Sta nel fare l’energia per fare (Alessandro Sichera)


(inedita:)

Sta nel fare l’energia per fare,
nella costanza l’ambizione dei sogni…
… mani astemie che producono fatica,

tese ad una propria soddisfazione.
Sta nella volontà la forza di volontà



(da Le smagliature del sonno:)


Se ne sta in piedi sugli occhi, affannato
coccolando il proprio paradigmatico male
di vivere: schivando la noia, invecchiando.

Acquisisce abitudine di mancanze, misura
gli ascolti, eccede in assenze… non per età
ma per abuso di vizi, senza rispetto per la rotondità
dell’alba. In attesa: per difesa forse o per offesa.

… Che la parola non è garanzia d’immunità
ma l’inconscio in prepotente emersione…

***

… Puntuali le quattro di notte: discrete
ma affollate di istanze perenni. Non gridano
la propria necessità, avvolgono: oppresse
di concetti, intrappolate in eccessiva verbosità,
soffocanti. Albeggia l’afa, costringe
a variazioni di ritmi, a declinare gli inviti…

Chi vive nel lento digradare del giorno, quando
la rena si copre di sguardi, chi esiste senza
ingombro di sé, ignaro di una propria consistenza
e chi ostinatamente assume ad esperienza
i fasti di errori e sbandamenti…

***

Sul lato del torto

Il sapore del pianto cucito sul volto di notte
traccia un solco di dolcezza
alla compiacenza del cuore, in caduta di stile
sul lato del torto
nell’accezione più intima del ricordo: a smaltire sconfitte
in gocce rimbombanti il desiderio. Soppeso

delicati stenti, reduci azzoppati di pulsioni
mille volte esplose in sordina su donne
spiumate con gli occhi.

Il sapore del pianto evaporato in bocca di giorno
svilisce di pause il vuoto
sulla pelle scavata di vita e mutila
in forma di lama i segreti del fegato.

***

Il rumore del vuoto

Scrivere a dirotto nel rumore del vuoto
tra la quiete del mare e scrosci d’inchiostro
per svelare gli occhi curiosi

i ricami segreti del sole, a strapiombo
sulle pendici del collo e pensare a squarciagola

ai disastri sospesi nel cuore: luogo
di lacrime, deposito d’amore.

E mi riconosco apolide nella dimensione d’uomo…

***

Oggi la vita mi pare

Oggi non voglio vedere nessuno
che la vita mi pare una menzogna del sole
e non ho una vita sposata, rimbomba
un frastuono di voci su un gelido fiume alieno
al quale pago la tassa sui sogni.

Oggi la vita mi pare
un guazzabuglio di errori repressi, pestilenziale
affanno che brucia come il capestro del condannato;
rallentato tramestio di sguardi
su un materasso sporco di promesse
disattese.

Azzeratemi la memoria
amici,
che oggi la vita mi pare
un autentico lerciume di piedi.

***

Questa contusa assenza di suoni e parole
è forse ancora più insostenibile della tua malattia:
crea un imbuto nelle viscere, un mutismo

che più non appartiene… E la obbligata complicità
dei commensali, una lama a ferire la devozione innamorata…

… L’ostinato riempirsi di cibo e poi svuotarsi
sedimenta un’acredine di vuoto, un’intercapedine di urla
a cui è difficile sottrarsi, mentre un livido sussulto
del cuore cede il passo alla vergogna
nella quotidiana amarezza di sé.

***

La paura dell’addio

… Trasferisci il tuo dolore su altre necessità,
aspro disagio di te e pretendi attenzione estrema
costante esame degli altri…ti cauteli

nel nasconderti. Forse è la paura dell’addio:
legittimo timore di quanti sdegnano se stessi…
Ora che dormi ti accarezzano lacrime, celato

contrasto di spine smarrite, fradiciamente innamorate:
perché non ti accorgi quando piango?
Perché temi di ricevere nell’intimo?

Ti sottrai al mondo disarmata
a un’infezione di grida, che fa risacca
di soprusi nel tacere di ferite profonde.

(Ed io dietro, la mia ombra pesante
a farti da scudo
restituisco alla vita paure residue
col sapore del mosto autunnale)

***

Milano

Nel suo rigoroso torpore grigiastro
Immerso, ritorno a camminare Milano
Perdutamente, d’un fiato ritrovato.

Un ritorno inchiodato al domani
senza ammissioni di abitudini
o intrusioni, ma rinnovato rossore da fatica.

Svicolo il traffico di auto e parole veloci
calloso passare per ciottoli e merde
tra profumi al naso inediti dell’autunno in declino

e sfuoca, lentamente, la sonnolenza opaca
e quest’anonima anomalia, severa nei viali
e misurata nei bar, del pallore da benessere:

accurata mescolanza di sfrenata vita notturna
e devota abnegazione al lavoro,
mai casuale l’accostamento, direi quasi maniacale,

(e) allo sfrenato – ma al riparo discreto –
consumo di vizi, al turbinio di discorsi
leggeri, preferisco per attitudine

accontentarmi del cielo terso
di mezzogiorno, denso di luce, colmo
di quiete, dopo il vento di maestrale.

***


Le smagliature del sonno


L’infinito variare del tempo
ne smussa a se medesimo l’entropica assurdità
come quando, crescendo, si smette
di comunicare: per viltà o timore d’essere noi stessi
o come quando, per una strana distrofia del pensiero
l’ipocrita non riconosce davanti alla vittima
le proprie remote debolezze, paure o difficoltà.

E se la solitudine è il più nobile pensiero dell’uomo
se un’atavica nostalgia di ciò che fu
è la cura
alla comunicazione corrotta dell’uomo, sono anch’io
uomo marcio nei sentimenti, profondamente,
per cercare una libertà, forse posticcia, che è ricordo
passivo di un’assenza
deliberatamente ricercata e coccolata.

***

Dietro la porta

L’isolamento necessario dell’esilio
dal sangue materno e patrio
impedisce al cuore quella distensione
sospirata di emozioni e trasmette
inadeguatezza ai colori del giorno:
prezioso silenzio della disperazione, qualcuno
si ubriaca per poterla fuggire. Ascoltate
il lamento di un uomo che non vuole
rinunciare a sognare ma scrive e balla
per sopravvivere ai sogni: quell’uomo porta i segni
evidenti di un’introspezione rumorosa
che si alimenta dietro la porta.
Nella discrezione notturna dell’anonimato, in armonia
con se stesso, un altro piange gli stenti dei figli
lontani a una bottiglia svuotata
di chimere: in un tragico delirio di ideali
invoca a Pacha Mama,
veridicità di essenza.



"Se ne sta in piedi sugli occhi, affannato / coccolando il proprio paradigmatico male / di vivere: schivando la noia, invecchiando": una poesia con lati grotteschi e ironici, moderna e intritagante. Sa disporci con maestria il verso sorprendente (in senso positivo e negativo) e paradossale del vivere (e questo mi ricorda Massimo Pensante)
Alessandro Sichera è nato a Milano nel 1975, nel giorno dei natali di Roma. Ha pubblicato intime frane (2004) e Le smagliature del sonno (2006). Lavora in modo frammentario nell’editoria, collabora con il quotidiano on line la voce d’Italia, ballerino e insegnante di tango argentino, cerca di sbagliare da solo.
Da un anno abbondante innamorato della sua compagna, che ha riportato il profumo di primavera nella sua vita.
0