La caduta del mulo (di Alessandro De Santis)



Vaghiamo simili a fantasmi coi nostri avambracci

dal codice a barre

Tutti sommersi e tutti salvati

L’Eterno in un trolley come tanti

Gli occhi fissi nella terra, sul percorso

Sbucciamo le pelli della mano

nel nostro circo dell’ipocondria

I pali dei filari come croci

solo presente

immemore & motorizzato

Nella grotta il pianto mescolava col sudore

Era il rombo

assassino della luce

L’odio come posa

nei begli occhi di un padre

(e ) tra le botti sgorgato il sangue all’assaggio

Prima che ancora le nostre bombe ci strappino le carni di dosso,

prima che ancora il calore si porti via i nostri poveri denti,

prima che ancora qualcuno abbia il tempo di ingiuriare la nostra memoria,

prima che ancora qualcuno racconti una verità dalle labbra straniere,

dopo che mai la paura ci avrà riempito i polmoni,

dopo che mai l’oblio si sarà incubato nelle nostre ghiandole,

dopo che mai le nostre unghie avranno smesso di scavare,

dopo che mai la Messa avrà consumato le sue lacrime,

Signore prendici e tienici vicino a te…


La caduta del mulo è un testo «che ho scritto di recente per la giornata della memoria, nel mio paese Lanuvio (Rm) legata al sanguinoso bombardamento da parte tedesca. Èun testo particolare, una sorta di preghiera che mescola alcuni miei testi passati nella parte al tempo presente, aggiunge dei versi legati alla memoria del passato bombardamento alle grotte ed un finale giaculatorio»: così mi scrive Alessandro De Santis la cui poesia, specie in questo caso, penso sia molto vicina alla sensibilità storica di Luca Ariano e Alessandro Rivali: anche se ciascuno di loro la declina in modo del tutto personale, il valore etico e sociale della parola – espressione di una tradizione che non nasce solo dallo ieri ma anche dall'altro ieri – viene infatti sobriamente ribadito da tutti loro.
Alessandro De Santis è nato a Roma nel 1976. Si è laureato in Storia contemporanea con una tesi sull’emigrazione marchigiana verso la Capitale nel secondo dopoguerra. Vive a Lanuvio. Suoi testi sono apparsi su diverse riviste e le sue Pupille sono presenti nell’antologia poetica Voci Condivise (Fara Editore, 2006). Ha recentemente pubblicato la sua prima raccolta autonoma per Joker edizioni, Il cielo interrato.
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