Un anno di poesia (Massimo Morasso)



UN ANNO DI POESIA - I MIGLIORI LIBRI DEL 2006

Antonio Alleva, La tana e il microfono, Joker, Novi Ligure
Tolmino Baldassari, Canutir, Raffaelli, Rimini
Tiziano Broggiato, Anticipo della notte, Marietti, Genova-Milano
Davide Brullo, Annali. Lustro, Mimesis, Milano
Pier Luigi Cappello, Assetto di volo, Crocetti, Milano
Alberto Cappi, Le copie della luna, tre lune, Mantova
Giuseppe Conte, Ferite e rifioriture, Mondadori, Milano
Claudio Damiani, Attorno al fuoco, Avagliano, Roma
Pasquale Di Palmo, Marine e altri sortilegi, Il ponte del sale, Rovigo
Mauro Ferrari, Il bene della vista, Joker, Novi Ligure
Lucetta Frisa, Se fossimo immortali, Joker, Novi Ligure
Mariangela Gualtieri, Senza polvere senza peso, Einaudi, Torino
Annalisa Manstretta, La dolce manodopera, Moretti & Vitali, Bergamo
Stefano Massari, Il libro dei vivi, Book, Castel Maggiore
Carlo Molinaro, La parola rinvenuta, Genesi, Torino
Riccardo Olivieri, Il risultato d’azienda, Passigli, Firenze
Cosimo Ortesta, La passione della biografia, Donzelli, Roma
Maria Luisa Spaziani, La luna è già alta, Mondadori, Milano
Mariarita Stefanini, Nell'ora bianca, Marietti, Genova-Milano
Franco Tralli, Le parole ardenti, Interlinea, Novara



