da Avrebbe amato chiunque (Davide Rondoni)


(Guanda, 2005)

I

Conoscere il respiro, esattamente
è l'occupazione degli amanti
toccare
l'acqua misteriosa
del volto silenzioso

dire mio
amore come dire niente

la impaziente luce delle dita
quel che trema e non smette
di tremare.


II


Conoscere
il respiro del giorno, quel che dirada
nella sera
è ansia dolce
se l'oro buio, il nada
l'ombra infiammata
dei volti che si toccano -

e brucia via l'ipnosi
dei cerchi d'orologio.

Non alzate le braccia
contro l'arrivo delle sere, la luce pura
esclamativa delle stelle.

Amare è l'occupazione
di chi non ha paura.

***

Quando la casa di notte
se inizia la pioggia
si anima

finestre che toccano,
porte che un'aria improvvisa
le muove e non si richiudono
piccoli
passi di corsa
sul legno - -

il viso
della città è stanco, riceve
quell'acqua.
Luminose diventano le oscurità.

Mi ritrovo sveglio come un neonato,
il cuore un evento.

***

La vita nei condomìni
a metà mattina quando

sono usciti
i bambini e c'è
poco rumore, qualche battito
di panni alle finestre,

una signora sbuca con la testa
al suono alto dei postini

e uno aggiusta
la bici giù in cortile,
un primo sentore di minestra

la vita nella tromba delle scale
che in questa luce sembra più grande

nei suoi gironi discesa lentamente
da donne anziane, sole,
angeli delle ore medie,

la vita, vedi, anche a metà mattina
se guarda nei suoi oceani
com'è smarrita

***

Ci vuole pazienza nell'amore
e anche impazienza,

luce ma lasciare
spazio anche per l'ombra.

Lo sa il vecchio pino, alto, nel cortile
che ha veduto dalle finestre
e fermato il volo
di parole che per tristezza volevano buttarsi
e poi ha veduto

vetri spalancarsi al sole
spinger via paura, stanchezza
e il morire delle case.

Lo sa che ha trattenute appese
le voci cambiate dei ragazzini
e le occhiate delle donne
sole a fumare alle finestre.

Ci vuole pazienza nell'amore
e anche furia,
la furia bella dei bambini
che ridono e capriòlano
quando ritorna qualcuno,
e fan le corse in corridoio, si fan notare

e quella del pino antico che nel gelo
e nel cupo silenzio della città
stringe le radici, nascoste
come un ferito le sue cicatrici.


***

Trovare in casa all'alba abbandonati
i vostri giochi, uno Zorro
trasformato in motociclista
o su un cavallo sproporzionato,
un telefono colorato senza pile
un laccio delle scarpe
o una maglietta che sollevo adagio

è ricevere dal mare della notte
i segni di una terra,
di una riva che non vista
si sporge al mio naufragio.


"e brucia via l'ipnosi / dei cerchi d'orologio": questi versi si offrono come ondate dai ritmi inattesi, anche se i settenari sono abbastanza presenti. Ma il contrappunto ha effetti madrigalistici, cioè segnala passaggi particolarmente carichi di senso, e così fanno le dislocazioni sintattiche e gli enjambements: "dire mio / amore come dire niente". Il lessico è volutamente quotidiano ma accoglie ma riferisce in maniera poetica anche i minimi eventi facendone un'istantanea di valore assoluto.
Davide Rondoni è nato nel 1964 a Forlì. Ha pubblicato diversi libri di poesia tra cui Il bar del tempo, Guanda 1999, e Avrebbe amato chiunque, Guanda 2003, con i quali ha ottenuto i più importanti premi di poesia in Italia. Sue poesie sono presenti nelle migliori antologie italiane di poesia contemporanea. È tradotto in volume o riviste in Francia, Spagna, in Russia, negli Stati Uniti. Dirige le collane di poesia de Il saggiatore e Marietti. È autore di teatro e di programmi televisivi di letteratura. Ha fondato e diretto la rivista «clanDestino». Dirige il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna.
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