
al centro le belve trovano pace.

***

Ascoltate.
La musa prolifica è quella morente,
la poesia più accogliente quella temeraria.
Il materiale è nei capelli, nelle ossa, sulla pelle.
Nel mio deposito sotterraneo,
nella mia banca marmorea,
il matrimonio a cui aspiro
è quello del verso che taglia come lama.

***

L’uovo eterno che per primo pose la vita
si schiuse lentamente fra braccia di cicogna.
Da quel giorno – un po’ delizia e un po’ pace –
come un animale richiamo il mio cibo,
come il vento cerco la polvere.
Come un uccello caduto tra i rovi,
nella musa folle della mia intemperanza
con le braccia trovo al mio ventre avvinghiato Dio.

***

Un consiglio, quello del coniglio inseguito dal boia.

Rinnega la fede!
La fede ha gambe malate, braccia ridicole.
Il trionfo è in noi stessi, il trionfo è nell’ombra.
Releghiamo la luce a posto opportuno.
È l’Io – la lama
che taglia gli angoli del paesaggio!
Detesta il tuo sogno,
benedici il fallimento.
Coloro che ballano
portano in grembo la solitudine.
Abbi Fede.

***

Un altro consiglio, quello del topo nella bocca del boa.

Se incontri leggendo un tuo fratello di sangue,
se ascoltando i suoi versi dichiari finita la tua vita,
se comprendi il suo genio e lo consideri l’ultimo,

allora bevi,
versa nel ventre litri e litri di vino:
la musa
unica e degna di essere ascoltata
è il sangue diluito
nell’ubriachezza.

***

Questo invece è il consiglio della volpe.

Quando, con la zampa nella tagliola,
maledici il contadino
che vigliacco si nasconde in casa,
prova a formulare un tema,
manifesto della tua liberazione.
Conservalo alla mente, meditalo,
poi piano fa che scenda fino alla bocca dello stomaco.
E quando canta in testa e nel ventre batte armonioso,
fanne un canto, fanne poesia.
Io stesso sperimento questo arcano.
L’uccello che dal ramo comincia a cantare
lascia sempre cadere il suo cibo.

Volpe ferita, volpe ferita!|
Ora lo so
che il tuo dolore è pari alla morte,
ma il nutrimento
arriverà come manna dal cielo.
La Parola che giunge errabonda
resuscita i morti.

***

Questo
è il pensiero dell’orso!

(Buono e Salvato sarà chi non ruba,
Buono e Salvato chi non si adira col prossimo,
Buono e Salvato chi non commette omicidio.
)

Ma ancora questi
ciechi credono alla regola che salva?
Fratelli!
Siate autonomi nelle vostre inclinazioni.
Ciò che è vero
non è aderenza alla norma imposta,
ma naturale propensione
a seguire il bene.

***

Infila la notte l’allodola al tramonto,
e il pipistrello cattura il moscerino.
Ruscello d’ombra,
sei tu il giusto compendio di tutto ciò che è chiaro.
Perché affidare ai devoti la giustizia,
ai saggi la bontà perfetta!
Io onoro con il mio sdegno per tutto ciò che è buono
la stessa volontà immutabile.
Perché abbiamo i nostri diritti, lo sapete?
Di essere vegetali, e animali,
di essere pietre invisibili e luminose,
di essere gli insetti e le ali degli insetti.
Un solo dovere: onorarci.
Io ti onoro
corpo volubile e affettuoso,
con tutti i tuoi escrementi, la lingua, il naso.
Sepolte nel tuo nome le virtù,
coi vizi tra le gambe onoro il mio compito: procrearmi.
Ho già in mente il mio erede,
creatura nuova e imperiale!
Io stesso risponderò a questo precetto:
purché sia erba,
purché sia foglia,
purché sia albero, radice,
purché sia
acqua,
purché sia vita,
purché sia
infinita.

***

Tutto ritorna
diceva una piccola creatura
tremolante al primo battito
nel fianco.
Tutto ritorna.


Liberi tutti! Liberi tutti!
È questo
il canto dell’eroe che salva il suo popolo?
Nessuno deve cadere.
Geniale è il condottiero
che conduce il suo esercito in battaglia
curandosi perfino del ronzino
che in coda arranca sotto il peso
degli scudi.


Tutto ritorna.
Liberi tutti! Liberi tutti!
urlano i bimbi giocando a nascondino.
Liberi tutti!
era il gioco prediletto
di un bimbo fra i suoi simili dagli occhi
chiari aperti nascosto fra i salici!


***

E ora la sentenza.

Non aspettatevi da me delicatezza,
combatterò – e sarò spietato.

In pace coi mie occhi,
in pace con la mia bocca,
in pace con le mie mani,
in pace coi miei reni,
in pace con le mie ossa,
in pace con tutti i miei sensi accolgo

l’ultimo fiore: il bianco papavero!



"La musa prolifica è quella morente, / la poesia più accogliente quella temeraria."
Un distico che è tutto un programma. Ferrando mi ricorda Gianmaria Giannetti per la visionarietà al limite dell'autismo, a tratti forse un po' gnomica ma capace di sfolgorare (del resto il Nostro è anche un fotografo e sa giocare con l'ombra e la luce): "Infila la notte l’allodola al tramonto"; "L’Io - è la lama / che taglia gli angoli del paesaggio!"; "come il vento cerco la polvere"… (AR)


Massimo Ferrando è nato a Savona il 07 giugno 1972. Cresciuto a Sassello, piccolo paese sull'Appennino Ligure, vive del suo artigianato creativo. È fotografo, poeta, scultore e organizzatore di eventi culturali. Ha pubblicato parte di una sua plaquette (Liriche del dolore e del ritorno) sul numero 2/2001 della rivista letteraria «La clessidra», ed. Joker; nel 2008 ha pubblicato la raccolta poetica Per altra porta (Galata Edizioni, Genova). Suoi scritti compaiono in alcune antologie (fra cui Luce e notte, esperienza dell’immagine e della sua assenza, ed. LietoColle, 2008).
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