QUALCHE CONSIDERAZIONE SU UN ANNO DI POESIA

Mondadori, Marietti e Joker hanno pubblicato il maggior numero di libri di poesia degni di nota in un'annata editoriale che non si può non definire “minore” rispetto a quella, eccezionalmente felice, del 2005: quando oltre a due libri importantissimi (Tema dell'addio di Milo De Angelis e Aria de la memoria di Franco Loi) è stato dato alle stampe un insolito numero di raccolte a diverso titolo memorabili (mi riferisco, in primis, a Fuori i secondi di Corrado Bagnoli, e poi, naturalmente, almeno a Bosco del tempo di Giancarlo Pontiggia, a Contemplazioni meccaniche e pneumatiche di Pier Luigi Bacchini e, last but not least, a Respiro, splendido, struggente libro di congedo di Ermanno Krumm). Non che la differenza, in termini di quantità e qualità, fra i tre editori di cui sopra - un “grande” editore e un editore “medio-piccolo” di orizzonte metropolitano più un “piccolo” editore di provincia - e i molti impegnati con acume e onestà nella promozione della poesia in Italia sia in alcun modo significativa. Il dato parla da sé: due o tre ottimi libri pubblicati da Mondadori Marietti Joker contro un solo buon libro o due di non pochi altri - fra i quali altri mi piace ricordare per lo meno il riminese Raffaelli, e Il ponte del sale di Rovigo, entrambi “certezze” ormai acquisite a livello di bontà di catalogo, oltre ad Avagliano e Mimemis, i due più attenti neofiti, cioè, nel novero degli editori che contano nella società dei poeti. Piuttosto, con oltre un lustro di ventunesimo secolo alle spalle occorre rilevare una volta di più come l'editoria cosiddetta maggiore non si distingua ormai da certa cosiddetta editoria minore (dal punto di vista della qualità, beninteso, e non dei “rientri” promozionali e di visibilità, il che, ça va sans dire, è davvero tutta un'altra faccenda) se non per un vezzo di senilità autoriale (talvolta) e di miopia prospettica (sempre o quasi sempre). Sia detto en passant ma sia detto, con il triste imbarazzo che dovrebbe avere uno storico “super partes” della cultura poetica post-novecentesca, se mai esistesse: completamente fuori rotta, ormai, appare la bianca Einaudi, che da qualche anno alterna sempre di più cose buone (per virtù di consolidato portafoglio-autori) e anche eccellenti a libri, purtroppo, di nessuna o scarsissima forza (per difetto di gusto redazionale, parrebbe guardando da fuori). Con un percorso accidentato fra bufale e perle o perline che ricorda, purtroppo, il passo sghembo di tanta parte dell'editoria di sottobosco, insomma.
Quali sono stati, nel 2006, i libri migliori di poesia italiana in Italia? Stando alle mie letture, io direi senza dubbio Canutir di Tolmino Baldassari e, poi, probabilmente ma almeno un gradino più sotto, Anticipo della notte di Tiziano Broggiato. Va detto però che la proliferazione di micro-case editrici e di iniziative editoriali le più varie, spesso poco più che invisibili, non consente né a me né a nessun altro in buona fede una mappatura puntuale ed esaustiva, e lascia aperta la possibilità (e la gioia) della sorpresa. Un esempio? Penso, per esempio, a quando mi sono imbattuto, nel 2004, ne L'occhio dell'ala di Maria Marchesi, uscito l'anno prima con le edizioni Lepisma di Roma, una raccolta stupefacente per maturità espressiva e vigore immaginifico in grado di sovvertire d'un colpo le consolidantesi gerarchie del poetico al femminile (la Marchesi in quel libro luminoso è spesso superiore all'ipervalutata Merini, tanto per essere chiari, e a tutte le poetesse viventi in catalogo Einaudi). E penso, dunque, per analogia, dopo aver letto e compulsato tutto quanto sia stato messo in vetrina e/o scaffale nel 2006 dai soliti noti dell'editoria “maggiore” e molto di quanto è stato pubblicato dall'editoria “minore”, alle innumerevoli sviste dietro l'angolo, e all'oscurità potenzialmente invasiva della (mia personale) nube della non-conoscenza editoriale. Non si sa mai, fuor di facezie, che anche lo scorso anno, nonostante la mia iperaffacendata bulimia di lettore, abbia brillato chissà dove, misconosciuto, il genio di qualche valido o addirittura irrinunciabile Poeta Ignoto... Tornando a Canutir, direi soltanto che questo piccolo libretto nero pieno di versi incomprensibili conferma il magistero lirico in costante ascesa di Baldassari - un gigante della poesia che è opportuno, a questo punto, al di là delle eventuali allergie per l'opzione dialettale, inserire nel novero dei pochi che “fanno la differenza”, e che costruiscono un'eredità condivisibile.
Le raccolte che più mi hanno stupito sono quelle di Alleva (di cui non conoscevo nulla, prima di questo vibratile, eccentrico, promettentissimo La tana e il microfono), e Molinaro, giunto con l'autoantologia La parola rinvenuta al libro della piena, duttile maturità. Quelle che mi hanno fatto più piacere, sono invece le due dei miei conterranei Conte e Frisa. Perché per entrambi gli scrittori e amici si tratta di prove fanciullescamente, fruttuosamente felici - si tratta di libri, voglio dire, che segnano uno scarto deciso rispetto agli ultimi (pur ottimi) lavori, e che consentono di prefigurare ulteriori sviluppi e articolazioni fino a ieri perfino impensate del loro discorso. Le prove più recenti di Damiani, Di Palmo e Ferrari, anch'esse nel segno di una crescita espressiva che significa, al contempo, rafforzamento d'identità autoriale, basterebbero da sole a rappresentare e confermare l'alto livello e la centralità epocale di quella generazione “sommersa” (i nati negli anni '50 e nei primi '60) che poi tanto sommersa non è (più) - se è vero che il re (dell'industria mediatico-culturale, con tutti i suoi feticci e meccanismi) non è soltanto nudo, ma, nudo da tempo per chi ha gli occhi per intendere, pur continuando a sproloquiare va d'anno in anno sempre più pateticamente imbolsendo...
Il nuovo, nel 2006 come sempre, ha avuto un volto triplice. Quello degli esordienti, è ovvio, quello che è nato, umbratile, negli interstizi stilistici (mi si passi l'espressione) legati a svolte interne a percorsi e tratti autoriali già ben definiti (p.es. quello che traluce, in modo a mio parere commovente, quando si leggano in trasparenza certe movenze sofferte e vitalissime di La luna è già alta dell'inossidabile Spaziani), e quello - decisivo in merito alla rognosa faccenda à la page della (ri)definizione del Canone - delle (ri)scoperte. In quest'ambito fondamentale, particolarmente meritorie appaiono le operazioni di Crocetti intorno a Manganelli (Poesie), di Garzanti intorno all'ancor vispo e, può darsi, ancora carico di futuro Pagliarani (Tutte le poesie), di Donzelli intorno a Ortesta (La passione della biografia) e di Santi Quaranta intorno a Barsacchi (Desiderio eterno), un notevole poeta “religioso”, quest'ultimo, che vale la pena di conoscere e meditare. Fra gli esordienti in volume, occorre segnalare con un inchino convinto i libri di Brullo, Manstretta e Stefanini (cui mi piacerebbe poter affiancare anche l'intenso, interessante, ma forse un po' troppo disuguale, Uscendo di Paolo Campoccia, edito dall'Obliquo). Con il loro primo libro, Brullo, Manstretta e Stefanini, giovani non soltanto per istanza morale, hanno concepito tre raccolte davvero pregevoli, che colpiscono nell'insieme per coesione, calibratura stilistica e forza d'immaginazione. C'è molta passione, fiducia nel linguaggio e ambizione metafisica sorrette da orecchio e competenza tecnica, fra i venti-trentenni, al di là dei diversi, e a volte irriducibili, orientamenti di poetica, e questo è un bene. Nel suo Annali. Lustro, Brullo, che è il più giovane e (mi sa tanto) il più bravo fra questi giovani tutti bravissimi, affila la sua lingua iperletterata al fuoco di un'energetica del verbo veemente e febbrile, dagli echi e dai toni biblici, e nell'ombra inattuale di Saint John-Perse (!) sembra aver fatto coraggiosamente tabula rasa del novecentismo e delle sue mille e mille astuzie e frigidità nullificanti. Con tanta abilità e tanta spocchia o sprezzatura da generare una salutare, irritata (e, a tratti, di riflesso, un po' annoiata) inquietudine.


Una "lista della spesa" (così la definisce Morasso stesso) che forse alcuni non gradiranno, ma ricca di suggestioni motivate e stimolanti (una sola cosa: per me Uscendo di Campoccia è un gran libro, ovviamente la poesia più di altri generi tocca corde personali). Massimo Morasso (Genova, 1964) ha tradotto e curato testi di W.B. Yeats (1994), Y. Goll (1996 e 1998), N.S. Momaday (1998) ed E. Meister (2000). Per L’Obliquo di Brescia ha pubblicato la trilogia La leggenda della primavera (Nel ritmo del ritorno, 1997; Distacco, 2000; Le storie dell’aria, 2000), prima delle quattro parti che compongono Carte d’identità, ciclo poetico a cui sta lavorando da un decennio. Nel 1999 ha curato la riedizione del «Supplemento letterario del Mare», la rivista italiana di Ezra Pound. È redattore di «clanDestino», «La Clessidra» e «Il Cormorano». È presente in varie antologie, fra le quali Poesie di Dio, Einaudi, 1999; Il pensiero dominante. Poesia italiana 1970-2000, Garzanti, 2001 e Così pregano i poeti, San Paolo, 2001. La sua ultima raccolta, Le poesie di Vivien Leigh. Canzoniere apocrifo, è un'intensa riflessione sull’amore e il dolore.
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